Il tennista tedesco ha parlato in conferenza analizzando la sfida con Jodar

Foto di Felice Calabrò
PARIGI – Quinta semifinale al Roland Garros negli ultimi sei anni per Zverev, che si è sbarazzato senza troppi patemi, malgrado una partenza al rallentatore, dell’arrembante Jodar. «All’inizio lui stava giocando molto meglio di me – ha detto Sascha – ha trovato il ritmo più in fretta. Quando l’ho trovato anch’io, mi sono sentito subito bene e penso di aver giocato una buona partita». Grande favorito o no della sua parte di tabellone, adesso lo aspetta un altro ragazzo, Mensik (classe 2005) o Fonseca (2006):
«Abbiamo giovani giocatori davvero fantastici in questo momento nel tour, c’è molto potenziale, ma devo fidarmi di me stesso, del mio gioco e concentrarmi solo sul mio lavoro. Jakub o Joao, per me non cambia nulla». Gli chiedono: cambieresti mai la tua medaglia d’oro (vinta a Tokyo 2021) con un titolo Slam? La risposta è netta. «Assolutamente no. Per me la medaglia d’oro è la cosa più difficile da vincere perché hai una chance ogni quattro anni, per questo è un’impresa per pochi. E poi giochi per il tuo Paese, cosa davvero speciale. Diciamo che non scambierei la mia medaglia d’oro con niente, però mi piacerebbe aggiungere qualche altro titolo importante alla mia lista…», e chi vuol capire capisca.
Chiusura sui tre italiani che stanno monopolizzando la parte alta del tabellone: «Quello che conosco meglio è Berrettini, che è stato finalista Slam, ma per me Matteo ha sempre avuto questo livello: non sono stupito che l’abbia ritrovato. Probabilmente la sorpresa più grande è Arnaldi, soprattutto per la classifica, ma lui è comunque un ottimo giocatore. Cobolli? Di lui conosciamo il potenziale, lo sta semplicemente dimostrando».

