Dopo i primi giorni di torneo caratterizzati da un caldo inusuale, nella ‘Middle Sunday’ è arrivata puntuale la pioggia, che non può mai mancare durante Wimbledon

LONDRA – Finalmente la pioggia. Non c’è Wimbledon senza pioggia. E allora, dopo una settimana di improbabile calura quasi mediterranea, proprio nella Middle Sunday, la domenica di mezzo che fino a pochi anni fa l’All England Club dedicava al riposo, è arrivata l’acqua a scrosci, anche violenti, costringendo a ripetute interruzioni del gioco. Certo, non è più la pioggia di una volta, quella pioggerellina londinese capace di durare giorni e giorni, piuttosto una specie di monsone fuori posto. E per di più, come tutti gli altri Slam, Wimbledon si è ora dotata di un tetto retrattile, prima sul campo centrale dal 2009, poi, dieci anni dopo, sul campo numero 1, il che consente almeno agli incontri più importanti di continuare con qualsiasi tempo. Sembrano assurde ora tutte le discussioni di allora se la costruzione del tetto avrebbe rappresentato la profanazione del tempio del tennis e trasformato i Championships in un torneo indoor. Alla fine, prevalsero soprattutto le ragioni delle televisioni (e dei massicci introiti finanziari che producono per il Club), stanche di trasmettere anno dopo anno le stesse repliche di match del passato, affascinanti quanto si vuole, ma ovviamente non in grado di sostenere per ore, e talvolta per giorni, il palinsesto dei programmi e soprattutto di attrarre pubblicità. Curiosamente, da quando sono stati costruiti i tetti sui due campi principali, le precipitazioni piovose su Londra sono in netta diminuzione, forse per il cambiamento del clima, così che a volte la copertura viene chiusa anche solo per una minaccia di pioggia e poi non può essere riaperta nel corso di uno stesso incontro anche se fuori splende il sole.
La storia di Wimbledon con la pioggia è la storia dell’inclemenza del tempo londinese. Dalla sua nascita nel 1877, per 32 interi giorni non si è potuto nemmeno scendere in campo, senza contare le innumerevoli interruzioni nelle altre giornate. Ma nessuna di queste giornate cancellate totalmente si è verificata dal 2004 in poi. Negli anni 90, è piovuto tanto che in diversi tornei le partite dei primi turni si sono giocate a 2 set su 3 invece che 3 su 5. Nel 2001, la famosa finale vinta da Goran Ivanisevic su Pat Rafter si dovette giocare di lunedì, a causa della pioggia senza interruzione che aveva fatto inceppare il programma della semifinali dal venerdì procedente. E’ passato alla storia come “People’s Monday”, il lunedì del popolo, perché tutti i biglietti andarono in vendita all’ultimo momento, causa il rinvio, e il Centre Court si riempì di un’atmosfera diversa da quella creata dal solito, compassato pubblico “very English”. Insomma, senza la pioggia, e con i tetti, si è perso anche un po’ del fascino speciale di Wimbledon. La domenica di mezzo ha offerto quest’anno un breve tuffo nel passato. Ma nella seconda settimana dei Championships, si torna nel presente: le previsioni danno tempo bello e caldo fino a 30 gradi. Anche Wimbledon non è più quella di una volta.

