I due coach del numero 1 del mondo hanno espresso tutta la loro gioia per una giornata indimenticabile nella carriera di Jannik

Foto di Ray Giubilo

LONDRA – Si presentano in coppia, i due coach Simone Vagnozzi e Darren Cahill, in conferenza stampa dopo il trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon. “Dire che siamo felici è dire poco”, dicono all’unisono. “È la prima volta che piango dopo una partita”, ammette Vagnozzi. Nel secondo set, persino il numero uno del mondo, poco incline alle esternazioni, si è lasciato andare a un urlo di “Let’s go!”. “Contro Alcaraz – dice Cahill – aveva perso gli ultimi 5 incontri, ma in 4 aveva avuto le sue chance. Sapevamo l’importanza, una volta ottenuto un vantaggio, di non riaprirgli la porta per farlo rientrare in partita. Jannik ha mostrato di avere più energie quando ce n’era bisogno, di alzare il livello nei momenti importanti”. Oggi, secondo Vagnozzi, ha servito bene, anche sulla seconda, e nel corso del match ha cominciato a fare qualche variazione in più, con la smorzata e con le discese a rete.

Vengono da un torneo che si è concluso sollevando la coppa ma che ha avuto il suo momento cruciale probabilmente nell’ottavo di finale contro Grigor Dimitrov, quando Sinner era sotto di due set ed ha poi vinto in seguito al ritiro per infortunio del bulgaro, dopo che a sua volta il campione sudtirolese si era infortunato al gomito nel primo game dell’incontro. “Non c’è dubbio – dice Cahill – che si sia tratto di un colpo di fortuna, anche se nel box siamo sempre stati convinti che Jannik avrebbe potuto recuperare quel match. Abbiamo continuato a dirglielo: i Grand Slam si vincono su 7 partite al meglio dei 5 set. Nessuno va dall’inizio alla fine senza incontrare qualche problema. A quel punto però, si trattava di concentrarsi sul turno successivo e andare avanti. Del resto, Jannik ha dimostrato anche dopo il Roland Garros di saper mettere da parte una sconfitta e riprendere a lavorare per il futuro. Sapeva di aver giocato bene a Parigi e che era importante andare avanti. Per quel che mi riguarda, in 25 anni nel tennis, prima come giocatore e poi come coach, penso che quella sia stata una delle partite di più alto livello cui abbia mai assistito. Il primo game è durato 12 minuti e ha dato il tono a tutto l’incontro”. Dopo il primo set vinto qui a Wimbledon da Alcaraz, “ci siamo detti – rivela Vagnozzi – beh, a Parigi il primo l’ha vinto Jannik e poi sappiamo come è finita…Era importante a quel punto esser meno prevedibili, soprattutto con il servizio, andare non solo all’esterno o sulla T, ma anche al corpo”.

“Abbiamo parlato molto dopo Parigi – dice Vagnozzi – ma lo facciamo sempre sotto il profilo mentale: Jannik ha una dote naturale da questo punto di vista, è un tipo calmo, ma non per questo non si può smettere di lavorarci continuamente. Già quando siamo arrivati a Londra, abbiamo goduto della miglior settimana di allenamenti di sempre”.

La rivalità con Alcaraz è riconosciuta anche dai due coach di Sinner, che in fondo ritengono sia un bene, anche se, secondo l’australiano, non si può ancora comparare con quelle dei Big 3, che hanno occupato la scena per vent’anni, ma “Alcaraz e Sinner hanno il potenziale per dominare per 10-15 anni, ma arriveranno altri, qualche giovane si vede già”. “E’ chiaro – dice Cahill – che non ti puoi concentrare su un giocatore solo, ma Alcaraz è sempre un punto focale. Credo che Jannik guardi più video delle partite di Carlitos che di chiunque altro”.

Vagnozzi rivela che, per quanto sia concentrato e serissimo in campo, fuori Sinner è sempre pronto a ridere e scherzare: “Vuol divertirsi come qualsiasi ragazzo di 23 anni”, dice.

Quanto al futuro, nessuno è perfetto. “Ormai però lavoriamo sui dettagli  – conclude il coach italiano – anche se le cose da migliorare sono sempre tante: dal servizio, che pure oggi è molto meglio, alle volée, alle smorzate”. Il team Sinner non si ferma a Wimbledon. Una settimana di vacanza e poi testa agli Stati Uniti. C’è un titolo dello US Open da confermare.