«Big Mac» Huesler, dalla Svizzera con furore

Marc-Andrea Huesler, il prossimo avversario di Lorenzo Musetti a Sofia, è uno dei nuovi profeti del Serve&Volley, al pari di Maxime Cressy e Tim van Rijthoven. Rivelatosi a Wimbledon, il mancino di Zurigo è in continua crescita, anche nel ranking

Ha stregato Bollettieri

Prendiamo lo svizzero Marc-Andrea Huesler: è un mancino che scaglia i servizi da quasi tre metri d’altezza (ai 196 centimetri di statura si sommano l’estensione del braccio, la lunghezza della racchetta e il balzo in su nell’attimo dell’impatto con la palla), con la predilezione per le botte centrali, il diritto che fa male e il rovescio soprattutto difensivo. Da numero 96 al mondo, è il più recente Top 100 accolto nell’Ordine Rinnovato del Serve & Volley che ha nel franco-americano Maxime Cressy il capo carismatico. Oppure prendiamo l’olandese Tim van Rijthoven, che si descrive così: “Sono aggressivo, sfrutto il diritto per imporre il mio ritmo e costruire i punti”. Rovescio a una mano spettacolare e servizio potente, nel 2019 i suoi eccellenti fondamentali hanno convinto il vecchio Nick Bollettieri a tornare sui campi della IMG Academy di Bradenton, in Florida, per lavorare con lui. Non è un Top 100 (è stato 101 a fine giugno) solo perché a Wimbledon non sono stati assegnati i punti ATP per la faccenda dei russi esclusi dal torneo.

Lo zurighese, che gli amici chiamano Mac ("…e perché sono grande come un Big Mac"), scala lentamente il ranking mondiale: numero 600 a fine 2017, 371 nel 2018, 277 nel 2109, 148 nel 2020. Dopo un periodo difficile nella stagione 2021, si mette in evidenza nell’aprile scorso nei Challenger sulla terra rossa della capitale federale messicana, di San Luis Potosì e di Aguascalientes, alzando le coppe del primo e del terzo torneo. Poi fa bene sull’erba di Nottingham (quarti di finale) e di Halle e supera le qualificazioni a Wimbledon grazie ai successi sul polacco Kacper Zuk, sullo slovacco Andrej Martin e sul taiwanese Jason Jung. Per la prima volta in tabellone in uno slam, all’esordio sul campo 7 si batte fino al quinto set contro il francese Hugo Grenier, che dopo oltre tre ore e mezza prevale con il punteggio di 6-3 7-6 6-7 2-6 6-4. Marc-Andrea spiega così la serie positiva: “Dalla primavera il mio allenatore Timo Scharfenberger si prende cura di me al cento per cento. Questo mi dà stabilità".

Van Rijthoven, il nuovo olandese volante

La crescita di Tim è meno lineare. La sua classifica lascia trapelare, anno dopo anno, un percorso con frequenti stop-and-go. Numero 1299 a fine 2017, sale a quota 412 l’anno successivo e 291 nel 2019. Quando si acuiscono i problemi fisici, dei quali dirò più avanti, scivola a quota 344. Ritorna tra i primi 300 nella scorsa stagione, che chiude da numero 261. È 205 il 6 giugno 2022, il lunedì della settimana che cambia la sua vita, almeno professionale. Va così. Gli organizzatori del torneo sull’erba di s-Hertogenbosch, a un’ora di macchina dalla sua città, Roosendaal, gli hanno garantito una wild card. Al primo turno trova l’australiano Matthew Ebden, ottimo doppista classe 1987 (vincerà dopo poche settimane il titolo dei Championships in coppia con il connazionale Max Purcell) e numero 39 ATP in singolare nel 2018: lo elimina con un doppio 7-6. Poi manda fuori tabellone, in sequenza, l’americano Taylor Fritz, testa di serie numero 3 (6-7 7-5 6-4), il francese Hugo Gaston (7-6 6-4) e il canadese Felix Auger-Aliassime, testa di serie numero 2 (6-3 1-6 7-6). In finale, il 12 giugno, annichilisce il russo Daniil Medvedev, allora numero 2 ATP, lasciandogli cinque game: 6-4 6-1. È l’evento che nessuno s’aspetta, più improbabile di un temporale a Roma nell’attuale brutale estate o, per restare nel nostro mondo, di una partita di Nick Kyrgios senza un tweener. L’effetto secondario è un’altra wild card, stavolta per Wimbledon, dove Tim continua a stupire. Battendo nell’ordine l’argentino Federico Delbonis (7-6 6-1 6-2), l’americano Reilly Opelka (6-4 6-7 7-6 7-6) e il georgiano Nikoloz Basilashvili (6-4 6-3 6-4), si garantisce il quarto turno contro Novak Djokovic nella Centre Court. Il ragazzo, che qualcuno paragona al mitico “olandese volante” Tom Okker, non sfigura e porta a casa un set prima di cedere per 2-6 6-4 1-6 2-6.

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