Basse tensioni: solo moda o reale necessità?

Sul circuito e nei club, la tendenza a ridurre la tensione dell’incordatura delle racchette va per la maggiore. Esistono reali vantaggi o è una scelta dettata da una moda Facciamo chiarezza su una questione decisiva per la resa in campo e la salute delle nostre articolazioni

Foto Ray Giubilo

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Ai tecnici delle racchette e incordatori capita di sentirne di tutti i colori. Esempi? Gli 11kg di Filippo Volandri, le 6 racchette incordate a step di 2 etti per Michail Kukushkin (12.0 - 12.2 - 12.4 12.6 - 12.8 - 13kg), i 32kg con prestrech del 10% (ovvero l’azione di allungamento delle corde per stabilizzarne il comportamento durante il montaggio) del ben noto Dustin Brown, come se non bastasse con un “gentile” monofilamento in calibro 1.32mm.

E’ in qualche modo il bello della professione, ma non si creda che girando per i tennis club le cose vadano in modo differente, soprattutto se la domenica mattina, prima del match, ci si ferma ad ascoltare le considerazioni tecniche su materiali e corde, che ancora oggi rimangono, nonostante tutto, un oggetto quasi esoterico.

Il tennis è uno sport in cui la componente tecnica è molto importante, ma a questa si aggiungono la percezione e il fattore psicologico-mentale, che spesso assumono un ruolo determinante nelle decisioni in termini di attrezzatura, a tutti i livelli.

La scelta della corda è fondamentale, perché “fondendosi” con il telaio definisce in modo unico la nostra arma da combattimento. Esistono altre variabili in gioco?

Certamente sì. Fattori quali la scelta della tensione di incordatura, la qualità del lavoro e la costanza di esecuzione hanno un’importanza niente affatto trascurabile, se è vero che sempre più professionisti seguendo l’esempio dei primi Agassi e Sampras, pagano cifre di tutto rispetto per avere servizi di incordatura privati come RPNY o P1.

La tensione determina in modo diretto la rigidezza del piatto corde; a parità di corda utilizzata su di un dato ovale, quanto più saliremo con la tensione tanto più otterremo un piatto corde rigido, per il quale serve applicare una forza maggiore rispetto a quella necessaria per deformare, della stessa quantità, un piatto corde incordato a tensione più bassa.

Durante l’impatto con la pallina (che dura mediamente 4-5 millisecondi) il peso della palla, a causa dell’energia trasmessa grazie all’impulso, accresce il proprio peso percepito da 80 a 200 volte rispetto al peso reale (56-58g) arrivando a pesare sino a 12-15kg in funzione della velocità di impatto. Questa energia si trasmette direttamente sulle corde che si allungano, deflettono e si allargano lateralmente, accogliendo la sfera prima di respingerla con un’energia elastica veloce, detta resilienza, dipendente dalle caratteristiche del filamento.

Quanto maggiore è la tensione di incordatura, tanta più energia sarà necessaria per allungare e deflettere la corda e, in relazione all’attrito del filamento, lo scostamento laterale tipico della famiglia dei poliesteri, detto snap-back (anche definito come il ritorno delle corde nella posizione iniziale subito dopo l’impatto con la palla), e la percezione in termini di comfort e shock trasmesso.

Perché allora si insiste tanto sulla necessità di utilizzare tensioni basse, soprattutto con i monofilamenti e in generale con le corde ad elevata rigidezza? Molto semplicemente perché utilizzando una corda a una tensione troppo alta rispetto alla propria tensione “ideale”, non saremo in grado di far lavorare il materiale, allungare e deflettere la corda e sfruttare eventualmente lo snap-back caratteristico del filamento.

ll segreto dunque è quello di scegliere la tensione, la più bassa possibile, che ci consenta di sfruttare le corde in relazione alla nostra capacità di accelerare la testa della racchetta e di produrre la massima energia.

Un altro elemento da mettere in evidenza è legato alla trasmissione delle vibrazioni al braccio (il poliestere trasmette il 200-300% dello shock di un budello e il 120-150% di un multifilamento). Col salire della tensione del piatto aumenta lo shock trasmesso, con conseguenze dirette per le articolazioni, i tendini, l’apparato muscolare tendineo e con effetti che possono comportare l’insorgere di patologie a carico di polso, gomito e spalla.

Vale la pena sottolineare che nel corso degli ultimi anni la tensione media di incordatura nel circuito ATP e WTA è calata in modo apprezzabile e che le tensioni maggiori fanno spesso riferimento a giocatori o giocatrici che incordano i propri attrezzi con set-up ibrido poliestere-budello naturale.

Altrettanto curioso è far notare come spesso la presunta tensione di incordatura utilizzata dai giocatori non corrisponda affatto a quella reale; a causa delle macchine incordatrici utilizzate, di tecniche non adeguate ma spesso anche della scarsa perizia dell’incordatore, le tensioni richieste sono molto distanti da quanto si ha effettivamente sul piatto corde.

L’ho verificato personalmente sugli attrezzi di molti giocatori pro e ottimi juniores che frequentano il circuito ITF o ATP Challenger. Una volta incordata la racchetta capita che, dopo un primo test in campo, si debbano tagliare le corde per abbassare la tensione di 1-2kg, o che il giocatore ricorra a pratiche non consone come passare i piedi sul piatto del proprio telaio.

Un ultimo dato è fondamentale per sottolineare la differenza di rendimento tra un “pro” e un agonista di discreto livello. Il primo, durante l’esecuzione dei propri colpi, sviluppa circa 1500-2000W, mentre un agonista di circolo, sia pure un seconda categoria, difficilmente si avvicina al 50-60% di questa potenza. Ecco il motivo per cui quello che vale per un pro non può valere per noi comuni mortali.

  1. Non risparmiate mai sul lavoro di incordatura, perché una corda ben montata durerà più a lungo e ottimizzerà la resa del vostro telaio salvaguardando la salute delle vostre articolazioni.
  2. Una corda di alto livello non sarà in grado di rendere al top se montata in modo approssimativo, correndo pure il rischio di danneggiare la vostra racchetta.
  3. Costa sicuramente meno un ottimo servizio di incordatura che un ciclo di laser, tecar, fisioterapia o qualunque altra cura o terapia.
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