La grinta di Matteo Berrettini: "Wimbledon? Punto ad arrivare in fondo"

Le dichiarazioni dell'azzurro in conferenza stampa dopo aver battuto De Minaur

Foto Ray Giubilo

Matteo Berrettini sta dando continuità alla sua, fin qui, splendida annata: oggi ha sconfitto Alex De Minaur e si è qualificato per l'atto conclusivo dell'ATP 500 del Queen's Club. Per il tennista romano si tratta della sua terza finale in meno di due mesi, la settima in carriera: curiosamente, però, l'azzurro non ha ancora ottenuto una finale sul cemento, superficie che, per il suo stile di gioco, dovrebbe essergli congeniale.

A tal proposito, Matteo, in conferenza stampa, dichiara: "Non so dire se è un caso oppure no. Di certo posso affermare che sul cemento ho conquistato il risultato più importante della mia carriera, ossia la semifinale degli US Open. Probabilmente una motivazione si può trovare nel fatto che, durante il 2019, non feci granché in Australia e poi, dopo Wimbledon, mi infortunai, dunque dovetti saltare Montréal e anche a Cincinnati non ero al meglio. Comunque, mi interessa relativamente questo dato: ciò che più conta è essere consapevole di essere un buon giocatore su tutte le superfici, i risultati poi verranno di conseguenza".

Per quanto riguarda la partita di oggi, invece, il numero 9 al mondo si rivela molto soddisfatto per la solida prestazione offerta: "Devo dire che mi sto sentendo sempre meglio, ogni giorno che passa riesco a limitare il numero di errori e sono contento, perché l'erba è una superficie che non ti perdona. Non conosco bene i miei dati, ma penso di sbagliare molto più con il dritto, colpo con il quale cerco di fare più male. Credo di aver sfoderato una buonissima prestazione dal lato del rovescio, non mi sento debole con quel colpo. Certo, non possiamo paragonarlo al dritto, perché penso sia uno dei dritti più importanti del circuito, però il rovescio migliora giorno dopo giorno ed è un fondamentale che sento abbastanza solido".

Sulla finale di domani: "Di certo so - spiega Berrettini - che affronterò un giocatore mancino. I mancini servono in maniera diversa e, soprattutto sull'erba, riescono a trovare grandi angoli. Inoltre, il loro slice va a finire contro il mio rovescio e questo rende più complesso rispondere. Detto questo, non sono spaventato: mi devo concentrare sui miei punti di forza e non devo pensare troppo, in quanto, su questa superficie, non è corretto ponderare eccessivamente. Cercherò di fare quello che so e spero di riuscire a sollevare il trofeo".

Per concludere, una riflessione su Wimbledon, Slam nel quale l'italiano ripone grandi aspettative: "Ormai - svela il tennista romano - ho acquisito grande consapevolezza nei miei mezzi e punto sempre ad arrivare in fondo nei tornei del Grande Slam. Sull'erba anche questa settimana sto dando la prova che posso fare molto bene, ma, come dicevo ieri, tutte le partite sono difficili e non bisogna dare niente per scontato. Mentirei, però, se dicessi che non punto ad ottenere un buon risultato a Wimbledon, la cui erba è un po' più lenta e questo potrebbe darmi un ulteriore vantaggio. L'aggressività al servizio pagherebbe comunque, in più avrei più tempo per organizzarmi in risposta".

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