Italia senza Berrettini: con gli States capiremo quanto vale

Con Matteo Berrettini l’Italia sarebbe stata favorita contro gli Stati Uniti, mentre senza il nostro numero uno il match d’esordio alle Davis Cup Finals è aperto. Perdere un singolare non sarebbe uno scandalo, e occhio al doppio: gli americani sono pericolosissimi. Per gli azzurri è una sfida scivolosa e già determinante

Foto Ray Giubilo

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“Non siamo i nuovi Agassi, Sampras e Courier, e sapete che c’è? Non me ne può fregar di meno”. Reilly Opelka, l’uomo che ha definito pessimi i giornalisti che seguono il circuito ATP, insieme al suo servizio bomba e ai centimetri (211, è il più alto del Tour) ha coltivato anche la capacità – rara fra i colleghi – di non dare mai risposte banali, nel bene e nel male. Quella relativa a tre degli statunitensi più forti di sempre risale al mese scorso ed è verissima, perché i migliori giocatori di oggi non hanno nulla a che vedere con i giganti del passato, e sintetizza il momento non troppo felice del tennis a stelle e strisce, prossimo al confronto di venerdì con l’Italia nella prima giornata torinese delle Davis Cup Finals. Qualcosa si muove anche negli States, visto che hanno riportato dieci giocatori fra i primi 70 del mondo e tre di questi sono under-22 e lasciano ben sperare, ma se fino a qualche tempo fa sul veloce indoor non ci sarebbe stata storia (vedi la sconfitta del 2019 a Madrid), oggi il pronostico è aperto. L’Italia sarebbe stata favorita con Matteo Berrettini, invece il neo capitano Filippo Volandri ha dovuto ridimensionare certe ambizioni: con Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Lorenzo Musetti e Simone Bolelli per il doppio ha comunque fra le mani un quintetto col quale è lecito puntare in alto, ma il duello con gli States è già di quelli da maneggiare con estrema cura. Anche perché con la nuova formula della Davis – due singolari e un doppio, al meglio dei tre set – basta un amen per trovarsi spalle al muro, e di margine per rimediare ce n’è poco.

Anche gli statunitensi hanno dovuto fare un cambio dell’ultimo minuto, trovandosi costretti a rinunciare al loro numero uno, quel Taylor Fritz che fra ottobre e novembre aveva fatto fuori prima Berrettini, poi Sinner e quindi Sonego, ossia i migliori tre azzurri nella classifica ATP. Il californiano non è infortunato, visto che ha giocato regolarmente nel World Team Tennis (un campionato a squadre americano, dal forte sapore di esibizione), ma a Torino è stato rimpiazzato da Frances Tiafoe, premiato per il buon finale di stagione. Per l’Italia non è detto che sia un vantaggio, visto che di recente a Vienna il 23enne della Sierra Leone ha mostrato di sapere non solo come battere Sinner, ma anche di avere le armi – lecite o meno – per innervosirlo come mai riuscito a nessuno fino a lì. Una mossa tattica di capitan Fish? Può darsi, anche se da numero 38 del mondo Tiafoe risulta la terza pedina del team, alle spalle sia di John Isner (24) sia di Reilly Opelka (26), quindi è praticamente impossibile vederlo in campo nel ruolo di numero uno contro Jannik. Volendo, l’unica opzione sarebbe quella (per niente elegante) di escluderlo dalle scelte della vigilia, per poi sostituirlo col numero uno Isner appena prima della sfida con Jannik, a causa di un presunto problema del gigante di Greensboro. Forse è un po’ troppo, ma certe tattiche non sarebbero nuove.

Con la Colombia (che senza top-100 non fa paura) come terza formazione del Gruppo D, è sostanzialmente già certo che la vincente del girone emergerà dalla sfida inaugurale di venerdì, a partire dalle 16. Se tutto andrà secondo classifica, nel primo singolare si affronteranno Sonego (o Fognini) e Opelka (o Tiafoe), mentre nel secondo sarebbe sfida Sinner-Isner. Due match aperti: una sconfitta con Opelka sul veloce indoor, al meglio dei tre set, non farebbe gridare allo scandalo, ed è giusto ricordare che anche Sinner è pur sempre al debutto assoluto in nazionale, subito nel ruolo di numero uno e contro un avversario d’esperienza e dalle caratteristiche non certo accomodanti. Alle ATP Finals l’altoatesino ha mostrato di non sapere il significato del termine pressione, ma si tratterà di un’esperienza completamente nuova anche per lui, e di quelle potenzialmente molto scivolose. Il pubblico di Torino proverà a dare una mano agli azzurri, con l’obiettivo di trascinarli a due vittorie che permetterebbero di doversi giocare tutto nel pericolosissimo doppio. Gli statunitensi non hanno più i gemelli Bryan, che hanno stravinto tutto per quasi vent’anni, ma possono contare su uno specialista come Rajeev Ram (numero 4 del mondo, vincitore dell’ultimo Us Open e fresco finalista al Masters) da affiancare a Isner o all’altro specialista Jack Sock, che di Slam ne ha vinti tre. Senza dimenticare la possibile opzione Isner-Sock.

Se l’esito del duello dovesse finire al doppio, a quel punto i favoriti diventerebbero gli americani. È vero che anche Fabio Fognini e Simone Bolelli hanno dimostrato di poter essere un’ottima coppia, vincendo un Australian Open e partecipando alle ATP Finals, ma non giocano insieme da Roma 2020 e l’idea di rispolverarne la vecchia affinità non era nei programmi di capitan Volandri, visto che Bolelli è entrato nel quintetto solo dopo il forfait per infortunio di Berrettini. Una vittoria darebbe all’Italia la quasi certezza di vincere il girone, dato che la Colombia è ottima nel doppio (con i già numero uno Cabal/Farah) ma difficilmente potrà giocarlo a match ancora vivo né contro gli azzurri né contro gli americani; mentre una sconfitta non significherebbe eliminazione automatica, visto che oltre alle sei prime dei gironi sparsi fra Torino, Madrid e Innsbruck (a porte chiuse, causa nuovo lockdown in Austria) ci sarà posto nei quarti di finale anche per le due migliori seconde. Ma doversi affidare a calcolatrice e speranze, dopo la magica stagione vissuta dai nostri portacolori, sarebbe già una mezza sconfitta. Anche perché in caso di ripescaggio gli azzurri smarrirebbero la possibilità di giocare in casa i quarti di finale, da favoriti, finendo invece a Madrid con enormi chance di beccare Russia o Spagna. Un altro motivo per cui è fondamentale vincere la prima, e aumentare (di parecchio) le possibilità di fare strada.

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