di Lorenzo Ercoli - 25 aprile 2020

Pepe Rigamonti: «Indietro sui piani per la ripartenza. Strage per le associazioni sportive»

Pepe Rigamonti, coach Ptr che si occupa di management sportivo, ci parla di cosa è stato trascurato in vista della ripartenza e dei buchi normativi che impediscono a maestri e circoli di ricevere aiuti

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Mentre l’Italia pianifica la fase 2, anche il tennis inizia concretamente a fare qualche pensiero sulla ripresa dell’attività. Al momento però non è nota nessuna data e difficilmente il ritorno nei circoli coinciderà con il fatidico 4 maggio. La voglia di riprendere è tanta, ma va fatto con le giuste precauzioni ed in questo senso sono arrivate alcune direttive dalla video conferenza organizzata il 21 aprile. Al netto di questo incontro sono però rimasti diversi interrogativi come ha spiegato ai nostri microfoni Pepe Rigamonti, maestro che si occupa anche di tennis management e corsi di formazione professionale per PTR. Tra le problematiche non affrontate c’è in particolare quella relativa ai certificati medici: “Essendo anche presidente di un’associazione sportiva ho portato alla luce il fatto che in questo periodo sono scaduti molti dei certificati medici sportivi dei nostri soci. Al momento per ovvi motivi non si può procedere con i rinnovi e di conseguenza alla ripresa queste persone non potranno scendere in campo - introduce il discorso Rigamonti - Potrebbe essere fatta una proroga per allungare la validità dei certificati, ma francamente non credo che un medico si possa prendere quest’onere senza essere a conoscenza della situazione attuale dell’atleta. Allo stesso modo non saranno i club ad imbarcarsi responsabilità. L’unica cosa che si potrebbe fare in questo senso è permettere a chi gioca di compilare un’autocertificazione come accade già in Svizzera. In questo modo i rischi sono tutti sulle spalle di chi decide di giocare senza certificato sollevando le associazioni da ogni pericolo”.

Rigamonti propone così una possibile soluzione a questo problema sottolineando però il mancato intervento degli enti competenti: Mi stupisce che la Federazione e gli enti di promozione sportiva non si siano preoccupati del vincolo dei certificati medici. Hanno pensato a regole da seguire per quando si riprenderà, ma nessuno ha parlato di questo aspetto. Magari mi sbaglio e ci hanno pensato senza comunicare niente, cosa a mio parere ancora più grave nel caso - prosegue il discorso - Questa situazione mi fa rabbia perché a pensarci dovrebbero essere gli addetti ai lavori dirigenziali che poi dovrebbero comunicare con il ministero delle politiche giovanili e dello sport che al suo interno non ha una task force tecnica. Il Premier Conte inizia a dare disposizione di apertura e noi come tennis siamo già in ritardo perché mancano delle vere linee guida. Alla fine se metà dei soci o degli allievi non hanno il certificato medico comprometti comunque il lavoro del maestro”.

Dopo aver parlato del ritardo del mondo del tennis sulle disposizioni per la riapertura, Rigamonti commenta la video conferenza che si è svolta il 21 aprile. Personalmente avevo aspettative diverse. Giorgino ha parlato di marketing e Mantovani ha spiegato in maniera perfetta la situazione tecnica. Era Risi ad avere la parte più complessa e mi aspettavo si parlasse del futuro degli addetti ai lavori, invece è stato spiegato come un maestro è inquadrato a livello contrattuale; cosa che sappiamo tutti - afferma Rigamonti - Ci è stato poi detto che il decreto legge che rivedrà le posizioni nell’ambiente sportivo è slittato a novembre. Io però vorrei sapere la Federazione cosa sta proponendo al ministero, gli unici che sembrano muoversi sono i gruppi di maestri di tennis che insieme portano avanti le loro idee. Non capisco però perché debbano muoversi i privati quando in teoria c’è una Federazione che dovrebbe sovrintendere queste cose”. Pepe Rigamonti in questi termini è critico con la Federazione: “È un peccato che la Federazione stia pensando quasi esclusivamente agli Internazionali d’Italia. Naturalmente c’è anche questo discorso, ma penso sia compito di una task force federale e commerciale. La parte istituzionale della FIT dovrebbe aiutarci a capire come torneremo in campo a fare lezioni ai nostri ragazzi”.

Passando all’aspetto economico della crisi, Rigamonti parla della confusione e delle lacune del decreto Cura Italia che dovrebbe permettere ai collaboratori sportivi di ricevere un’indennità di 600 euro presentando la domanda a Sport e Salute. Il 72% degli istruttori hanno un contratto di collaborazione sportiva, il 12% sono partite IVA e la restante parte è formata da dipendenti e prestazioni occasionali - spiega Pepe - Detto questo per me è incredibile che le indennità siano partite prima per le partite IVA e non per i contratti di collaborazione, zoccolo duro della nostra categoria - manifesta il suo stupore - Inoltre le prime sono gestite dall’INPS mentre i secondi da Sport e Salute. Scandaloso anche l’intervento del 3 aprile del ministro Spadafora che in video dice di aprire il portale sport e salute per acquisire tutte le domande dando però priorità a chi ha meno di 10.000 euro di reddito, quando il decreto legge del 20 marzo parlava di un contributo dato a tutti. Questo ha causato molta confusione, alla fine è stato detto a tutti di fare richiesta perché c’era comunque la possibilità di ricevere l’indennità nel caso i soldi fossero avanzati”.

Queste problematiche sorte in principio sono però nulla se si pensa che al momento non sono stati ancora erogati i soldi del mese di marzo: “La finestra per le richieste tramite la piattaforma di sport e salute andava dal 7 al 30 aprile. Nessuno però ha detto che prima di quest’ultima data non sarebbero stati distribuiti soldi ed inoltre per me è ingiusto che chi sia muove all’ultimo sarà al pari di chi facendo le cose con ordine si è mosso tempestivamente - dà il suo punto di vista Pepe sollevando un ulteriore problema - Adesso iniziano a parlare del contributo di aprile e maggio senza aver elargito quello di marzo. La gente è senza soldi e il nostro settore è quello che soffrirà di più perché i circoli e le associazioni che devono garantire il lavoro hanno a loro volta grandi problemi. Noi maestri siamo anche degli educatori e giochiamo un ruolo anche a livello sociale, non possiamo essere trattati così. Spadafora parla della Serie A e dei grandi eventi, lo capisco perché muovono capitali importanti; ma allo stesso tempo lui dovrebbe capire che le eccellenze sono tali perché ci siamo noi gregari che formiamo atleti”. Detto questo Rigamonti poi aggiunge un ultimo dettaglio sul marasma Cura Italia: “Alcuni maestri fortunati che lavorano magari per circoli più ricchi hanno la fortuna di aver ricevuto un compenso anche in questi mesi. Nonostante questo però anche loro possono accedere a questo indennizzo”.

Esattamente come i collaboratori, anche le associazioni sportive navigano nell'incertezza. In questo caso a creare confusione è il “decreto liquidità”, dopo giorni non sono infatti chiare le misure di interesse per gli Enti di Promozione sportiva, per le associazioni e le società sportive dilettantistiche. Questi problemi li ha sperimentati sulla propria pelle Rigamonti che ci racconta del tentativo fatto con l’associazione di un collega. “All’uscita del decreto legge sui finanziamenti abbiamo visto la presenza di una voce “associazioni” che lasciava spazio a diverse interpretazioni. Con l’associazione sportiva di un mio collega abbiamo provato a vedere se potevamo accedere al credito e la banca ci ha mandato i moduli dicendo che si poteva fare. Abbiamo compilato la modulistica ed allegato documenti ma la banca ci ha detto che serviva la PEC, cosa non vera sotto i 25.000 euro - racconta le prime difficoltà Rigamonti - Alla fine abbiamo mandato tutto tramite il commercialista. Dopo cinque giorni la banca ci manda un nuovo modulo specifico per le associazioni sportive. In quel momento eravamo positivi perché comunque c’era un qualcosa di dedicato, quindi compiliamo e alleghiamo nuovamente tutto. Passano altri quattro giorni e ci arriva una mail dove dicono di non poter accettare la nostra richiesta perché il decreto legge non lo prevede per le associazioni sportive”.

Si conclude dunque con un nulla di fatto il tentativo e le critiche sono diverse: Questo decreto è difficile da interpretare, ma è assurdo che non riesca a farlo una banca che ci ha fatto andare avanti con la pratica. Per le associazioni non si sta facendo niente quando quindici giorni fa ci avevano garantito il contrario. Sarà una strage, tante associazioni sportive chiuderanno. Ci sono da igienizzare strutture e da preparare i campi in terra rossa senza soldi, vorrei capire il ministro dello sport a cosa pensa; ha dato buca alla FIT in occasione della videoconferenza e sembra disinteressato. Ad oggi è un dato di fatto che interessa solo il calcio e tutto il resto è in secondo piano”.

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