Federer stizzito dopo il warning: “Se ti servono altri dieci rimbalzi prima di servire, vuol dire che non sei pronto”

Roger commenta in conferenza stampa il clamoroso warning ricevuto per time violation

Foto Ray Giubilo

Roger Federer ha, nella giornata di ieri, sconfitto l’ex numero 3 del mondo Marin Cilic in 4 set, al termine di un match ben giocato e condito da un leggero nervosismo, a causa di un warning, ricevuto dallo svizzero, per time violation mentre era alla risposta. In conferenza stampa, il 20 volte campione slam ha potuto fare maggiore chiarezza su quanti avvenuto in campo.

“Inizialmente – spiega l’elvetico – non avevo compreso cosa fosse accaduto, quindi ho cercato di capire meglio perché mi era stato annunciato un warning per perdita di tempo in risposta. La discussione con l’arbitro non mi aiutato affatto a comprenderne la motivazione, non pensavo proprio che lo stessi facendo aspettare. Poi, durante il cambio di campo, mi sono ricordato che, qualche punto prima, lui aveva tirato un servizio quando io ancora non ero pronto: lì per lì, pensavo stesse provando un servizio e la cosa mi sembrò molto strana, visto che questo è un colpo che Marin sente molto bene. Non ho mai fatto aspettare alcun avversario tra un punto e l’altro, anzi sono sempre piuttosto veloce nel ricominciare il gioco, ma, evidentemente, Marin oggi voleva andare più veloce. Ciò che mi chiedo, però, è questo: quando lui è con i piedi sulla riga di fondo non è mica pronto per battere, ha bisogno di fare ancora una decina di rimbalzi. Io attualmente non sono dell’umore giusto in campo per mettermi a lì a dire “Ok sono qui ad aspettare, puoi prepararti”. Mentre ti prepari, mi preparo anch’io, così poi siamo entrambi pronti. Comunque ciò che ho detto all’arbitro è che poteva avvisarmi e io avrei cambiato atteggiamento, lui però mi ha risposto che non ci eravamo semplicemente capiti. Anche questo può capitare quando manchi da tempo ad alti livelli: ti disabitui a comprendere i ritmi dell’avversario. In ogni caso, è stato un momento divertente, mi mancava questo tipo di adrenalina. Nonostante qualche leggero calo di rendimento – prosegue Roger parlando, più in generale, del match – nel secondo e nel terzo set, posso ritenermi molto soddisfatto della mia prestazione odierna. Un aspetto positivo è stato proprio quello di riuscire ad accettare questi cali e far sì che fossero limitati nel tempo: ho lottato e ne sono uscito vincente, dunque il quarto set è stato molto ben giocato, anche grazie alla spallata rifilata a Marin nel tiebreak del terzo parziale. Sono molto felice di quello che sono riuscito a fare oggi”.

In seguito, qualche parola rivolta ai giovanissimi del circuito: “Se dovessi dare un consiglio agli atleti più giovani, penso che direi di circondarsi innanzitutto dalle persone giuste. Io, ad esempio, sono cresciuto con il mio fratello maggiore e ho avuto un ottimo rapporto con i miei genitori, i quali mi sono stati vicini, ma mi hanno, al contempo, concesso la libertà di cui avevo bisogno. Perdere – continua Federer – non è mai divertente, tuttavia la sconfitta serve per farti capire gli aspetti del gioco in cui puoi e devi migliorare: perdi, ti alleni, perdi ancora, ti alleni di più. Il sogno di fare il tennista professionista non consiste solo nella singola vittoria o nel singolo trofeo, bensì nell’intero viaggio, anche nelle sue difficoltà. Ognuno poi, in base al proprio carattere, deve studiare una ricetta per il proprio benessere: scegliere i luoghi giusti per allenarsi, giocare più spesso determinati tornei e, perché no, ogni tanto anche tornare a casa e staccare un po’ la spina: anche questo, secondo me, più aiutare gli atleti a stare bene. L’unico problema è che, in certe occasioni, è molto dura per te rimanere a casa mentre vedi i tuoi colleghi giocare un torneo importante: ti sembra di star perdendo qualcosa allenandoti soltanto. Quindi, sì, a volte può capitare di essere spinti solo dalla paura di perdere certi appuntamenti. La mia ricetta del benessere è stata proprio evitare che accadesse questo: ho scelto di non giocare sempre tutti i tornei in tutte le stagioni, mi sono fermato quando ne sentivo il bisogno e non mi sono lasciato condizionare dalle foto di me che vedevo in giro o dai commenti della gente, la quale mi avrebbe voluto vedere vincere ogni anno tutti i trofei. Un’altra cosa utile può essere senz’altro avere un mentore o più d’uno nel circuito: è brutta la sensazione di essere un outsider, dunque è più facile sentirsi a proprio agio, se i giocatori della generazione precedente ti accolgono nel Tour e ti fanno sentire uno di loro. Si potrebbe anche ipotizzare di dare un ruolo di questo genere ai campioni che non competono più, ma attualmente non se ne parla ancora: secondo me sarebbe una buona idea”.

Per concludere, Roger riflette sulla sua forma fisica, in particolare sulle ginocchia che, nell’ultimo anno e mezzo, gli hanno causato tanti problemi: “Non so cosa sia meglio o peggio per le mie ginocchia. Nella partita di oggi è andato tutto bene, perché gli cambi con Marin sono sempre molto brevi. A Doha, al contrario, le condizioni erano molto lente e gli scambi duravano molto di più. Questo può sembrare strano, dal momento che molti pensano ancora che sia la terra la superficie più lenta: non è affatto così. Al giorno d’oggi, ci sono tanti campi in cemento che sono molto più lenti, mentre sulla terra spesso, soprattutto quando, come in questi giorni, fa caldo, le condizioni iniziano ad essere molto rapide. Sono molto contento della mia prestazione oggi, penso di poter fare un’altra grande partita al terzo turno: comunque andrà a finire, so che venire qui a Parigi è stata la migliore scelta che potessi prendere”.

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