di Lorenzo Ercoli
- 12 January 2020

Djokovic porta la Serbia nella storia e ristabilisce le gerarchie per Melbourne

Il numero 2 del mondo trascina la Serbia al trionfo nella prima edizione dell'ATP Cup battendo Nadal e portando il punto decisivo in doppio (saltato dallo spagnolo). Un segnale forte in vista degli Australian Open dove difende il titolo

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Foto Ray Giubilo

La Serbia di Novak Djokovic rovina i piani della Spagna. La compagine capitana da Zimonjić mette il suo nome nell'albo d'oro e sarà per sempre ricordata come la prima nazionale a trionfare in ATP Cup. A Sydney Nole ha riscattato la delusione di Coppa Davis, si è preso la squadra sulle spalle e soprattutto ha messo in che a Melbourne il favorito è ancora lui. Un avviso forte e chiaro per i recidivi che non si lasciano impressionare dai sette titoli australiani cosa che da sola dovrebbe fare curriculum.

La finale con Rafa è il picco ma non è l'unico squillo del torneo disputato dal serbo. Sono infatti tre i top 15 battuti, il primo è Gael Monfils che nel confronto valido per la fase a gruppi raccoglie solo cinque giochi. Nella Final Eight di Sydney l'ex numero uno del mondo macina gioco e vince le battaglie al terzo contro Denis Shapovalov prima e Daniil Medvedev poi. In chiave ATP Cup però era preventivabile che Nole mettesse in cascina i punti del proprio singolare, era più difficile pensare all'ascesa di Dusan Lajovic che ha interpretato in maniera perfetta il ruolo di secondo violino nei match contro Canada e Russia, andati in archivio con il punteggio di 3-0. In finale la magia del numero due serbo si spegne contro Bautista Agut, ma è qui che da leader tecnico e morale Djoker ripaga i compagni per quanto fatto vincendo la battaglia contro il rivale di sempre e contribuendo nel doppio decisivo insieme a Troicki.

Quando uno che ha vinto tutto esulta come ha fatto Djokovic dopo il punto della vittoria finale s'intuisce che l'ATP Cup non è un semplice torneo d'inizio stagione. "Ricorderò quest'esperienza per il resto della mia vita". Commenta Nole ai microfoni ribadendo quanto siano preziosi per un tennista i successi con la nazionale. Il serbo ha poi concluso: "E' uno dei momenti migliori della mia carriera. Sono fortunato ad aver avuto una carriera di questo livello però giocare per il mio paese con alcuni dei miei migliori amici è una cosa impareggiabile".

Foto Ray Giubilo

L'introduzione dell'ATP Cup ha riscritto le regole di ciò che precede l'Australian Open convincendo ben otto top ten a competere sin dalla prima settimana di 2020 (Federer e Berrettini gli assenti). Il nuovo banco di prova ha già permesso ai top di testare la propria condizione e soprattutto ha messo in campo una serie di match che con il vecchio calendario sarebbero stati impossibili da vedere. Un'incognita però l'Australian Open con i maggiori attori del circuito che arrivano già con un torneo di rilievo sulle gambe.

Con la nuova rassegna sarà inoltre sempre più raro vedere i big riposare nelle settimane che precedono il primo slam dell'anno. Tra i tanti costretti a cambiare l'approccio c'è proprio Djokovic, che in passato ha alternato il riposo a qualche apparizione sul cemento di Doha. Guardando indietro è curioso che i primi quattro Australian Open vinti da Djokovic (2008, 2011, 2012 e 2013) siano giunti in stagioni dove il debutto è stato fatto direttamente a Melbourne Park. Negli anni di mezzo (2009 e 2010) invece le eliminazioni con Roddick e Tsonga dopo aver giocato i tornei di preparazione.

Più casualità che vera scienza, dato che nel 2015 il sigillo numero cinque arriva due settimane dopo l'avventura di Doha, chiusasi però ai quarti di finale per mano di Ivo Karlovic. Nel 2016 per la prima volta arriva la doppietta di gennaio Doha-Australian Open con Nadal e Murray vittime delle due finali. Iniziano col piede sbagliato invece il 2017 e il 2018, prima alla vittoria qatariota segue il K.O contro Istomin e l'anno dopo al rientro nel circuito è Chung che condizionato dallo stato di grazia post Next Gen Finals compie il colpaccio. Si giunge così alla passata stagione e al trionfo schiacciante di Melbourne nella finale contro Nadal dopo le incertezze del post sconfitta contro Bautista Agut a Doha.

Foto Ray Giubilo

La vittoria di Sydney è valsa a Djokovic il nono successo consecutivo sul cemento contro Nadal. Un dato influente che pesa come un macigno nello stomaco dello spagnolo che ha rivissuto i fantasmi della finale dell'Australian Open 2019 ceduta in poco più di due ore con il punteggio di 6-3 6-2 6-3. L'ultima vittoria di Rafa in uno scontro diretto sul duro risale a Montreal 2013, quando aveva 27 anni. Dalla finale dello Us Open 2013 è iniziato il dominio del robot serbo che ha effettuato il sorpasso nei head to head fino a toccare il +3 attuale (29-26).

Nelle ultime tre stagioni oltre alla sfida di Melborune i due non si erano affrontati sul cemento e questa potrebbe essere una piccola falla nel dato. Però il confronto di ATP Cup ha subito ricreato una dinamica vista spesso nei match del passato. Djokovic muove Nadal per il campo come fosse un pedone su una scacchiere, dall'altra parte della rete il livello è sempre altissimo ma a nulla servono le accortezze prese dal maiorchino in pre match o a sfida in corsa. Il protetto di zio Toni ha sempre avuto una soluzione per tutto, ma il puzzle serbo a "casa" sua è più complicato degli altri e all'Australian Open manca solo una settimana.

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