Brady dal college alla finale slam. Turati: "Università in America un'opportunità per tutti"

La 25enne americana, che si giocherà il titolo degli Australian Open contro Naomi Osaka, è sbocciata dopo l'esperienza del college. Bianca Turati, intervistata da Il Tennis Italiano, ha parlato dei pregi del sistema statunitense

Agli Australian Open brilla la stella di Jennifer Brady, a un solo passo dal primo titolo Slam della carriera. Contro Naomi Osaka non partirà favorita ma la 25enne americana non è più una sorpresa del circuito. Letteralmente sbocciata nel post lockdown, Brady si era già messa in evidenza con una semifinale agli Us Open riportando sulla cresta dell'onda la possibilità di crescere nell'ambiente del college prima di compiere il salto nel professionismo. Jennifer, campionessa NCAA con l'University of California, è in buona compagnia sul circuito maggiore: dalla connazionale Danielle Collins, semifinalista agli Australian Open nel 2019, ad Astra Sharma (attuale numero 108 del ranking). In Italia, invece, è reduce dall'esperienza americana Bianca Turati (attualmente 280 WTA) che, intervistata da 'Il Tennis Italiano', ha parlato dei pregi dei suoi quattro anni al college.

Partendo da te, quali sensazioni ti ha lasciato il torneo di Abu Dhabi?

Era la mia prima esperienza in un torneo importante ed è andata molto bene. Aver superato le quali e vinto il primo turno mi ha dato fiducia e mi fa credere che ai quei livelli posso arrivarci. Poi ho giocato alcuni Itf e non sono andati altrettanto bene ma credo di essere sulla strada giusta. In questo periodo il livello si alza tantissimo perché ci sono pochi tornei, un 25k vale come un 100k. Inoltre il terzo set si gioca al super tie-break, avrei potuto vincere le ultime due partite in un terzo set invece è girata male.

Tornando invece a Jennifer Brady e alla tua esperienza, parlaci del college tennis.

In Italia è visto un po’ male, si pensa che voglia dire mollare il professionismo. Io la vedo in modo diverso perché ci si allena bene e si giocano partite di buon livello. E quando torni c’è comunque ancora tutto il tempo, per questo incoraggerei molti giovani a provare questa strada. Da poco ho iniziato una collaborazione con “College Life Italia“, un'agenzia che aiuta i ragazzi di 16-17 anni a trovare l’università. Io li contatto su Instagram o Whatsapp per raccontare loro un po' della mia esperienza e far sì che valutino l'opzione.

Com'era il tuo livello prima di arrivare in America?

Come classifica ero messa bene per l’età che avevo, ero tra le prime 600 a 18 anni. Quando scelsi gli Stati Uniti, molti mi consideravano pazza perché per loro potevo provare a giocare da subito nel circuito. Per questo ero partita con l’idea di provare un semestre o un anno ma l’esperienza mi è piaciuta tanto e in più avevo anche la possibilità di giocare degli ITF in autunno per mantenere la classifica.

Raccontaci il metodo di allenamento americano? Naturalmente quello che hai trovato tu dato che cambia a seconda del coach.
Il metodo è diverso. Si fa tanta preparazione atletica e, ragionando come squadra, i coach puntano più sulla quantità che sulla qualità ma l’intensità rimane sempre alta. Secondo me è un’opportunità per chiunque, ti aiuta a maturare come persona ed è un qualcosa che viene fuori anche in campo.

Quali sono le più forti incontrate durante il college?
Hayley Carter e Luisa Stefani, sono in top 50 di doppio. Ma anche tantissime ragazze tra le prime 300 al mondo.

Come valuti il livello della division I? A quali giocatori europei di livello consiglieresti di provare?

In prima divisione il livello è molto alto, dipende anche dalle formazioni: se giochi come prima affronti la più forte della squadra avversaria. Inoltre, è ovvio che in un’università prestigiosa hai la possibilità di allenarti con giocatrici con più forti. Secondo me è un'opportunità per tutti, anche se sei top 10 under 18 ITF. L'esperienza ti fa maturare in campo e fuori, puoi provare per un anno per capire se fa per te ed ad ogni modo poi quando esci dall'università sei ancora in tempo per buttarti nel professionismo.

In Italia a quale range di atleti invece diresti di pensarci?

Posso capire che un ragazzo di 18 anni che abbia una classifica 2.3 voglia provare il professionismo sin da subito, ma per chi è tra i 2.6 e i 2.8 è una buonissima opportunità, con quella classifica si riescono a prendere borse di studio complete.

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