Il direttore delle Finali di Coppa Davis pensa positivo: “Siamo l’ultimo torneo dell’anno”. Poi l’elogio agli azzurri Sinner e Berrettini con parole al miele per Alcaraz Garfia.

“L’orario di gioco è un aspetto da migliorare”

Albert Costa, ex numero 6 Atp, è il direttore delle Finali di Coppa Davis che dovrebbero tenersi a Madrid a fine novembre. Il coronavirus mette a rischio anche gli appuntamenti più lontani del calendario, lasciando molti dubbi su un possibile svolgimento di una parte della stagione. La Caja Magica si farà trovare pronta. Questo il messaggio che ha voluto mandare Costa: “Siamo ottimisti – ha rivelato lo spagnolo in un’intervista esclusiva a Sportface.it – perché è l’ultimo torneo dell’anno. Speriamo che nei prossimi mesi la situazione cambi e che tutti i paesi potranno viaggiare e raggiungere Madrid”.

Una prima edizione che ha fatto discutere per il format innovativo rispetto alla tradizionale competizione: “Quello che mi è piaciuto di più è stato ospitare le migliori di 18 nazioni al mondo, è una competizione che attira molto. Bisogna migliorare alcuni aspetti, per esempio quello dell’orario di gioco. Molti hanno terminato i propri incontri nella notte, troppo tardi”, ha ammesso Costa. Anche Vincenzo Santopadre si è unito all’intervista. Il coach di Matteo Berrettini predica calma, risultando fiducioso per le prossime edizioni: “Sappiamo che è un format diverso – ha affermato l’allenatore romano – ci vuole un po’ di tempo affinché alcuni riescano a capirlo. A partire da me stesso. Il fascino della Coppa Davis ‘vecchia’ è fantastico, ma le cose possono cambiare. Ci vuole pazienza, è un modo per mettersi alla prova e fare esperienza. Alcuni sono stati troppo duri con l’organizzazione, ma è normale essendo una prima volta”.

Sinner, Berrettini e i giovani spagnoli

I risultati degli azzurri nel 2019 non sono passati inosservati ad Albert Costa, che ha elogiato le qualità di Sinner e Berrettini: “Jannik l’ho visto alle Next Gen Atp Finals, mi piace tantissimo come gioca, anche la sua personalità. Credo che arriverà in top-5. Berrettini? Lui è già un top-10, è molto solido e non si scoraggia mai. Credo debba migliorare sulla mobilità e sul gioco di piedi, ma è un giocatore completo”. Sul movimento spagnolo invece: “Qui abbiamo avuto una generazione incredibile negli ultimi 30 anni, ora c’è grande aspettativa verso i giovani. Ci sono ragazzi che stanno crescendo come Davidovich Fokina e Nicola Kuhn. Carlos Alcaraz Garfia invece ha un talento speciale. Sa fare tutto, io lo conosco da quando è piccolo perché si allenava a Barcellona. Certe cose non si insegnano, o le hai o non le hai”.

“Tutta la mia famiglia sta bene – ha rassicurato riguardo il Covid-19 – non abbiamo avuto alcun problema con il virus. La situazione in Spagna è molto complicata, ma ora ricominciamo a vedere la luce. Speriamo che l’evoluzione sia positiva, così da riaprire gradualmente i negozi e riprendere la nostra vita. Fondamentali sono le precauzioni, come la mascherina”.

Costa ha concluso parlando delle emozioni da giocatore e sulla tensione al momento di rappresentare la propria nazione: “Per me la Coppa Davis è una cosa differente, speciale – ha detto -. Rappresentare il proprio Paese è incredibile. Soprattutto quando si gioca in casa, hai una grandissima responsabilità davanti al tuo pubblico. La tensione era molto più alta anche rispetto ad un match al Roland Garros. Non dormivo la notte prima di un incontro di Davis”.