di Ludwig Monti - 29 aprile 2020

18 anni in 18 minuti: le 100 magie di Federer a Wimbledon

Tenere viva la passione in questo periodo non è semplice. Eppure si può. Il video (seppur incompleto) che raccoglie le 100 vittorie di Roger Federer a Church road può essere un buon modo, come ci suggerisce la riflessione del nostro biblista Ludwig Monti

Foto Ray Giubilo

Tempus fugit: chi non conosce questa massima latina? Forse però pochi sanno il seguito: “Fugge il tempo che più non torna, mentre, prigionieri d’amore, siamo trasportati di cosa in cosa” (Virgilio). Tempo e amore, passione. Il tempo fuggitivo è fatto della passione che ci mettiamo dentro. Tenere viva la passione in questo periodo non è facile. Eppure si può, sempre. Il tennis, uno dei nostri amori, tace. Ma molti ne parlano. Comprensibile, bisogna ingannare l’attesa. Da due mesi la pallina non vola più, e ancora “non c’è chi sappia fino a quando”, come canta un salmo. Ci illudiamo che non troppo tardi si tornerà a giocare. Prima o poi si dovrà!

Ma non giriamoci attorno: e Roger? “A 39 anni compiuti, chissà se e come tornerà… E il ritmo partita? E gli stimoli?”. Altro che atto di Federer… “Credo perché assurdo”? Troppo banale. Piuttosto: “Certo, perché impossibile”, parola di un autore cristiano del II-III secolo. Dove appigliarsi? A pochissime tra le troppe parole lette e ascoltate, nel fenomeno dilagante delle videochat, di qualità molto varia. Per dire, quella ormai famosa – non diciamo virale! – tra Roger e Rafa mi ha fatto un effetto strano: anticipazione del post-agonismo dei due, non troppo lontano, viaggio in avanti nel tempo…

Ma restiamo all’oggi. Mi vergogno un po’, eppure lo ammetto: qualche volta mi sono scoperto ad applicare gli stessi ragionamenti sulla fine del lockdown alla fine dell’astinenza da Roger. Per cui ho accolto con immoderata gioia il suo: “La rieducazione procede bene”, detto a Rafa. Poi un giorno, nello zapping tra video di repertorio, mi imbatto in questo:

Roger Federer’s 100 Wimbledon wins

Da biblista non resisto alla tentazione dell’esegesi. Tralascio le statistiche – con quali colpi ha vinto il match point (ma quanti ace!), quali esultanze… – per non scadere nella follia! Vado di emozione. Lasciatemi solo due numeri: 100 vittorie e 13 sconfitte dell’artista a Wimbly. Non male. Anzi, 101, perché nel video manca la vittoria nella semifinale 2019 contro Nadal, nell’ultimo Fedal. Manca pure, perché non c’è mai stata, la 102, svanita per un maledetto punto nella finale contro Nole. Ma qui “tutte le parole”, imprecazioni comprese, “sono logore”, direbbe Qohelet…

Primo sentimento: un enorme grazie. Chi può capire capisca. Tra qualche anno ce ne renderemo conto…

18 anni in 18 minuti: in un soffio dal 2001 al 2019 (unico buco, 2002, fuori al primo turno). Effetto straniante: il volo del tempo, come quando si guarda un album di fotografie e la vita passata ci corre davanti. Siamo sempre noi eppure non siamo più noi. “Insegnaci a contare i nostri giorni”, possiamo solo mormorare insieme al salmista.

I tanti giorni di Roger a Church Road appaiono scanditi da due colori: l’elegante bianco dell’abbigliamento dei tennisti; il verde dell’erba dei campi, quasi sempre il Centre Court. Verde abbagliante nel giorno di apertura, in cui il Re si è esibito per otto volte. Sarà un caso che lo stesso salmo paragoni il tempo umano all’“erba che al mattino germoglia e fiorisce, alla sera è falciata e avvizzisce”? Quale differenza tra l’erba del primo giorno e quella della finale, due settimane dopo…

Interessantissimo osservare l’evoluzione dei capelli di Roger, una delle spie più certe del tempo che passa. Dal codino fino al 2004, a un taglio con il capello ancora variamente lunghetto fino al 2014, poi sempre meno… e giù giù fino alla stempiatura odierna, tenuta nascosta dalla fascia bianca. “Anche i capelli del vostro capo sono contati”, dice Gesù, in modo inquietante. Chissà dove sono finiti e finiranno tutti i capelli degli umani: ma questo è un altro discorso…

Il rumore della pallina, diverso nei colpi di Roger e dell’avversario: sarebbe bello un giorno uno studio sulla musica dei diversi colpi di racchetta.

Un particolare preoccupante. Ho colto il frame ritratto da Ray Giubilo nella copertina del Codice Federer del Direttore: sguardo al proprio angolo dopo la vittoria in semifinale contro Murray nel 2015 (minuto 13,31, per l’esattezza). Autismo Federer-indotto?

Infine, tre date indimenticabili. 2 luglio 2001: vittoria agli ottavi contro Sampras. Unica, leggendaria sfida tra i due. Passaggio del testimone. Sembra davvero una vita fa. 16 luglio 2017: ultima vittoria di Roger in finale, con l’occhio umido, contro Cilic. Percorso netto, due settimane irripetibili. Giovedì 4 luglio 2019, primissimo pomeriggio: campo 1, 2° turno, vittoria sul semisconosciuto Clarke. Io c’ero, con l’amico Andrea. E non aggiungo altro. Brividi tuttora. La passione non passa. Anzi non muore. Resterà anche dopo il Re, anche dopo di noi.

Arrivederci al 2021, immenso Roger? Sarebbe troppo chiederti di ingannare un’ultima volta il tempo, fino alla vittoria n. 108?

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