Il Team Europe vince ancora la Laver Cup, una competizione ormai abituale in questo periodo dell’anno.

Ricordate quando le stelle illuminavano yankee e canguri? Altri tempi, poiché gli astri, si sa, sono umorali e già da tempo hanno preso a beatificare quella parte di mondo che del tennis fu la culla. Non bastavano tre Davis a richiamare l’ambiente tennistico sul sopraggiunto cambio di brezza, ci si è messa anche la Laver Cup a firmare 6 delle 9 edizioni disputate in questo primo scorcio di nuovo millennio. Numeri che la dicono lunga circa l’evidente supremazia della Vecchia Europa rispetto al resto del mondo. Una competizione, quella pensata in onore del grande Rocket, partita in abbrivio al pari di una passerella per grandi campioni per salire, anno dopo anno, fino a incarnare un genuino confronto tra logiche sovranazionali.
Al di qua dell’Atlantico, Jannik Sinner ha declinato la chiamata , altrettanto ha fatto Ben Shelton. Assenze ampiamente giustificate che, ad onore del vero, poco hanno influito sul bilancio finale della manifestazione. Una vittoria, quella del Team Europa, dal sapore planetario, maturata in quello O2 Arena del Greenwich londinese al di sopra del quale scorre il meridiano 0, punto terrestre preso a prestito dalle convenzioni internazionali per regolare risvegli e abitudini del mondo conosciuto.
Replicato verticalmente tante volte quante sono le ore del giorno, da tempo immemore l’arco immaginario finisce per incrociarsi senza scampo con quei paralleli che, orizzontalmente ,dall’equatore si stagliano verso i poli. Un incontro fatale da cui prende forma un reticolato immaginario capace di inquadrare in un nanosecondo la posizione esatta di un qualsiasi bipede a zonzo per il pianeta. Così, vista la mania di precisione che agita l’esistenza anglosassone, non è casuale che, incrociando il 51esimo parallelo, il meridiano in questione abbia fatto da sfondo alla splendida affermazione appena riportata dal Vecchio Mondo. Un evento tanto speciale da superare coordinate cartesiane e rimbalzare lontane nel cielo, lí dove tutto è etereo, impalpabile e avulso dalle umane vicende del mondo calpestato.
Non tanto lontane tuttavia da ignorare i lasciti di questa Laver’s Cup appena terminata. Alludo alla coppia Cobolli Mensik, tanto inedita quanto sorprendente, da replicare senza indugi in un prossimo futuro è parlo anche della splendida affermazione consumata da Sacha Zverev ai danni di un Learner Tien in forte ascesa. Null’altro da dire di uno splendido evento che ha colorito questo weekend di fine settembre. Dunque, appuntamento a Los Angeles per il decennale del 2027. Solo una chiosa finale per dire che a tutt’oggi l’Europa vive la sua leadership coccolata da 66 giocatori tra i primi 100 del mondo e che il resto vaga per quel che resta degli altri continenti.

