di Valerio Carriero - 02 maggio 2020

Starace: "Sei anni da incubo. Sono innocente ma non è ancora finita"

L'intervista all'ex tennista di Cervinara nella trasmissione di Sportface "15 minuti con...". Dall'attesa sul giudizio del Tas di Losanna sino agli aneddoti con Safin, Federer e Maradona

Foto Ray Giubilo

"Sono stato assolto per quattro volte: non esisteva nulla, non c'è stato nemmeno l'appello. Avevo chiesto anche all'Atp di farmi un processo perché non avevo nulla da nascondere ma loro si sono costituiti come parte civile al processo penale, dove per altro sono stato assolto. Dopo cinque anni si sono inventati un altro processo, andando oltre la giustizia sportiva italiana e quella penale". Potito Starace ha raccontato così le sua situazione in campo legale durante la trasmissione di Sportface "15 minuti con..." con Alessandro Nizegorodcew. Il tennista di Cervinara è ancora in attesa del giudizio del Tas di Losanna nonostante il processo in Italia abbia già dimostrato l'insussistenza dei fatti contestati per il coinvolgimento in un caso di scomesse. "Io ho smesso di giocare a tennis per questo motivo. Nonostante fossi in là con gli anni, sicuramente in doppio avrei avuto una carriera più longeva - ha proseguito Potito, che non riesce a vedere la luce in fondo al tunnel - prima un appello è stato annullato a causa della morte di un giudice, ora il coronavirus ha nuovamente rimandato tutto. Sto vivendo un incubo ma aspetto, comunque fiducioso nella giustizia. Ho avuto tante richieste come coach ma ho dovuto sempre rimandare. Sono stati 6 anni durissimi, vissuti da innocente. Ma ho le spalle larghe, spero finirà presto perché è passato fin troppo tempo”.

Nonostante questa vicenda e tanti infortuni nell'arco della carriera, Starace ha comunque tanti ricordi legati al campo, a partire dal Roland Garros del 2004, quando fece tremare Safin al terzo turno: “Quella partita ancora mi fa male. È stato un incontro lunghissimo, ho avuto due match point con il servizio, è normale che ci sia qualche rimpianto. In uno di questi feci serve and volley, misi la prima ma mi venne chiamato foot fault. Persi quello ed il punto successivo, prima che Safin interruppe il match chiamando medical time out per un problema con le vesciche, nonostante non fosse consentito. Purtroppo lì iniziai a pensare troppo, alla partita e a quello che sarebbe potuto succedere”. Lo stesso anno si affacciò sino alle semifinali di Gstaad, in cui fu sconfitto da Federer. "Prima dell'incontro Roger si avvicinò negli spogliatoi per parlarmi: nonostante non fossi preparatissimo con l’inglese, riuscii a capire che mi voleva presentare la madre. Mi fece complimenti sul mio gioco oltre a dirmi che avevo un nome piuttosto strano. Ora ho un buon rapporto con lui, dei fab4 è quello che mi dava più fastidio perché mi toglieva il tempo e non mi dava modo di esprimere il mio gioco. Con Nadal invece riuscivo a fare più partita, nonostante poi abbia sempre perso il suo stile non mi creava tanti problemi".

Con uno Starace in forma il divertimento era sicuramente assicurato in campo ma altrettanto poteva dirsi fuori dal rettangolo di gioco. "Con Azzaro eravamo a Wolfsburg per un Challenger, dormivamo nella stessa camera dove ogni notte venivamo disturbati dall’interferenza di una radio. Dopo alcune notti non ho resistito. Ero anche nervoso perché avevo perso la mia partita, non riuscivo a dormire e così ruppi la radio a racchettate. Dopo due/tre settimane ci arrivò una multa di 300 euro da parte dell’Atp con una sospensione di ospitalità per quattro settimane". Indimenticabile l'episodio a Buenos Aires nel 2008 durante i quarti di finale contro Nalbandian. "Eravamo 4-3 al primo quando vidi arrivare Maradona, mio idolo da sempre. Dopo un game il match venne interrotto per pioggia. Ripreso il match, dopo essere passato avanti di un set e di un break, cominciò ad insultarmi pesantemente. All’inizio lasciai passare, ma dopo aver perso il secondo vidi nero e decisi di andare dall’arbitro a dirgli: “O lo cacci, o me ne vado io”. Maradona continuò, persi quel match e andai via senza nemmeno fare la conferenza stampa. Dopo un po’ di tempo ci chiarimmo, mi spedì la maglietta autografata che ho ancora qui in casa”.

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