Redazione - 28 gennaio 2020

Sofia Kenin: la genesi di una campionessa annunciata

La rivelazione dell’edizione 2020 degli Australian Open è senza dubbio Sofia Kenin: classe '98 americana, di origine russe, quest’oggi ha agguantato la prima semifinale Slam di una carriera che si preannuncia luminosa

1 di 3

foto Ray Giubilo

Definire l’exploit di Sofia Kenin agli Australian Open non è facile. Difficile parlare di sorpresa, visto che la statunitense è già al gradino numero 15 del ranking mondiale. Quasi impossibile parlare di conferma, visto che in pochissimi avrebbero pensato di vedere la 21enne già così matura, già così pronta al grande salto.

Con una prova sontuosa quest’oggi l’americana, in un quarto di finale del tutto inedito, si è sbarazzata della concorrenza di Ons Jabeur, ottenendo la possibilità di giocarsi le proprie carte in una semifinale ad alta tensione contro la numero 1 del mondo Ashleigh Barty. Un tennis solido ed estremamente regolare che ha man mano messo in riga tutte le avversarie che si sono frapposte lungo il suo cammino, fin qui immacolato tolto il primo set perso contro Coco Gauff negli ottavi di finale. Senza possibilità di smentita Sofia sarà una presenza costante delle fasi finali dei tornei Wta, in un circuito che in questo periodo storico vive di costanti altalene e che fatica a trovare giocatrici permanentemente vincenti. D’altronde la sua è una storia “vincente” sin dalle primissime fasi della sua ancor breve carriera, una storia già scritta e sintetizzata dalle risposta alla domanda postale circa 14 anni fa: “Why you wanna be a tennis pro?”. Risposta tanto concisa quanto chiara: “Cause i wanna be a champion and i wanna be number one in the world”.

Sofia Kenin con Kim Clijsters... qualche anno fa.

Sofia, o Sonya come i suoi amici e parenti sono soliti chiamarla, inizia a giocare a tennis all’età di 5 anni. Dopo una breve parentesi in Russia (Mosca è la sua città natale), il nucleo familiare decide di trasferirsi in Florida, precisamente a Pembroke Pines. Papà Alexander, suo attuale allenatore che nei vari coaching le dispensa consigli metà in russo e metà in inglese, comincia ad intravedere nei primissimi anni di attività di sua figlia un potenziale fuori del comune. I risultati, e le conseguenti copertine nazionali ed internazionali, non faticano ad arrivare: all’età di 10 anni si aggiudica il prestigioso “Little Mo”, competizione riservata ai migliori talenti under 10 americani che sarà solo uno dei tanti traguardi raggiunti dalla piccola Sofia nella sua carriera Junior. Con il passaggio all’under 12 il talento cristallino di Kenin comincia ad interessare attivamente la Federazione statunitense, che le concede tra le tante opportunità quella di scambiare qualche palla con quella che era l’élite del tennis del momento: Kim Clijsters, Anna Kournikova, John McEnroe, Venus Williams e Jim Courier sono solo alcuni dei campioni che l’americana, nonostante la tenerissima età, ha avuto l’opportunità di conoscere e di ammirare da vicino. Un’opportunità riservata a pochi eletti e che Sofia ha dimostrato ampiamente di meritare, visti e considerati i risultati conseguiti sia da juniores sia da pro.

Dopo aver raggiunto il numero 1 in tutte le classifiche under statunitensi, Kenin cominciò ad affacciarsi al panorama internazionale grazie ai giochi olimpici estivi e alla Fed Cup junior, oltre all’edizione 2014 dell’Orange Bowl che la vide trionfare in quello che viene considerato il “quinto Slam”. A livello giovanile, prima del definitivo passaggio ai pro datato Settembre 2017, ha ottenuto ottimi risultati come la finale del 2015 agli Us Open e il piazzamento al numero 2 della classifica Itf. Dopo buoni risultati che lasciavano presagire ad un futuro luminoso già nel 2017 e 2018, è l’anno appena trascorso il “turning point” della sua carriera: con ben 3 titoli Wta International conquistati e i sorprendenti ottavi di finale al Roland Garros, Kenin irruppe perentoriamente nella top 20, mostrando al mondo intero che le aspettative di una nazione intera erano ben riposte.

Ma la sensazione è che le pagine più belle della sua carriera debbano ancora essere scritte. Nel mito di Serena Williams e Maria Sharapova, Sofia proverà ad emulare le gesta dei suoi idoli sin da domani: appuntamento con la storia alla Rod Laver Arena, nella sua prima semifinale Slam.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
TUTTO SU ROGER, RAFA E NOLE