Storica semifinale azzurra sul rosso di Francia. Il romano e il ligure disputano la loro prima semifinale Slam; il vincitore sarà il terzo finalista italiano dell’Era Open a Parigi, il sesto della storia in un major

Foto di Ray Giubilo

Ci sarà un italiano in finale al Roland Garros. Una bellissima sensazione nell’attesa di assistere alla prima semifinale Slam maschile tutta italiana tra i due magnifici Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi. Una storia che ha dell’incredibile come, del resto, un po’ tutto questo Roland Garros 2026, torneo delle favole per i nostri Flavio e Matteo e per la polacca Maja Chwalinska, 24 anni e n. 114 del mondo, proveniente dalle qualificazioni e finalista nella gara femminile.

Nonostante la sconfitta prematura e inaspettata di Sinner, l’Italia è ancora grande protagonista a Parigi grazie alla tempra e alla resilienza di questi due ragazzi che, giunti in Francia senza particolari exploit (soprattutto Arnaldi) avevano, sì, buone sensazioni, ma hanno acquisito maggiore fiducia esprimendo via via un tennis sempre più solido e consapevole. L’elemento che ha fatto la differenza è stata una forza mentale degna dei top players più navigati, riuscendo a gestire al meglio sfide tostissime. Il vincitore sarà il terzo italiano dell’Era Open a disputare la finale del Roland Garros, dopo Panatta e Sinner, il sesto della storia a raggiungere una finale major tout court dopo Pietrangeli, De Stefani, Panatta, Sinner e Berrettini.

Cobolli, n. 14 ATP, giunge alla semifinale avendo concesso solo due set, contro Svajda e Auger Aliassime e vanta un bilancio di 28 successi a fronte di sole 10 sconfitte sul rosso dall’inizio della stagione 2025, compresi i titoli di Bucarest e Amburgo, appunto, dell’anno scorso. Proiettato già alla decima posizione del ranking in caso di vittoria con Arnaldi, Cobolli aspira alla sua sesta finale del Tour, la più importante finora in carriera, la terza della stagione dopo quelle di Acapulco e Monaco.

Se consideriamo solo i due precedenti (entrambi sulla terra) nel circuito maggiore, Flavio e Matteo sono 1-1: il romano ha vinto l’ultimo incontro, l’anno scorso, proprio al Roland Garros, in quattro set; il ligure invece si era imposto in due manche a Umago, nel 2023. In realtà, i due si sono sfidati altre tre volte nei Challenger, sempre sul rosso: una nel 2021 a Napoli (vittoria di Cobolli) e due nel 2022, a Vicenza e Cordenons, con doppia vittoria di Arnaldi.

Attento ai minimi dettagli in questo Roland Garros, Flavio ha confessato di essere anche un po’ superstizioso: “In questa settimana sono un po’ più scaramantico del solito e un po’ più pazzo degli altri” ha confessato in conferenza stampa dopo la vittoria contro Auger, “frequento sempre lo stesso ristorante, consumo lo stesso menù e utilizzo la stessa doccia”. Quale doccia? “La doccia di Rafa! Ricordo che una volta stavo facendo la doccia negli spogliatoi e, quando lui è arrivato, ho dovuto sbrigarmi perché stavo occupando quella che di solito usava lui; Nadal mi ha spiegato infatti che utilizzava sempre la stessa doccia ormai da 14 anni! E quindi, la cosa migliora che io possa fare qui è usare la sua!” Come dargli torto?

L’Arnaldi giunto in semifinale è un vero marathon man. Il sanremese, infatti, ha speso ben 19 ore e 42 minuti in campo nei match precedenti, quasi sei in più rispetto a Flavio, realizzando così il record del maggior tempo speso in partita per arrivare ad una semifinale Slam dal 1991. Non solo. Matteo, attuale n. 104 del mondo, potrebbe diventare il tennista con il ranking più basso a disputare la finale del Roland Garros e il secondo con la classifica più bassa in una finale major tout court dopo Ivanisevic (n.125) a Wimbledon, nel 2001. Con le performance realizzate a Porte d’Auteuil ora è idealmente n. 34 ATP ma, in caso di vittoria, potrebbe salire alla posizione n. 24; se superasse Cobolli, Arnaldi raggiungerebbe la sua prima finale in carriera.

Per Matteo, tuttavia, l’enorme risultato della semifinale giunge con una nota di tristezza per il ritiro, sul 7-5 5-2, dell’altro splendido Matteo. Tanta sfortuna per Berrettini che, nel derby dei quarti di finale, è stato costretto alla rinuncia per un forte dolore all’anca. “È stata dura. Non si augura a nessuno di terminare un torneo in questo modo” ha detto Arnaldi sulle sorti dell’amico e compagno di squadra, “Berrettini ha disputato un torneo fantastico e tutti noi stiamo facendo un grande lavoro in Italia. Spero che possa recuperare al più presto perché si sta avvicinando la stagione sull’erba e lui è uno dei più forti su quella superficie”.

A Parigi, Arnaldi giunge da “lontano”. Una prima svolta, però, arriva grazie alla vittoria al Challenger di Cagliari, il mese scorso: “Stento ancora a crederci” ha ammesso il ligure, “se penso che un mese fa ero quasi n. 150 del mondo; poi ho giocato a Cagliari e, da quel momento, ho cominciato a sentirmi molto meglio e ad allenarmi come volevo”.

Non è la prima volta che l’ocra dello Chatrier regala una favola al tennis azzurro. Pensiamo a Francesca Schiavone, a Marco Cecchinato, a Lorenzo Musetti… Ora sono Cobolli e Arnaldi a poter sognare in grande. La finale li aspetta…