L’ex numero 1 del mondo si è soffermato su Carlitos e Sascha, i due leader del Team Europe in questa edizione della Laver Cup

Come aveva promesso nel giorno del suo ritiro dall’attività professionistica, Roger Federer è rimasto a stretto contatto con lo sport che gli ha dato tutto. L’ex numero 1 del mondo, che ha terminato la sua carriera senza rimpianti, segue con grande interesse le dinamiche del circuito professionistico ed è sempre molto interessante ascoltare la sua opinione sui talenti di oggi. La leggenda svizzera è entrata nella Hall of Fame quest’estate, mettendo il sigillo definitivo su un’epopea a dir poco straordinaria.
Intervistato da ‘La Gazzetta dello Sport‘ durante un evento organizzato dal suo sponsor Mercedes Benz a Londra, il ‘Maestro’ di Basilea ha ricordato il suo addio al tennis avvenuto proprio alla O2 Arena quattro anni fa: “Sono scoppiato a piangere, ma era felicità non malinconia. Se chiudo gli occhi riesco a rivivere le sensazioni di quel momento, io che ad un certo punto ho preso Rafa Nadal per mano, anche se solo per un istante. Non potrò mai dimenticarlo. Sono contento di aver potuto chiudere la mia carriera ancora meglio di quanto avrei immaginato.”
Dopo aver incoronato Jannik Sinner come il miglior giocatore al mondo, Re Roger si è soffermato anche su Carlos Alcaraz e Alexander Zverev, i due leader del Team Europe in questa edizione della Laver Cup. “Guardare Carlitos giocare è semplicemente un piacere. Quel ragazzo è un genio, ha la capacità di fare qualsiasi cosa in campo. Il problema è che a volte ha persino troppe opzioni e non sempre sceglie quella giusta. Per quanto riguarda Sascha, quest’anno ero nel Royal Box a Wimbledon e ricordo di aver pensato che stesse giocando molto bene. Da tempo gli dicevo che il suo tennis doveva diventare più aggressivo ed è fantastico che si sia unito alla cerchia dei campioni Slam, raggiungendo quello status che tutti gli riconoscevamo” – ha concluso Federer.

