La leggenda azzurra non è particolarmente intrigata dal tennis di oggi, troppo basato sulla potenza e sulla forza bruta

Foto di Ray Giubilo

Oltre ad essere uno dei leader del circuito maschile insieme a Jannik Sinner, con cui sta dando vita ad una rivalità elettrizzante, Carlos Alcaraz è uno dei pochissimi giocatori in grado di fare qualcosa di ‘diverso’ in campo rispetto a tutti gli altri. Non è un segreto che il tennis si sia uniformato sempre di più a causa di una moltitudine di fattori, inclusa la scelta di rendere le superfici tutte più o meno simili. Grazie al suo immenso talento e alla spettacolarità delle sue giocate, il 23enne di Murcia è diventato il tennista più amato dai fan in questa fase storica.

La sua assenza di oltre quattro mesi, causata da un infortunio al polso, si è fatta sentire eccome, avendo privato gli appassionati del suo tennis champagne. L’ex numero 1 del mondo è rientrato agli US Open, mostrando fin da subito una buona condizione che gli ha permesso di spingersi fino ai quarti. Il fuoriclasse spagnolo ha cullato il sogno di difendere il titolo vinto a New York nel 2025, ma la sua corsa si è arrestata contro Ben Shelton in quello che molti hanno etichettato come il match più spettacolare dell’edizione 2026.

In una recente intervista a ‘Fuori Onda‘, il vodcast del quotidiano ‘Il Corriere della Sera‘, la leggenda del tennis italiano Adriano Panatta ha rimarcato come tutti giochino allo stesso modo con la sola eccezione di Carlitos: “Le partite che mi interessano sono pochissime. Nutro grande rispetto per tutti i giocatori, però mi annoio a morte. Dopo due game già so cosa faranno, a parte Alcaraz, l’unico giocatore con delle soluzioni diverse. Lui riesce a fare ciò che faceva Roger Federer qualche anno fa. Quando giocava lo svizzero, si tirava un po’ più piano. Sembra passata un’eternità. Al giorno d’oggi, anche nei tornei minori, si tira a 2000 all’ora senza un minimo di raziocinio.”