L’ex numero 3 del mondo ha speso belle parole per il movimento italiano, che gode di eccellente salute, come dimostrano i tre azzurri presenti nei quarti a Parigi

Foto Ray Giubilo

Il Roland Garros 2026 ha certificato che il movimento italiano gode di eccellente salute, con o senza Jannik Sinner (e Lorenzo Musetti). La prematura e scioccante eliminazione del numero 1 ATP a Parigi, dovuta ad un misterioso malessere, aveva gettato gli appassionati nello sconforto, invece ci hanno pensato altri tre esponenti azzurri a tenere alta la bandiera. Si tratta di Flavio Cobolli, Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi, che scenderanno tutti in campo quest’oggi per i quarti di finale del secondo Slam stagionale.

Cobolli affronterà il canadese Felix Auger-Aliassime in un match che si preannuncia davvero interessante, mentre in serata sarà la volta del derby fra Berrettini e Arnaldi. Durante una conferenza stampa a Parigi, l’ex numero 3 del mondo Ivan Ljubicic ha ammesso che il modello italiano è il più invidiato di tutti in questo momento: “L’Italia dispone di tanti giocatori di alto livello e dobbiamo capire cosa hanno fatto per arrivare a questo punto. Conosco piuttosto bene l’ambiente e ogni giocatore ha seguito un percorso specifico. Sinner è cresciuto con Riccardo Piatti, Berrettini con Vincenzo Santopadre, Arnaldi a Sanremo e così via. La Federazione ha sicuramente svolto un lavoro eccellente per aiutarli, ma non è stata il motore diretto dei singoli progetti.”

‘Ljubo’ è andato avanti: “Stiamo studiando attentamente il modello italiano per capire quali aspetti possano ispirarci. Ciò che posso dire con certezza è che una Federazione non potrà mai essere responsabile al 100% del processo di crescita di un giocatore. Devono unirsi numerosi fattori: il giocatore, la famiglia, il coach e poi il supporto della Federazione. Non c’è dubbio che diventa tutto più facile quando si ha un fuoriclasse come Jannik. La sua ascesa ha motivato tutti i suoi connazionali ad andare oltre i loro limiti, ottenendo risultati che sono sotto gli occhi di tutti.”