Le proteste dei giocatori negli ultimi anni hanno indotto l’ATP a muoversi, dando il via ad una sperimentazione che potrebbe essere estesa anche ai tornei più importanti

Nelle ultime stagioni, si sono intensificate le proteste dei giocatori circa la qualità delle palline utilizzate. Di recente, la leggenda serba Novak Djokovic ha evidenziato come ci sia stato un cambiamento significativo dopo il Covid, che avrebbe inciso sul modo in cui le palline vengono prodotte e sulla loro ‘capacità’ di rimanere integre a lungo. Dopo pochi game, la loro qualità si abbasserebbe drasticamente e sarebbe quella una delle cause dell’aumento del numero di infortuni (soprattutto nella zona del braccio e dell’avambraccio).

Per questo motivo, l’ATP ha deciso di venire incontro alle richieste dei giocatori e sarà avviata una sperimentazione nei tornei Challenger. Scendendo nel dettaglio, le palline verranno cambiate per la prima volta dopo 5 game anziché 7, mentre i successivi cambi avranno luogo ogni 7 game invece che 9. Laddove i risultati di questo test fossero buoni, è possibile che tale sperimentazione venga estesa anche ai tornei più importanti del circuito maggiore.

L’ultimo in ordine temporale a criticare le palline attuali è stato Taylor Fritz, che sta vivendo una stagione con alti e bassi a causa di un infortunio al ginocchio. “Il principale problema di queste palline è che, quando si consumano, diventano estremamente grandi e lente. Ritengo che la qualità del prodotto sia calata in modo drastico negli ultimi anni. Molte volte la combinazione fra palle e velocità del campo rende estremamente difficile giocare ad un buon livello. Durante alcuni tornei giocati quest’anno, mi è capitato di fermarmi a guardare le palline e di pensare a come fosse possibile andare avanti in quel modo a livello professionistico.” Vedremo dunque se questa iniziativa dell’ATP sarà utile a smuovere le acque, essendo evidente a tutti come non si potesse più restare inerti e fosse necessaria una svolta sostanziale.