ROLAND GARROS – Una finale senza pathos regala a Novak Djokovic il 12esimo Slam in carriera. Battuto un Murray quasi disastroso nel rendimento al servizio. Il serbo centra il quarto Major consecutivo: un po’ di paura nel finale, ma la sua superiorità è evidente. E potrebbe continuare anche in futuro.

Per fortuna di Novak Djokovic, quello che si tramanda ai posteri è l’albo d’oro. Lo sa bene Adriano Panatta, che gli ha consegnato la Coppa dei Moschettieri: il romano ha smarrito il trofeo del 1976 (“Forse durante un trasloco”), ma non gli importa. Ciò che conta è l’albo d’oro. Dall’anno prossimo, sulla coppona del Roland Garros, sarà inciso il nome del serbo. Tutto il resto passerà in secondo piano, a partire da un brutto torneo (non per colpa sua, eh!) fino a una finale così così. Nole ha acchiappato l’unico Slam che gli manca battendo l’eterno amico (più amico che rivale, ahilui) Andy Murray col punteggio di 3-6 6-1 6-2 6-4. Parigi aveva visto finali migliori (anche peggiori, tipo Bruguera-Berasategui nel 1994) e forse i 15.000 dello Chatrier avrebbero meritato di più. Per la 34esima volta Djokovic e Murray hanno messo in scena il solito spettacolo: tanti scambi, più errori che colpi vincenti, qualche colpo strappa-applausi e nulla più. Oltre a non esserci il giusto “incastro spettacolare” tra i due, manca anche la cattiveria agonistica. Federer-Nadal, Djokovic-Federer e Djokovic-Nadal offrono di più in termini di pulsazioni agonistiche, di fervore intimo e morale. Oggi abbiamo avuto un sussulto solo nel quarto set, quando un Murray sull’orlo del burrone ha esalato qualche “Come On!” quando provava a non arrendersi, o almeno a non prendere una scoppola come nel secondo e nel terzo set. I tremori di Djokovic negli ultimi game gli hanno dato una piccola mano, ma Nole ha trovato i colpi giusti prima che il match si complicasse sul serio. Sul 5-4 e 15-15 del quarto set, ha azzeccato una contro palla corta che ha rispedito al mittente i propositi di Murray. Qualche minuto dopo, al terzo matchpoint (dopo un po’ di tremarella nei primi due: doppio fallo e rovescio in corridoio), un rovescio in rete gli ha regalato il dodicesimo Slam: uno in più di Rod Laver e di Bjorn Borg, dodici come Roy Emerson. Due in meno di Rafael Nadal e Pete Sampras. Cinque in meno di Roger Federer. Ci sarà tempo per riflettere sulle sue possibilità di agganciare chi gli sta davanti, o magari acciuffare quel Grand Slam che tra i maschietti manca da 47 anni.





LO SPETTACOLO VERO E’ DOPO IL MATCHPOINT
Oggi è tempo di raccontare una finale che ha deluso le attese, almeno in parte. Non ci si aspettava chissà cosa, ma almeno più lotta. Più pathos. Invece le cose più belle, quelle da labbra tremolanti, sono arrivate dopo il matchpoint. Un Djokovic più sollevato che esaltato ha imitato il suo amico Guga Kuerten, che quindici anni fa dipinse un cuore gigante sulla terra di Parigi e ci si sdraiò in mezzo. Lui ha fatto esattamente lo stesso, con il sorriso divertito di Guga, alla cui destra c’era il giovane carioca Orlando Luz (finalista nella prova junior di doppio). Ancora prima, aveva coinvolto otto raccattapalle nel suo modo di esultare inaugurato al Foro Italico: lanciare virtualmente il proprio cuore ai quattro angoli dello Chatrier. Il sorriso delle ragazzine era sincero, coinvolgente…il giusto divertimento dopo due settimane di lavoro, fatica e disciplina. E poi la premiazione, con Adriano Panatta che gli ha sussurrato qualcosa all’orecchio prima di consegnargli il trofeo. E poi, come una rockstar sul palcoscenico, ha alzato il trofeo verso un cielo finalmente azzurro dopo giorni di tuoni, pioggia e nuvole. Non ha pianto, Djokovic: si è commosso quando le casse hanno sparato l’inno della sua Serbia, ma lui è così. Riesce ad avere una corretta percezione delle cose e le lacrime le lascia ad altri. La partita è stata decisa da quei 2-3 dettagli che, storicamente, definiscono le loro sfide: in particolare, le percentuali di Murray al servizio. Contro Wawrinka aveva messo in campo il 67% di prime palle, mentre stavolta si è attestato su un modesto 50%. Male. Ancora peggio con la seconda palla, dove ha intascato appena 22 punti su 54. Numeri troppo miseri per arginare Djokovic, impeccabile per due set e mezzo dopo un inizio da incubo. Già, perché è sceso in campo un filo contratto e ha incassato il break nei primi due turni di servizio, oltre a commettere troppi errori con il suo colpo migliore: il rovescio. Ma la partita è girata rapidamente. Troppo rapidamente. Nole ha preso il comando delle operazioni e Murray ha provato una fastidiosa sensazione di impotenza. 6-1, 6-2, 5-2. Fino a quando un pizzico di umanissima paura ha pervaso i pensieri di Djokovic. Ma non tanto da farlo scivolare.

NON CALENDAR YEAR GRAND SLAM
Più passa il tempo e più Djokovic si conquista il diritto ad entrare nell’eterno dibattito sul più forte tennista di tutti i tempi. Intanto è diventato l’ottavo giocatore nella storia a completare il Career Grand Slam. Prima di lui c’erano riusciti Don Budge, Fred Perry, Rod Laver, Roy Emerson, Andre Agassi, Roger Federer e Rafael Nadal. Un club ristretto, molto ristretto. Ma Nole può puntare ancora più in alto, magari a centrare il Grande Slam. Nel frattempo è diventato il primo tennista di sempre, almeno in campo maschile, a vincere quattro Slam consecutivi ma in anni diversi. Dopo la sconfitta con Wawrinka dell’anno scorso, ha intascato Wimbledon, Us Open, Australian Open e Roland Garros. Neanche Federer ce l’aveva fatta. Soltanto Budge e Laver avevano fatto altrettanto, mentre tra le donne questo particolare Slam “alternativo” era stato colto da Martina Navratilova (1983-84), Steffi Graf (1993-94) e per due volte da Serena Williams (2002-03 e 2014-15). Numeri impressionanti, facilitati da una paurosa omologazione di superfici e condizioni di gioco. Per questo è difficile capire (o immaginare) fino a dove potrà spingersi. Per adesso si gode la sua dozzina di Slam e un dominio con pochi precedenti nella storia.

ROLAND GARROS 2016 – Finale
Novak Djokovic (SRB) b. Andy Murray (GBR) 3-6 6-1 6-2 6-4

GRAND SLAM – I PLURIVINCITORI
Roger Federer – 17
Pete Sampras – 14
Rafael Nadal – 14
Novak Djokovic – 12
Roy Emerson – 12
Rod Laver – 11
Bjorn Borg – 11
Bill Tilden – 10
Fred Perry – 8
Ken Rosewall – 8
Jimmy Connors – 8
Ivan Lendl – 8
Andre Agassi – 8