Il giovane americano non ha avuto paura di raccontare la sua storia e vuole diventare una fonte di ispirazione per gli altri

La carriera di Jenson Brooksby è passata attraverso numerosi momenti delicati, che hanno reso il suo percorso più complicato rispetto a quello della maggior parte dei suoi colleghi. Il giovane americano ha subito una sospensione di 18 mesi – poi ridotta a 13 mesi – per aver saltato tre controlli antidoping nell’arco di un anno ed è tornato in campo agli Australian Open con il ranking protetto.
Jenson non ha impiegato molto tempo per tornare a mostrare quelle qualità che gli erano state riconosciute fin dai suo esordi nel circuito professionistico e ha sollevato il suo primo titolo ATP a Houston, nonostante avesse iniziato il torneo da numero 507 del mondo ricevendo una wild card per le qualificazioni.
Di recente, Brooksby è stato protagonista della rubrica ‘My Point’ – che è gestita dall’ATP – e ha raccontato quanto sia stata dura per lui all’inizio convivere con tutti i pregiudizi sull’autismo: “Soltanto a dicembre ho rivelato al mondo che mi è stata diagnosticata una forma di autismo da bambino, una diagnosi piuttosto rara che colpisce un bambino su 100. So che non è un argomento che viene trattato spesso nell’ambito dello sport professionistico, ma ho ricevuto tantissimi messaggi di incoraggiamento che mi hanno fatto piacere.”
L’americano ha proseguito: “Vincere il mio primo titolo ad aprile – che è il mese mondiale dell’autismo – è stato davvero speciale e mi ha riempito di orgoglio. Spesso ho temuto di essere giudicato a causa dei miei comportamenti, ma il mondo sta cambiando e oggi mi sento pronto per raccontare la mia storia. Sono contento di poter essere una fonte di ispirazione per chi soffre di autismo.”
La speranza dei fan e degli addetti ai lavori è che questo ragazzo possa finalmente concentrarsi a pieno sulla sua carriera e riesca ad esprimere il suo potenziale, così da diventare la prossima grande promessa del tennis americano.

