INTERVISTA - Victoria Jimenez Kasintseva: "In campo non posso avere sedici anni, devo essere donna"

INTERVISTA - Victoria Jimenez Kasintseva si racconta a "IL Tennis Italiano" a pochi giorni dal successo nei Campionati Individuali Europei under 18

Foto Marco Lori

Aver fatto tantissimo, non aver ancora fatto nulla. Questo concetto si addice perfettemente alla sedicenne Victoria Jimenez Kasintseva. La giocatrice di Andorra, nel 2020 campionessa degli Australian Open Junior, è attualmente numero 157 WTA ma è consapevole di essere ancora lontana dai suoi veri obiettivi. Figlia di Joan Jimenez-Guerra ex giocatore che gestisce un’accademia a Barcellona, città dove fa base. Nella città catalana è avvenuto anche l’incontro dei genitori, la madre è la russa Yulia Kasintseva, al tempo tennista a livello collegiale. Il primo a giocare in famiglia è stato il nonno, anch’esso di Andorra, che ha poi trasmesso la passione ai suoi due figli. Il resto come si suol dire è e sarà storia.

Di solito ad inizio adolescenza molti ragazzi capiscono di poter provare a diventare giocatori. Tu a 14 anni avevi già vinto l’Australian Open Junior, quindi quando hai maturato la consapevolezza di ciò che avresti voluto fare?

“Credo di averci creduto da quando io abbia iniziato. Quando avevo otto anni già volevo diventare una tennista, è sempre stata una grande passione. Quando non ero in campo mi allenavo contro il muro di casa per ore con quell’obiettivo. Ad undici anni ho giocato i primi tornei Tennis Europe e ho subito iniziato a vincere, quindi ho capito di poter percorrere una strada realistica.

Fisicamente ti sei sviluppata molto presto ed il tuo tennis è andato di conseguenza. Negli ultimi due anni hai fatto grossi cambiamenti o l'idea di base è rimasta la stessa?

“La transizione da junior a pro è stata più difficile di quello che la mia classifica dice al momento. Ho fatto questo salto molto giovane ed è difficile trovare continuità, mi capita ancora spesso di poter perdere al primo turno. In campo a questo livello puoi vincere o perdere con tutti, perché anche una giocatrice che è 700 del mondo nella giornata giusta ha le qualità per vincere. Pian piano sto cercando di trovare continuità, ma è qualcosa che dovrò fare gradualmente. Tennisticamente posso sicuramente crescere al servizio e diventare molto più aggressiva. A volte sono un po’ troppo severa con me stessa perché vorrei sempre vincere, ma la sconfitta fa parte del gioco. Quindi quello che ho cambiato e sto provando a migliorare è soprattutto l’approccio mentale perché sto diventando una donna e devo competere e comportarmi come tale. Sto diventando più professionale perché ho capito che qui non posso comportarmi come una sedicenne, a questi livelli se mi approccio come una sedicenne non potrò mai vincere”.

Però alla fine tu sei una sedicenne oggi, come d’altronde eri una quattordicenne quando hai vinto l’Australian Open. In quel momento come hai gestito un successo così grande?

“Dopo la vittoria di Melbourne ho capito di non potermi preoccupare delle aspettative altrui, se lo facessi la mia testa esploderebbe. Davvero tanta gente ha la sua opinione e scrive i propri commenti, ma io devo pensare a quelle che sono le mie ambizioni. Quindi alla fine mi preoccupo della pressione positiva che ci mettiamo io ed il mio team perché i traguardi che voglio raggiungere sono naturalmente importanti. Con il tempo migliorerò sempre di più a gestire tutta questa parte, adesso forse non sto vivendo il mio miglior momento dal punto di vista mentale perché non ho giocato molto anche a causa di un infortunio”.

Che infortunio hai avuto?

“Ho avuto qualche problema alla schiena, un’ernia che però è rientrata senza operazioni. Sono stata ferma per un mese in cui ho fatto fisioterapia ed esercizi. In generale il mio corpo mi ha fatto capire di avere bisogno di una pausa perché nel finale di 2021 avevo raggiunto il mio best ranking giocando veramente tanto. Questo stop alla fine mi ha fatto bene perché comunque giocare ogni settimana può essere molto intenso. Durante il recupero mi sono goduta del tempo con la mia famiglia e per tornare all’inizio a volte mi piace tornare una sedicenne”.

Pensando alla vita di un’adolescente mi viene da chiederti come gestisci le amicizie, sia quelle nel circuito che quelle ad Andorra.

“Ad essere onesta non ho tante amiche, la maggior parte di loro sono ragazze che giocano a tennis nel tour. Fuori dal circuito penso di avere una sola amica con cui sono andata a scuola da piccola. Ho poi una migliore amica che qualche anno fa si allenava con me. Il resto delle mie relazioni si sviluppa nei tornei, sia con le ragazze che giocavano con me a livello junior ma anche con quelle che ho iniziato a conoscere adesso a livello professionistico. Pian piano faccio sempre più conoscenze, all’inizio quando sei nuova non è facilissimo, ma poi giocando ogni settimana tornei vedi sempre più spesso le stesse ragazze”.

Ad Andorra come ti percepiscono? Sei una celebrità a tutti gli effetti?

“Sicuramente sono parecchio conosciuta perché sono un’ottima atleta. Mio padre aveva avuto un po' di notorietà quando era stato numero 505 ATP, poi si è ritirato molto giovane. A me piace che questa gente venga a tifarmi e che si interessi al tennis grande a me. Come ho detto prima alla fine non sento pressioni esterne, quindi essere riconosciuta mi fa piacere. Tra l’altro sono contenta di aver vinto il Campionato Individuale Europeo under 18 dove ho rappresentato il mio Paese da tennista juniores per l’ultima volta”.

Il tuo team da chi è formato al momento?

“Sono davvero fortunata perché ho già un grande team. Mio padre naturalmente mi ha sempre seguito e viaggia anche con me alcune settimane. Il mio coach però è al momento Eduardo Nicolas e poi un’altra figura che mi segue costantemente è il mio preparatore fisico Angel Canals. Il fisioterapista al momento ce l’ho ma sta ad Andorra, se dovessi diventare davvero forte forse un giorno riuscirò a portare in viaggio anche lui (ride, ndr).

Fuori dal campo segui il tennis o fai altro?

“Fuori dal campo provo a non pensare tanto al tennis, magari riguardo i miei match ma non seguo in tv altri incontri. Mi piace molto Petra Kvitova come tennista perché è mancina ed è molto aggressiva, questo è qualcosa che dovrei imparare da lei a fare meglio. Nel 2021 ci siamo allenate insieme a Madrid ed è stata una grande esperienza, vorrei essere come lei un giorno. Da piccola mi piaceva moltissimo anche Maria Sharapova e di suoi match ne ho visti davvero tanti. Qualche anno fa ecco sì guardavo veramente tanto tennis in tv, adesso magari guardo degli highlights su Youtube”.

Oltre ad essere come Petra Kvitova, quali sono i tuoi obiettivi?

“Non ti dico nulla sulla classifica perché ci sto già pensando tanto e non sta andando molto bene. Voglio continuare a migliorare e sul lungo termine voglio semplicemente diventare la migliore giocatrice possibile, diventare top 100 sarebbe già uno step che mi renderebbe orgogliosa”.

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