Fabio porta al quinto Alcaraz, Djokovic continua a lottare per le prime posizioni del ranking, Cilic rispedisce a casa Draper…

Carlos Alcaraz che si fa portare al quinto set – sull’erba, dove è da due anni campione di Wimbledon! – dal 38enne Fabio Fognini, Marin Cilic che sbatte fuori dai Championships il numero 4 del mondo Jack Draper. Gael Monfils che a 38 anni a gennaio è diventato il più anziano vincitore di un torneo Atp Tour e nello spogliatoio incontra il suo coetaneo Novak Djokovic, reduce da una vittoria in tre set su Dan Evans, e gli dice: è di giornate come questa che abbiamo bisogno a quest’età.
L’età – fra i 35 e i 38 anni – di una vera generazione di fenomeni – e non parliamo solo di Federer, che ha qualche annetto in più, di Djokovic e di Andy Murray, o del 39enne Nadal, non solo dei Fab Four o dei Big Three – ma di molti dei loro ‘coscritti’, gente che non molla, che continua a lottare. Che vuole vincere, che edifica imprese o le sfiora. Che emoziona il pubblico.
Secondo Alcaraz i cinque set da delirio contro Fognini sono la testimonianza che il tennis maschile è livellato verso l’alto: molto umilmente, ci permettiamo di dissentire.
Se la leva dei Patriarchi è ancora lì, se ha mandato in prepensionamento o dallo psicologo molti dei diretti discendenti – da Zverev a Medvedev, da Tsitsipas a Shapovalov – ed è ancora capace di impensierire i giovani, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Che chi è arrivato dopo e si è trovato la ‘pappa fatta’ di un tennis mai così popolare e ricco, non ha la stessa grinta degli ‘avi’, la stessa capacità di soffrire. I montepremi si sono alzati, le tutele anche, eppure sentiamo spesso lamenti, recriminazioni, geremiadi. Quanto è stressante il tennis, quanto è faticoso. Per carità: tutto vero. Ma come dice saggiamente Elisabetta Cocciaretto, lo stress vero è di chi da quarant’anni lavora in fabbrica o in ufficio, con uno stipendio magari appena sufficiente a sbarcare il lunario e mille pensieri.
Oggi abbiamo due campioni fatti della stessa stoffa (o quasi) dei Grandi, Sinner e Alcaraz; gli altri stanno un gradino sotto, o magari due o tre, si accendono a tratti ma rischiano di finire fulminati. Di farsi rimontare da ‘vecchietti’ che hanno ancora la grinta, la voglia, la fame di quando erano ventenni, o sorpassare da qualche ragazzino terribile che, come accade nella vita, ha preso più dai nonni che dai padri.
Le lezioni non si danno, diceva Cesare Pavese, ma si prendono. E questa è a disposizione di tutti. Anche dei tennisti.

