LA DELUSIONE DI GADONFIN YAKA
Già, perché mentre a Vicini il record lo potranno sfilare solo sul campo, obiettivo del 34enne emiratino Omar Alawadhi (attualmente a quota 77: con la sua media di cinque tie all’anno potrebbe superarlo già nel 2019), i primati di De Rossi e Pellandra sono stati contestati in questi giorni addirittura dal New York Times. Hanno notato che De Rossi ha esordito prima dei 14 anni, da oltre vent’anni l’età minima per giocare la Davis dei grandi, mentre il doppio da record di Pellandra è durato solo una decina di minuti. Giusto il tempo di giocare tre game e un fastidio alla gamba ha obbligato al ritiro Pellandra, accompagnatore della Nazionale che venne inserito in formazione solamente perché era necessario avere tre nomi in rosa, e scese in campo per sostituire un esausto William Forcellini in un doppio a punteggio acquisito (nei Gruppi 3 e 4 la formula prevede appena tre match: prima due singolari, poi il doppio per risolvere l’eventuale 1-1). Così sono andati a farsi quattro chiacchiere con i precedenti detentori dei due record, scoprendo che questi non l’hanno presa affatto bene. Prima di Pellandra, il record di longevità apparteneva a Gadonfin Yaka, 75enne del Togo che oggi fa le pulizie in un ufficio postale del Maryland (Stati Uniti), sognando la pensione in arrivo nel 2019 per tornare nel suo paese d’origine. Nato in un villaggio senza luce e acqua corrente, giocò un doppio nel 2001 contro le Mauritius, a 60 anni compiuti, sostituendo un connazionale che aveva perso l’aereo. Ha scoperto lo scorso anno di non avere più il record. “Io non ero solamente un uomo anziano che è sceso in campo per tentare di battere il record. É vero che se uno colpisce anche solo una palla ha giocato la Coppa Davis, ma così facendo basta che chiunque scenda in campo a una certa età per prendersi il record. Per me era qualcosa di speciale, ma mi stupirei se l’ITF prendesse la questione sul serio”. Da Londra hanno fatto sapere che non c’è alcuna differenza fra match completato o meno, quindi addio record.
UNA SVISTA COSTA CARA A KENNY BANZER
Chi invece continua a sperare di riavere il suo primato è Kenny Banzer, trentenne del Liechtenstein che ha siglato il record di più giovane davisman il 16 febbraio 2000, ma l’ha perso quando De Rossi (foto a sinistra) ha fatto il suo esordio. Come detto, secondo le regole ITF l’età minima per giocare sono i 14 anni, e allora perché De Rossi (e pure, otto anni prima, Mohammed-Akhtar Hossain del Bangladesh, il cui nome è stato inserito in lista solo recentemente) è sceso in campo 46 giorni prima del 14esimo compleanno? Il New York Times ha chiesto spiegazioni allo stesso De Rossi, e il giovane classe '97 ha spiegato che quello era il suo quattordicesimo anno d’età, quindi ha sempre creduto di essere in regola. Dagli uffici della Federazione Sammarinese ha parlato anche il dirigente Nicola Lombardini, raccontando che prima di quel match (perso 6-0 6-1 contro Jean-Baptiste Poux-Gautier) mandarono tutti i documenti all’ITF, e nessuno gli segnalò l’impossibilità di schierare il giovane nato e cresciuto nella Repubblica. Secondo Nick Imison del ITF cinque anni fa è stata fatta un’eccezione, ma il membro del "Communications Department" non ha saputo spiegare se fu la nazionale sammarinese a chiederla oppure se – come è probabile che sia – da San Marino hanno commesso un errore in buona fede, e da Londra nessuno se c’è accorto. Non sarebbe nulla di così grave se non ci fosse finito in mezzo Banzer, che oggi lavora a Vaduz nel settore finanziario. “Non mi sembra corretto – ha spiegato – perché la regola esiste da una vita. Non mi creerebbe problemi se qualcuno battesse il mio record, purché abbia 14 anni e un giorno, due, tre o quattro”. Già, perché quando giocò il suo doppio in Ghana, contro l’Algeria, aveva festeggiato i 14 anni da appena cinque giorni. La svista dell’ITF, insomma, gli ha tolto un record che altrimenti sarebbe stato quasi impossibile da battere, e che rivedrà molto difficilmente. Ormai De Rossi e Hossain hanno giocato. Non c’è nulla da fare.


