Il 28enne di Bisceglie si è regalato i primi quarti di finale ATP a Santiago del Cile, e ora vuole provare a togliersi qualche soddisfazione dopo una carriera fatta di duro lavoro e tanti sacrifici

Non avrà avuto le stimmate del predestinato, ma Andrea Pellegrino è uno di quei professionisti – come tanti ce ne sono nel mondo del tennis – con la ‘P’ maiuscola. Classe 1997 e 29 anni il prossimo marzo, il nativo di Bisceglie sta provando a regalarsi la sua settimana da sogno all’ATP 250 di Santiago del Cile, dove ha sconfitto un osso duro come Francisco Comesana per regalarsi i primi ‘quarti’ a livello ATP della carriera. Ma dietro a questo risultato c’è una carriera fatta di sacrifici e duro lavoro, con alcuni passaggi che sono dei veri e propri punti di svolta.
Ed è proprio il Cile ad essere – in qualche modo – una sorta di filo conduttore della sua storia. Era il lontano 2023 quando in coppia con Andrea Vavassori vinse il primo, e unico, titolo ATP in doppio, specialità nella quale riesce ad inanellare diversi buoni risultati e nelle prime settimane del 2024 riesce a raggiungere il best ranking alla posizione numero 81. In singolare invece fa più fatica ad affermarsi a livello di circuito maggiore: prima di questa settimana, infatti, Pellegrino vantava due sole vittorie a livello ATP, tutte ottenute sulla terra rossa – per distacco la sua superficie – e con quella sconfitta con Griekspoor a Bastad lo scorso anno che sembrava essere il classico ‘treno’ che passa una sola volta. Cinque erano stati infatti i match point sprecati dall’azzurro, che aveva così dovuto rimandare la gioia del primo quarto di finale.
E proprio lo scorso anno è stato cruciale nella crescita di Pellegrino, con un punto di svolta: la semifinale ottenuta nel Challenger di Napoli a marzo. Non soltanto per il risultato raggiunto in sé – in quanto Andrea vanta comunque quattro titolo nel circuito Challenger – quanto perché è stato il primo ‘mattoncino’ del nuovo corso tecnico, con l’attuale coach Andrea Trono che era al suo primo torneo. “Sì, quello di Napoli è stato il nostro primo torneo insieme – raccontava Trono a SuperTennis lo scorso anno – ma siamo partiti subito con il piede giusto. Andrea ha fatto molto bene, arrivando in semifinale partendo dalle qualificazioni e dopo aver annullato tre match point a Herbert ai quarti“. Da lì a qualche mese arrivarono altri importanti risultati, come la finale a Estoril e il titolo a Perugia, che lo hanno portato a ridosso della top 100.
Si diceva all’inizio della bontà del lavoro di Pellegrino, ed è lo stesso Trono nell’intervista sopra menzionata a confermare quanto detto. “Andrea è una bellissima persona, un grande professionista e soprattutto un ragazzo che non si tira mai indietro: va in campo a qualsiasi ora del giorno ed è sempre molto rispettoso di chi ha di fronte. È un ragazzo molto più sensibile di quanto si possa pensare, ogni tanto per scherzare gli dico che “anche gli orsi hanno un cuore”: ha un bel temperamento, stargli accanto in un torneo non è semplice perché è passionale e ogni tanto si scarica in maniera colorita verso il proprio angolo. Ho riscontrato in lui solo fattori positivi“. Ora sul cammino di Pellegrino c’è il connazionale Darderi, in una battaglia tra terraioli, dove ancora una volta potrà misurare il suo livello e capire a che punto si trova nel suo percorso di crescita.

