All’età di 22 anni e 272 giorni lo spagnolo diventa il più giocane di sempre a vincere almeno una volta tutti e quattro i tornei dello Slam: sono sette per lui in carriera

Foto di Ray Giubilo

Carlos Alcaraz trionfa agli Australian Open 2026 e diventa il giocatore più giovane di sempre a completare il Career Grand Slam! Il numero uno al mondo si impone su Novak Djokovic con il punteggio di 2-6, 6-2, 6-3, 7-5 in poco più di tre ore di gioco e conquista l’unico Slam che ancora gli mancava, il settimo in totale nella sua già incredibile carriera. Sfuma invece per Djokovic l’occasione di conquistare lo Slam numero 25 e superare Margaret Court, ma resta in ogni caso l’incredibile cammino compiuto qui in Australia dove ha dimostrato ancora una volta tutte le sue capacità.

Un inizio particolarmente votato all’attacco per Djokovic, che quando non riesce a fare punto diretto con il servizio prova a chiudere entro i primi 3-4 colpi, chiaro segno di voler accorciare lo scambio e risparmiare energie. Il primo strappo dell’incontro arriva già nel terzo game, con Alcaraz che concede le prime palle break: se le prime due vengono salvate dallo spagnolo – con due soluzioni di classe – alla terza occasione utile lo scambio gira a favore del servo e Alcaraz è il primo a sbagliare con il rovescio che termina lungo, 3-1. La sensazione che Carlitos non stia per ora trovando le migliori sensazioni è confermato anche dalle parole che rivolge al suo angolo, affermando che è “è tutto complicato”. Il parziale si decide così nell’ottavo gioco, quando c’è una seconda occasione di break per Djokovic sul quale arriva l’errore dritto da parte di Alcaraz che finisce lungo, 6-2. Il serbo ha commesso solamente 4 non forzati – meno della metà rispetto a quelli dell’avversario – vincendo il 75% di punti con la seconda e conducendo in maniera ordinata.

La reazione di Alcaraz non si fa però attendere, e come accaduto nel set d’apertura è nel terzo gioco che arrivano le palle break: Djokovic si trova sotto 15-40 e alla prima occasione lo spagnolo lo chiama rete e gioca una volee che finisce larga in corridoio, break che poi viene consolidato nel game successivo, 3-1. Il break conquistato consente ad Alcaraz di sciogliersi e di ritrovare maggiore serenità, fattore che insieme a un evidente calo fisico di Djokovic portano a una rapida risoluzione del set. Il serbo cede ancora il servizio nel settimo gioco – realizza appena il 50% di punti sia con la prima che con la seconda – e il parziale si chiude con un altro 6-2, questa volta in favore di Alcaraz. Chi si aspettava un match spettacolare sta probabilmente rimanendo deluso fino a questo momento, con i due giocatori che a fasi alterne commettono diversi non forzati e con pochi scambi degni di nota.

Il match vive ora una nuova fase, complice un ritorno da parte di Djokovic che rispetto alle fasi conclusive del secondo set sembra aver ritrovato almeno in parte le energie. Entrambi ora offrono un buon livello di tennis, con anche i primi colpi spettacolari di questa finale, e un incontro che ora diventa godibile anche sul piano dello spettacolo. È però ancora il serbo a concedere per primo nel set occasioni di break nel quinto gioco, con Alcaraz che costringe l’avversario a giocare sulle linee e questo porta inevitabilmente a sbagliare: sulla palla break il dritto in corsa di Nole finisce largo in corridoio, 3-2. Le fatiche della semifinale con Sinner si fanno inevitabilmente sentire per Djokovic, che è costretto a chiedere un aiuto extra dal servizio o a trovare angoli impossibili per fare il punto ad Alcaraz. Dopo alcuni game interlocutori dove entrambi i giocatori tengono piuttosto agilmente il proprio turno di battuta si arriva nel nono game, con Nole che serve sotto 3-5: è probabilmente il turno di battuta più complicato della sua finale e si ritrova sotto 0-40 con tre errori. Carlitos non sfrutta i primi quattro set point, ma alla quinta occasione utile arriva l’errore da parte del rovescio di Djokovic con cui si chiude anche il terzo set, 6-3 Alcaraz.

La sensazione che ormai la partita non sia più sotto il contro di Djokovic, troppo evidente il calo di condizione e la necessità di trovare alternative che non sembrano esserci. Il secondo gioco del quarto set è il più lungo dell’incontro – 20 i punti giocati – dove il serbo ha il merito di annullare tutte e sei le palle break e di rimanere a galla. A fare realmente la differenza in questa fase è proprio la diversa gestione dei due dei propri turni di battuta: lo spagnolo non concede mai più di un quindici, mentre Nole spesso si trova ingabbiato in game lunghi che non fanno altro che togliere preziose energie. Nonostante questo il parziale non si sblocca e ci si ritrova così sul 4-4, e nella fase più delicata dell’incontro esce fuori il vero campione: Djokovic si procura nuovamente una palla break dopo per la prima volta dopo oltre due set, ma nel tentativo di giocare profondo arriva l’errore in lunghezza con il rovescio e Alcaraz riesce così a tenere il proprio turno di battuta. Il serbo si trova quindi per ben due volte a servire per cercare di rimanere all’interno del match, se sul 4-5 è riuscito a salvarsi la stessa cosa non accade nel turno di battuta successivo: sotto 15-40 arrivano i primi championship point per Alcaraz e alla prima occasione arriva l’errore di Djokovic che consegna il titolo allo spagnolo.