di Valerio Carriero - 17 maggio 2020

Bianca Turati, 'pro' a tempo pieno dopo il College: "Negli Usa quattro anni indimenticabili"

La tennista lombarda, laureanda in Sport Management ad Austin, racconta l'esperienza negli Stati Uniti e il rapporto con la gemella Anna: dalla scalata NCAA alle sfide sul circuito ITF

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Ho consegnato l’ultimo lavoro poco fa, poi ci sarà una cerimonia virtuale per la laurea il prossimo 23 maggio”. Bianca Turati è pronta a chiudere il cerchio con gli studi in Sport Management alla Texas University di Austin e a dedicarsi a tempo pieno alla carriera da tennista professionista. Classe 1997 e tra le migliori giocatrici a livello NCAA, la tennista lombarda ha deciso di declinare l’offerta del College: “Hanno proposto ai senior di tornare per giocare alcuni tornei ma, dopo aver riflettuto molto, ho capito che il mio tempo lì era finito nonostante quattro anni indimenticabili”. Un’esperienza che non può non lasciare il segno, a maggior ragione se vissuta con la gemella Anna al suo fianco, anche lei tennista e studentessa in fisioterapia. Le due sorelle, dopo un’infanzia divisa tra sci e tennis, a 14 anni hanno deciso di abbandonare la neve scegliendo definitivamente la racchetta. “Credo di avere una mentalità più consona a questo sport, lo sci è molto più istintivo e non dava molto tempo per pensare – racconta Bianca a “Il Tennis Italiano” – Il nostro primo maestro è stato Maurizio Usuelli, ogni allenamento era diverso e divertente, persino sui pattini a rotelle. Poi, da quando abbiamo 11 anni, siamo seguite a Seregno da Alessandro Moroni che è ancora il nostro coach attuale. Da lui abbiamo appreso il duro lavoro per un atleta professionista”. Tifose dell'Inter (“Da piccole abbiamo pensato anche al calcio ma in Italia non c’erano grandi sbocchi per le ragazze”), le gemelle Turati sono state seguite per un anno anche da Piatti e Sartori a Bordighera. Bianca era nel box di Seppi durante la storica vittoria dell’altoatesino su Federer agli Australian Open. “Ricordo tutto di quella giornata, ogni tanto Massimo mi spiegava come avevano impostato la partita, mi mostrava le tattiche. Di Andreas ho un bel ricordo, è un ragazzo molto serio e gentile con chiunque, sempre disponibile a scambiare un saluto o una chiacchiera”. Visto lo splendido rovescio a una mano, perla rara tra le donne, Bianca è stata spesso accomunata alla Vinci. “Un grande onore, anche a me piace variare ritmo col back. Se tra gli uomini sono cresciuta con Federer punto di riferimento, tra le donne Roberta era una delle mie preferite. Non l’ho conosciuta di persona ma ho potuto palleggiare con lei per qualche minuto nel corso de “La Grande Sfida” a Milano nel 2012”.

Poi nel 2016 la decisione di tentare la strada americana. “Non è stato semplice, ero già nelle prime 500 al mondo. Ci ho pensato molto, la mia idea era provare per un solo semestre ma poi ho visto che mi piaceva tutto il contesto – spiega Bianca – Il coach Howard Joffe è stato molto intelligente perché ha parlato prima con i nostri genitori e ha fatto capire loro che si trattava di una grande opportunità. Se avesse parlato direttamente con noi probabilmente avremmo rifiutato”. Certo, il passaggio da Barzanò (comune in provincia di Lecco di circa 5.000 anime) ad Austin non è stato così semplice, soprattutto per la lingua. “Conoscevamo pochissimo l’inglese, i primi due mesi sono stati difficili: per scrivere due pagine di tema ci volevano ore e ore. Poi lì è tutto enorme: cinquantamila studenti, cibo e stile di vita completamente diverso ma abbiamo avuto pazienza”. Come ogni percorso universitario che si rispetti, non è mancato il classico esame capace di far crollare ogni certezza. “In microeconomia avevamo un professore, diciamo così, difficile. Ho fallito la prova nonostante pensassi di essere preparata ed era solamente il primo di questa materia, comunque molto importante per il mio indirizzo. Per fortuna poi è andato tutto per il meglio – sottolinea la lombarda – Molto di quanto studiato riguardava il modello di sport americano ma alcune nozioni me le porto dietro perché sono applicabili anche alle nostre realtà”.

Nel frattempo, anche l’attività agonistica procedeva a gonfie vele con le sorelle Turati che si affermavano tra le migliori giocatrici NCAA. “Il livello è molto alto, alcune giocatrici esplose in Wta come Collins e Brady lo dimostrano. Due volte a settimana avevamo un allenamento fisico alle 6 del mattino, dopo le lezioni alcune sedute con i maestri per lavorare su aspetti specifici e dopo pranzo l’allenamento di squadra”. Nello scorcio di stagione il record di Bianca era di 11 vittorie e una sola sconfitta. “Ho perso contro Lahey, già a livello Itf l’avevo vista battere Danilovic – racconta Turati – Mi mancherà molto lo spirito del team. A volte non era facile convivere tra ragazze ma quando mi è capitato di vincere nel match decisivo sul 3-3 è sempre stata una grande emozione”.

Bianca guarda ora al futuro da “pro” a tempo pieno. Attualmente al numero 316 del ranking Wta, la lombarda vanta già otto titoli a livello Itf, almeno un paio di questi legati all’inseparabile Anna. “A giugno dello scorso anno abbiamo vinto in contemporanea in due luoghi diversi, io a Tarvisio e lei a Tabarka, in Tunisia. In quella settimana ci spronavamo a vicenda, ci davamo consigli. Abbiamo giocato la finale allo stesso orario, dopo aver battuto la Goncalves come prima cosa ho chiesto ai miei genitori – arrivati dopo cinque ore di macchina per sostenermi – il risultato di Anna. Poi è stata grande festa”. Ben diverso lo stato d’animo quando le due sono costrette a sfidarsi. “Non è per niente facile – il tono di Bianca che diventa immediatamente cupo al solo pensiero – iniziamo e finiamo in lacrime. Non riusciamo mai a dare il meglio di noi stesse, la sera precedente evitiamo l’argomento. Alla fine è più la tristezza per chi ha perso rispetto alla felicità di aver vinto. Nel 15k di Austin ci siamo affrontate in finale, una tragedia… (vinse Bianca in tre set, ndr) Per fortuna abbiamo vinto assieme il doppio nella stessa settimana. Un’altra situazione per me difficile è la partita con la mia amica Jessica Pieri: ci avrò giocato cento volte e ho sempre perso, mi toglie il tempo e parto da subito in difesa”. Coronavirus permettendo, Turati farà squadra con le sorelle Pieri in Serie A1 a Lucca. “Almeno non saremo avversarie… Scherzi a parte, appena Ivano (papà di Jessica e Tatiana) ha chiesto di unirmi a loro, ho subito accettato”. Tornata in Italia ad aprile e dopo una ferrea quarantena (“I nostri genitori hanno diviso la casa, un po’ per protocollo e un po’ per paura”), Bianca ha ripreso gli allenamenti a Seregno con Alessandro Moroni e scalpita per tornare in campo. “Spero di avere la possibilità di partecipare agli Assoluti di Todi, mi manca molto poter competere”. Il cammino a pieno regime per il professionismo è pronto a partire.

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