A Sinner manca l'ultimo miglio

L'ultimo passo verso l'eccellenza è il più difficile da compiere, servono solidità tattica e automatismi da fuoriclasse. Ma Jannik ha mostrato miglioramenti e anche una sconfitta dura da digerire come quella con Tsitsipas può trasformarsi in un passo avanti

foto Ray Giubilo

La splendida prestazione di Jannik Sinner all'Australian Open, opposto a Stefanos Tsitsipas, merita una riflessione a cui dovrebbero attingere coloro che guardano ai propri beniamini come a invulnerabili vincitori.
Per dire che l'ascesa di un tennista di valore ai vertici del ranking corre spedita fino a ridosso dei primi trecento/quattrocento del mondo, quando buoni fondamentali, condizione atletica strutturata e carica agonistica possono bastare per sentirsi protagonisti nei tornei a più basso montepremi. Già per emergere da un taglio superiore di competizioni come i Challenger, i 250 e le quali negli slam, occorre aggiungere ottime qualità tecniche, una certa intraprendenza e forti motivazioni. Di lì ai primi 50 la differenza la fa una spiccata capacità di ritmo associata al coraggio di qualche variazione e tanta aspirazione coltivata con i piedi in terra. Per ambire ai primi 10, infine, un ruolo centrale è assunto dalla visione di gioco. Una fase in cui «come» colpire lascia spazio al «dove» colpire, mettendo in atto giuste geometrie di gioco la perfetta lettura dei punti. Una volta nel Gotha della racchetta, tutto diviene molto corticale. Date per scontate risorse fisiche e tecniche di prim'ordine, i veri risultati dipendono dello stato d'animo prima, durante e dopo il match. Soprattutto nel durante quando il controllo emotivo fa la differenza tra i primissimi e quelli appena dopo. Momenti in cui l'utilizzo delle pause è vitale per ritrovare di volta in volta fiducia sufficiente a giocare il punto seguente con i globuli rossi armati di bazooka. Basta per diventare campioni? Ancora no! Per ambire alla vera gloria bisogna avere personalità spiccata ed essere padroni di tre o quattro automatismi in grado di tirare il giocatore fuori dai guai così come di renderlo vincente in situazioni favorevoli.
Tutta questa filippica per delineare la fase di crescita in cui è immerso al momento il buon Jannik. Il nostro eroe è in quel miglio finale che i più forti coprono formichella formichella, consolidando pian pianino esperienze di gioco e conoscenza delle situazioni. L'italiano è in corsa e oggi ha mostrato di avere le carte in regola per ambire al meglio. Al ritmo e ai cambi di velocità, ha affiancato un buon servizio e una più frequente presa della rete. Per non parlare della risposta aggressiva seguita qualche volta a rete. Dunque ci siamo! Ai miei occhi, ma non soltanto ai miei, il giovane atesino giunge come un tennista pronto per le grandi vittorie, e a chi pensa che l'ascesa al top sia una semplice somma di dritti e di rovesci dico che anche la sconfitta odierna è un passo avanti verso il successo.

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