Alami: «Doha sarà '500' dal 2025, ma vogliamo un '1000'»

Il torneo del Qatar è stato il primo in Arabia e vanta un albo d'oro da Slam. Il salto di categoria è solo il primo passo di un progetto a lungo termine che potrebbe ampliare la stagione mediorientale del tennis e attirare nuove stelle come Jannik Sinner

Karim Alami fra Andy Murray e Andrey Rublev - foto Paul Zimmer

Il torneo Atp 250 di Doha, che nel 1993 fece da apripista all’espansione del tennis nella penisola araba, seguito a ruota da Dubai, fa il salto: dal 2025 sarà un Atp 500. Ma la vera ambizione, come rende noto Karim Alami, l’ex tennista marocchino che in Qatar è da molti anni direttore del torneo, è di arrivare presto o tardi ad un ‘1000’. «Ne abbiamo la volontà e i mezzi - ci racconta Karim, numero 25 Atp nel 2000, che parla sette lingue e a Palermo nel 1996 ha vinto uno dei suoi due titoli - E già per il ‘500’ miglioreremo tutte le infrastrutture. Non tanto i campi, ne abbiamo a sufficienza, ma i servizi, l’assistenza sanitaria, gli spazi per i giocatori che ormai viaggiano tutti con 5 o 6 persone al seguito».

A Doha dal 93 in poi hanno vinto tutti, Edberg, Becker, Federer, Nadal, Murray, Djokovic, Medvedev, e l’albo d’oro del femminile è altrettanto nobile. La categoria non è mai stata un limite vero nell’attrarre i migliori del mondo, che qui veramente sono trattati da sceicchi, ma nel 2025 il calendario subirà un riassestamento e l’importante, per chi un ‘1000’ non ce l’ha, è tenere almeno le posizioni.

«La superlega del tennis, fatta dagli Slam e dai’1000’? E’ giusto adattarsi ai tempi, ma non so se serva o meno. Noi puntiamo a mantenere la nostra data di febbraio in un calendario che è comunque molto fitto». L’offensiva saudita, che dopo il calcio e il golf ora interessa il tennis, almeno a parole, non spaventa: «Credo che sia una cosa positiva che l’Arabia Saudita si stia muovendo, perché può aiutare a creare uno ‘swing’ arabo più importante e solido. Noi siamo aperti a tutte le collaborazioni, lo sport per il Qatar è un investimento a tutto tondo e a lungo termine». Proprio per questo non c’è interesse ad acquisire le Atp Finals dopo la scadenza del contratto con Torino: «Ci erano già state offerte anni fa, ma abbiamo rifiutato. Per noi non ha senso costruire strutture e tradizioni per un evento che dopo pochi anni si sposterebbe da qualche altra parte».

E’ un impegno a lungo termine anche la costruzione di campioni locali, «che sarebbero importantissimi per sviluppare il tennis. Io sono marocchino e ho visto l’aria nuova, di grande entusiasmo che si respira da noi dopo la semifinale raggiunta dal Marocco ai Mondiali di calcio. Per quanto riguarda il nostro sport e il Qatar, non credo tanto che serva importare il modello delle grandi accademie, stile Bollettieri, i grandi tennisti oggi anche in Europa o in Asia vengono da piccoli centri, da coach capaci. Ma come dicevo serve tempo, in fondo sono solo trent’anni che il tennis è arrivato qui». Infine, un pensiero per Jannik Sinner, che in futuro potrebbe diventare l’ennesima stella collezionata dal torneo: «Siamo in contatto con lui, come con tutti i migliori, da Alcaraz a Djokovic. Quest’anno dovevano giocare Nadal e Medvedev, che sfortunatamente si sono ritirati, ma noi abbiamo sempre le porte aperte. Anche a Jannik piacerebbe giocare qui, ma per ragioni di calendario non è facile incastrare tutto, per ora ha preferito giocare altrove o riposarsi, ma speriamo di averlo in futuro». E se a Doha arriverà un ‘1000’, sarà ancora più facile che accada.

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