Il neo numero 1 al mondo è tornato sulla questione del calendario ATP e non è stato tenero

Foto di Ray Giubilo

Alexander Zverev è riuscito nell’impresa di diventare numero 1 al mondo anche grazie alla sua capacità di restare integro per tutta la stagione. A differenza di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, che sono dovuti rimanere fermi per diversi mesi quest’anno a causa degli infortuni, Sascha ha giocato con una continuità da applausi e si è finalmente sbloccato nei tornei dello Slam (vincendone addirittura due). Il tedesco – che aveva manifestato segnali di stanchezza durante il Masters 1000 di Shanghai – ha ripreso linfa a Vienna, dove ha raggiunto le semifinali a suon di ottime prestazioni (dopo aver annullato 4 match point all’esordio).

In conferenza stampa dopo la nettissima vittoria su Fery in Austria, il neo numero 1 al mondo è tornato sulla questione del calendario ATP e non è stato tenero: “Penso che la soluzione sia relativamente semplice. L’ho già ripetuto diverse volte: bisognerebbe accorciare la stagione di 2-3 settimane affinché il nostro corpo possa recuperare al meglio. Io sono un giocatore a cui piace lavorare duramente dal punto di vista fisico. Il problema è che quest’anno giocherò praticamente fino a dicembre, essendoci la Coppa Davis a Bologna. Se avessi voluto disputare la United Cup, sarei dovuto tornare in campo già a fine dicembre. Non la giocherò, perché è semplicemente impossibile per me. Arriva un momento in cui tutto ciò non ha più senso. Dico la stessa cosa da dieci anni, ma non è mai cambiato nulla. Negli ultimi tempi, credo che i giocatori abbiano iniziato a parlare di più di questo argomento e ad esprimere il loro malcontento. Purtroppo il tennis si sta evolvendo nella direzione sbagliata.”

Il nativo di Amburgo ha riflettuto anche in ottica 2027: “L’anno scorso erano due giocatori a dominare. Io ero sempre il terzo, ma Jannik e Carlos erano nettamente davanti a me. Alla fine di ogni stagione sorgono sempre le stesse domande: ci si chiede chi possa effettuare il definitivo salto di qualità. Ci sono sicuramente giovani talenti che possono emergere, come Rafael Jodar e Joao Fonseca, ma bisognerà vedere quanto progrediscono. Forse è prematuro ipotizzare che raggiungano il vertice già nel 2027.”