A Lione si è visto di nuovo il Musetti d’autore, capace di dipingere tennis e di unire estro e concretezza

Foto di Ray Giubilo

C’è stato un tempo in cui il tennis sul duro evocava a gran forza l’attacco nudo e crudo. Poi, in anni più recenti, anche i difensori corri e tira hanno detto la loro sulla stessa superficie.
Ci sarebbero voluti i ‘fab four’ a raccogliere il meglio dei due estremi e mette in piedi un modello meravigliosamente ibrido, in grado di creare rendimento da ogni angolo del campo.
È stato a quel punto che delle superfici super toste pensavamo di aver capito tutto. Convinzione  errata che non aveva fatto i conti con il Lorenzo Musetti dei giorni nostri.
Già, proprio lui, l’ex top 10 tornato a vincere un titolo ATP dopo quello riportato a Napoli quattro anni or sono.
A Lione, sul centrale del LDLC Arena, il carrarino è sembrato camminare sulle acque seppure, in verità, lasciasse andare i piedi su di una resina acrilica spalmata su fondo in calcestruzzo.
E sui rimbalzi precisi dello splendido rettangolo francese, il bel Lorenzo ha rifilato a Taylor Fritz un secco 6/3 6/4 che non fa una piega e lo issa a 5/3 nei tête-à-tête con l’americano di San Diego.
Un risultato,  scevro da facili cliché ! Un tennis alla Musetti che in un amen ha ribaltato le convinzioni più radicate in tema di stili. Una visione prosaica e allo stesso tempo poetica dell’incontro tra palla e racchetta. Un’idea di gioco che abbonda in soluzioni tecnico -tattiche dosate al punto giusto: non un grammo di più non uno di meno. Un modo di guardare al tennis come a uno sport di grande sensibilità, foriero di risposte motorie che spaziano con leggerezza dal frullone parabolato alla smorzata spacca gambe, dall’angolazione stretta alla chiusura veloce , dal kick esterno all’ace centrale  di millimetrica precisione.
Insomma se la dea bendata terrà l’eroe nostrano alla larga da qualche  acciacco di troppo, siamo dinanzi a un giocatore con gli attributi giusti per impensierire anche i più forti e di far sgranare gli occhi anche ai puristi  più esigenti del binomio palla e racchetta.