Tra assenze per infortunio e lamentele per i troppi impegni, ecco che il “giovane” Djokovic a Pechino si prende il 102esimo titolo

foto Ray Giubilo

E così il “bollito” Djokovic è uscito dalla pentola e ha vinto a Pechino.
Complimenti a lui e a quelli che lo davano per finito e che oggi invece con grande faccia di bronzo diranno che lo avevano detto, salvo poi ributtarlo nella pentola alla prossima sconfitta. Ma questo torneo ci ha fatto vedere tanti ritiri e, paradossalmente, ci sono più infortuni oggi – che ci sono team ed esperti, moderni sistemi di preparazione ad hoc per ogni atleta, nutrizionisti etc – che prima, quando i giocatori viaggiavano da soli o quasi e mangiavano quello che gli andava.

Daranno la colpa ai troppi tornei, ma la colpa non è loro, perché nessuno obbliga i giocatori a iscriversi. Oppure vi diranno che fisicamente oggi i giocatori sono molto più forti e sono al limite. Forse… ma Borg batté sui 400 metri Guy Drut, campione olimpico nei 110 ostacoli. No, io credo che i giocatori debbano programmarsi meglio, però il tintinnio del dollaro val bene un infortunio. Per me sono più colpevoli i dirigenti del tennis che non hanno mai pensato a controllate superfici, racchette e palle.
E il tennis è sempre più monocorde e noioso, a meno che qualche “bollito” come Nole inventi qualcosa.

Certo la gente è strana: hanno sostenuto e incensato Wawrinka (e hanno fatto bene) che da 4/5 anni non vince mai, ovunque vada, e non perdonano nulla a Nole che è stato 10 volte meglio del pur bravissimo svizzero.
Dai, speriamo torni Sinner, che Alcaraz torni se stesso, che Shelton migliori e che venga fuori qualcuno. A livello junior, ahimè, non vedo fenomeni…