Le riflessioni del nostro biblista al discorso di Federer davanti al pubblico di Newport

courtesy of the ITHF

Dopo l’orazione del dottor Federer, per la laurea honoris causa in Scienze Umanistiche ricevuta dal Dartmouth College nel giugno 2024, due giorni fa King Roger ha pronunciato un altro discorso, a Newport, in occasione della sua accoglienza nella Hall of Fame del tennis.
Introdotto da un breve e rarissimo discorso pubblico della moglie Mirka Vavrinec, che ha rimarcato la straordinarietà dell’uomo, ben prima del tennista, grazie ai valori ricevuti dalla sua famiglia, insistendo su “chi è Roger quando nessuno lo vede”, Federer si è concentrato anzitutto sull’“ecosistema tennis”: dietro al singolo giocatore – che ama per l’appunto giocare, dedicandosi alla sua passione, senza prendersi troppo sul serio – c’è un vasto mondo, che va dai raccattapalle (“Io ero uno di voi, guardavo il tennis inginocchiato!”) fino al pubblico, passando per il composito
team (ecosistema nell’ecosistema) e la famiglia. Davvero un’interessante prospettiva comunitaria, che d’altra parte nulla toglie alla solitudine del tennista, il quale in campo lotta con se stesso prima che con l’avversario, come più volte abbiamo scritto su queste colonne.

Sua Talentuosità, che pure lungo la sua carriera ha dovuto allenare le sue doti con una perseveranza e uno sforzo invisibili in pubblico, ha poi affermato: “Ho dovuto imparare l’equilibrio dentro di me tra il fuoco e il ghiaccio”. Grande lezione esistenziale: la passione bruciante va miscelata alla razionalità che consente di effettuare le scelte corrette al momento giusto, di saper cancellare dalla memoria il ricordo di un set o match point fallito, e molto molto altro… Non l’una senza l’altra, proprio come si legge in un bel Salmo, che dovremmo ricordare più spesso: “Siamo passati per il fuoco e per l’acqua ma poi ci hai fatti uscire in libertà”. Senza questo accidentato percorso, non sarebbe possibile la meta della libertà! Del resto, il Roger che da giovanissimo spaccava racchette, ha appreso l’arte del discernimento, fino a placare i suoi bollenti spiriti nella calma propria di chi sapeva guardare oltre le contingenze del singolo match. Questo instancabile crogiuolo interiore ha trovato in lui la sintesi nelle calde lacrime che lo hanno accompagnato lungo tutto il suo percorso, interrompendo più volte anche il discorso di Newport.

Infine, il Re ha concluso… ricominciando: il suo sguardo a ritroso su oltre vent’anni di carriera, reso più contemplativo dopo il ritiro, si è rivolto in avanti, nella sua “lettera d’amore per il tennis indirizzata alle future generazioni di tennisti”, così da lui esortati: “Siate onesti con voi stessi. Non smettete di porvi domande o di prendervi rischi. Fate colpi che non si sono mai visti e continuate a spingere questo sport verso un livello ulteriore”. Consigli validi anche nella vita quotidiana, all’insegna della curiosità e del rifiuto della autoreferenzialità, per accedere alla consapevolezza così descritta dal Maestro di Nazaret: “Non preoccupatevi del domani, perché sarà il domani a preoccuparsi di se stesso”. Quando lo capiremo? Qui e ora, dunque, nella piena adesione al presente, ci può essere dato di aprire con fantasia sentieri inediti, proprio come fece Roger a fine carriera, con la sua famosa Sabr, risposta che diveniva furtivamente un attacco, prendendosi gioco delle leggi della fisica e ingannando in certo modo anche il passare del tempo.

Perché sì, questo signore così elegante e con un filo di pancetta, in fondo è rimasto “il giovane raccattapalle di Basilea, che dice grazie a tutti quelli che hanno condiviso con lui il viaggio”. E noi siamo grati a lui, per la sua scia luminosa che non smette di meravigliarci e di ispirarci.