La giocatrice americana ha parlato del caso che ha visto coinvolta Vondrousova, tirando in ballo ancora una volta quanto accaduto a Sinner

Foto di Ray Giubilo

Dichiarazioni che promettono di far discutere, quelle che Jessica Pegula ha rilasciato in conferenza stampa a Wimbledon. Reduce dal successo su Darja Vidmanova con il punteggio di 7-5, 6-3, la giocatrice americana si è trovata a rispondere su alcune domande relative alla squalifica di 4 anni inflitta a Marketa Vondrousova. La ceca – per chi non lo sapesse – ha rifiutato un test anti-doping avvenuto fuori dall’orario concordato, e per questo ha ricevuto il massimo della pena prevista per questi casi.

Pegula ha voluto esprimere tutta la sua vicinanza alla collega, sottolineando come a suo modo di vedere la squalifica sia esageratamente severa. ““È davvero un peccato. Per quanto riguarda Marketa non conosco i dettagli di ciò che è successo esattamente, ma mi sembra che al momento ci siano un sacco di voci contrastanti. Penso semplicemente che, per una cosa del genere, per quattro anni, si stia rovinando la carriera di qualcuno per qualcosa che avrebbe potuto essere davvero solo un malinteso“. L’americana spiega anche di non sapere se Vondrousova presenterà ricorso al CAS o deciderà di accettare la decisione dell’ITIA.

Tornata sull’argomento, tuttavia, Pegula ha deciso di alzare notevolmente il tiro, e commentando quanto accaduto alla tennista ceca tira in ballo i casi di Sinner e Swiatek. Non capisco bene la differenza tra questo e quello che è successo con Sinner e Iga (Swiatek, n.d.a.). Hanno spiegato quali fossero le regole e come sono andate le cose. A me proprio non sembra avere senso. Capisco che ci debba essere una punizione di qualche tipo, è solo che mi sembra che si potrebbe fare qualcosa per non rovinare la carriera di qualcuno in quel modo“. Nonostante la vicenda processuale di Vondrousova potrebbe non essere conclusa, appare piuttosto evidente come tanto il caso di Sinner che quello di Swiatek siano tra loro molto diversi, ed è quindi difficile paragonare – anche sul piano del codice anti-doping – le due situazioni.