L’ex numero uno al mondo si è scagliata duramente contro i protocolli dell’anti-doping, soprattutto a seguito della vicenda che ha visto coinvolta Marketa Vondrousova

Serena Williams si sta avvicinando sempre più al suo ritorno in campo in singolare, dopo aver scaldato i motori nelle ultime settimane in doppio. Nella giornata di domani ci sarà infatti il match di primo turno contro Maja Joint a Wimbledon – in tabellone grazie a una wild card – e l’attesa è palpabile tanto a Londra quanto nel resto del mondo.
Alla vigilia del suo ritorno in campo, nella conferenza stampa di inizio torneo Williams ha deciso di scagliarsi in maniera pesante contro i protocolli dell’anti-doping, che ha definito “estenuante e poco professionale”. In particolare, l’ex numero uno al mondo si è soffermata sui “Whereabouts” – ovvero la necessità da parte dei giocatori di comunicare sempre la loro posizione e un’ora al giorno in cui essere reperibili – e su come questa pratica incida sulla vita dei tennisti. “È poco professionale, lo detesto – ha dichiarato Serena – credo che sia una misura necessaria, ma per molte cose, se voglio andare da qualche parte al di là dell’orario comunicato, dovrei poterlo fare senza che mi venga conteggiato come un test fallito”.
Il riferimento, neanche troppo velato, è alla vicenda che ha visto protagonista Marketa Vondrousova, che si è rifiutata di eseguire un test anti-doping perché l’agente si è presentato a sorpresa davanti alla porta di casa, senza fornire le generalità del caso. “A quanto pare, se fallisci un test fuori dall’orario concordato, viene considerato come fallito. Mi chiedo, quindi, se non posso andare a prendere i miei figli a scuola”.

