Il campione tedesco sta iniziando a godersi la vittoria a Parigi, che ha rappresentato una sorta di liberazione sotto tutti i punti di vista

Foto di Ray Giubilo

Alexander Zverev ha realizzato il suo più grande sogno e ha spezzato una maledizione vincendo il Roland Garros domenica scorsa. Se è vero che il tedesco ha approfittato di alcune circostanze favorevoli, su tutte l’assenza di Carlos Alcaraz e il prematuro ko di Jannik Sinner, bisogna anche riconoscergli i giusti meriti per essersi fatto trovare pronto. Il nativo di Amburgo non ci teneva ad essere ricordato come il giocatore più forte di sempre a non aver mai vinto uno Slam e la sua perseveranza è stata ripagata, su quello stesso campo dove aveva vissuto il momento peggiore della sua carriera quattro anni prima.

In una lunga intervista rilasciata a ‘Eurosport Germania‘, Sascha ha confidato di aver ricevuto tantissimi messaggi: “Mi hanno scritto Carlos Alcaraz, Jannik Sinner, Novak Djokovic e Rafael Nadal, che mi ha inviato un messaggio incredibilmente gentile. Mi hanno contattato anche campioni di altri sport come Thomas Muller, Mats Hummels e Dirk Nowitzki, che mi ha persino mandato dei messaggi durante il match. Tutto questo significa moltissimo per me.”

Non è stato facile gestire tutta quella pressione: “Continuavo a ripetere che volevo concentrarmi soltanto sul mio tennis, ma è difficile isolarsi quando sei l’unico grande favorito rimasto in tabellone. Ho sentito addosso una pressione enorme, quindi ho dato importanza soltanto a ciò che potevo controllare. Ho iniziato a crederci per davvero dai quarti in poi, giocando ogni partita come se fosse l’ultima della mia carriera.”

Zverev guarda al futuro con entusiasmo: “Spero che questo successo faccia scattare qualcosa dentro di me. Ho ancora un obiettivo che non ho raggiunto: diventare numero 1 del mondo. Sarebbe pazzesco riuscirci, anche solo per una settimana. Voglio continuare ad inseguire i miei sogni e lavorerò duramente per realizzarli.” Alexander ha infine parlato del rapporto con suo padre: “Abbiamo attraversato tantissimi momenti assieme. Quando le cose non funzionavano, mi è stato detto che avrei dovuto cambiare allenatore, ma io ritengo che bisogna essere realisti nella vita. Se non stai rendendo come dovresti, non è sempre colpa del coach. Non sono il tipo di persona che cambia allenatore ogni due mesi.”