Flavio non si vuole accontentare dopo la bella rimonta su Auger-Aliassime e ora vuole ancora alzare l’asticella

Foto di Ray Giubilo

PARIGI – Alza le braccia al cielo e mostra i muscoli al suo team e al gruppo di amici piombato da Roma (con l’immancabile sciarpa giallorossa da mostrare al pubblico dello “Chatrier”). Per Flavio Cobolli è davvero la settimana più bella della sua vita, come dirà ai microfoni di Fabrice Santoro. La prima semifinale in uno Slam, il numero 10 del ranking già in cassaforte, aggiungiamo anche il 5° posto nella “Race”, what else? «Sono molto felice – le prime parole del ventiduenne romano – era la chance della mia carriera e l’ho sfruttata al meglio. Nell’ultimo game, con il servizio a disposizione, ho cercato di restare calmo, di respirare, di non guardare il team per non agitarmi… e penso di avere giocato nel modo più corretto. Cosa succederà ora? Non penso a vincere il titolo, so che mancano due partite ma non voglio mettermi pressione addosso, sono solo felice di poter affrontare un altro italiano in semifinale».

Eppure la partita non era cominciata bene. Sotto 6-4 3-1, Cobolli è riuscito a infilarsi tra le improvvise fragilità del gioco di Auger-Aliassime rimontando e finendo quasi per dominare l’avversario, rintuzzando alla grande le palle break offerte al canadese. «Alla vigilia avevo fatto una lunga riunione con il mio team, e sono entrato in campo con troppe idee in testa. Mi sono sentito confuso sulla strategia da prendere, spaesato, e le condizioni di gioco, con tutto quel vento, non mi hanno aiutato. Preso il break nel primo set, mi sono arrabbiato (la parola esatta era diversa… ndc) ed ho provato a fare da solo, chiedendo al mio box solo un aiuto emotivo. E la partita è girata…».

Sul peso della vittoria sulla quarta testa di serie del torneo, Cobolli è netto: «Questa serata resterà indelebile nella mia testa, mi dà consapevolezza e voglia di migliorare ancora. Sto ottenendo risultati che non immaginavo di poter centrare, se mi dico bravo? Lo faccio spesso, sono gli altri magari che mi smontano… In questo momento però sono felice ma voglio restare tranquillo. Non devo accontentarmi, ho aspettative molto alte, e così devono restare».

Gli chiedono delle scaramanzie che sta seguendo in questi giorni parigini, e Cobolli racconta un aneddoto spiritoso: «Seguo una certa routine, lo stesso ristorante, lo stesso menù, anche la stessa doccia. Forse è quella che utilizzava Nadal, perché ricordo che una volta mi infilai in una cabina e Rafa mi bussò per dirmi che quella doccia era sua da 14 anni. Dovetti anche sbrigarmi perché lui stava aspettando che uscissi… Da quel giorno quella della doccia è diventata la mia principale scaramanzia».