Se è vero che il tennis di oggi è monopolizzato da Sinner e Alcaraz, il gioco di Lorenzo Musetti propone una valida alternativa, che strizza l’occhio agli esteti ma non solo

Se c’è stato un tempo in cui il tennis sul duro evocava con forza quello d’attacco di australiani e statunitensi, ce n’è stato un altro in cui spagnoli e sudamericani hanno capito che su tale superficie anche i difensori di spinta potevano dire la loro.
In giorni più recenti, i ‘fab four’ hanno trovato la quadra mostrando al resto del mondo le meraviglie d’un sport ibrido giocato per un ventennio da ogni angolo del campo facendo man bassa di tutto. Un modello preso in carico, nei giorni nostri, da Sinner e Alcaraz con i risultati che tutti sappiamo.
Un’ ulteriore evoluzione, quella impressa dai primi due giocatori del mondo, che tuttavia è chiamata a rapportarsi con un tennis alla Musetti, capace di ribaltare le convinzioni più radicate in tema di stili.
Una visione di gioco, quella del carrarino, alla continua ricerca di soluzioni tattiche dosate al punto giusto: non un grammo di più non uno di meno. Un modo di guardare al tennis come a uno sport di grande elasticità tattica capace di risposte motorie che spaziano con disinvoltura da situazioni difensive ad altre vincenti. Un tennis anomalo rispetto a quello praticato dal resto del circuito, uno Stile Latino che rimanda a quello misurato e potente del miglior Panatta e che a Melbourne sembra proprio voler dire la sua.

