Zio Toni è tornato sulla finale del Roland Garros, che ha incoronato il 22enne spagnolo al termine di una battaglia epica

Foto di Ray Giubilo

La finale del Roland Garros 2025 tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner è destinata a rimanere nella mente degli appassionati per molto tempo, avendo dimostrato che questi due giovani campioni sono destinati a monopolizzare il circuito maschile almeno per il prossimo decennio. La vittoria è andata al 22enne spagnolo, che è stato più lucido rispetto al fuoriclasse azzurro nei momenti decisivi ed è risalito da una situazione disperata. Il numero 2 del mondo era indietro di due set e un break, oltre ad aver fronteggiato tre match point consecutivi nel nono game del quarto parziale, con l’italiano incapace di convertire quelle chance e sconfitto al super-tiebreak dopo 5 ore e 29 minuti.

Le ripercussioni di quell’epica finale sono state visibili anche nel primo torneo su erba che Sinner e Alcaraz hanno disputato questa settimana. Il numero 1 del mondo – ancora visibilmente scosso – è stato eliminato da Alexander Bublik negli ottavi di finale ad Halle, mentre il murciano ha superato tutte le difficoltà al Queen’s incamerando il suo quinto titolo stagionale (il secondo nel prestigioso club della Regina).

In una recente intervista, è stato chiesto a Toni Nadal un parere sulla sensazionale finale di Parigi e sulla rivalità tra Jannik e Carlos: “Sinner ha giocato davvero un ottimo match, ma credo che gli sia mancata un po’ di tranquillità nel momento in cui doveva chiudere. Forse anche il suo angolo avrebbe dovuto tranquillizzarlo di più in quel frangente. C’era tensione, Jannik era ad un passo dall’impresa, ma non ha sfruttato tre match point sul servizio dell’avversario. Fa molto male una sconfitta del genere.”

L’analisi di zio Toni è proseguita: “Forse a Jannik manca ancora un pizzico di continuità dopo i tre mesi di stop, ma non dobbiamo dimenticare che ha raggiunto due finali da quando è rientrato nel circuito. La sensazione è che l’italiano sia eccezionale nell’imporre un ritmo forsennato da fondo campo senza commettere tanti errori, invece lo spagnolo è mentalmente superiore nei momenti di maggiore tensione.”