LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
07/06/2010

Schiavone a cuore aperto

Schiavone a cuore aperto

 

di Roberta Lamagni - foto Fabrizio Stipari

 

Per tutti è la “Schiavo”, la “Leonessa”. Per gli appassionati sportivi è la ragazza simbolo del tennis azzurro, un autentico personaggio, di quelli rari, capace, in un periodo di ombre per il nostro sport, di riportarlo agli onori della cronaca insieme alla compagna d'avventura Flavia Pennetta. Merito delle imprese tennistiche, certo, con due vittorie e una finale, nella massima manifestazione internazionale a squadre, la Fed Cup. Ma anche grazie a qualità “extrasportive”, quel carattere così forte, deciso, al limite dell’ostinazione, quella totale noncuranza delle convenzioni, risultato di una schiettezza e di un carisma innati.

 

Qualcuno la ricorderà forse in una apparizione televisiva a “Striscia la notizia”, ad affrontare la consegna del Tapiro d’Oro per una esternazione in campo “poco consueta”: spigliata, divertente, reattiva alle battute di Staffelli come a una risposta alla prima di servizio. Del resto Francesca Schiavone è così: o si odia o si ama. Una straordinaria combattente in campo, una che non si tira indietro davanti alla fatica, alla sofferenza, ma che anzi affronta ogni ostacolo con il sorriso, perché lo ritiene indispensabile alla sua crescita come atleta. Ci aveva fatto sognare nel 2006 raggiungendo l’11a posizione nel ranking mondiale, come nel 2001 con i quarti di finale al Roland Garros o nel 2003 agli US Open. Poi una frenata, 20 posti persi in 6 mesi. Un passaggio buio in una carriera così luminosa fino a quel momento. “Piuttosto naturale per chi gioca ad alti livelli”, rassicura lei, “una pausa è necessaria dopo anni consecutivi di crescita”.

 

E in effetti, puntuale, ecco la ripresa. Il primissimo acuto in carriera in un torneo Wta e tanta grinta, tanta voglia di rialzare la testa, tante motivazioni da esprimere e “consumare” nella dura preparazione invernale. Noi l’abbiamo incontrata tra una pausa e l’altra di un allenamento a San Floriano, nelle vicinanze di Verona. Provata dalle fatiche della mattina, ci ha rivolto una sola raccomandazione: “Iniziamo subito perché poi andiamo a pranzo, ho già il buco nello stomaco”. Non sapeva ancora, povera Francesca, che la nostra chiacchierata si sarebbe protratta molto, molto a lungo...

 


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