LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
25/04/2010

Ritratti - Rafa, il Galattico

Ritratti - Rafa, il Galattico

 

di Fabio Bagatella - foto Ray Giubilo

 

In Spagna quando si parla di “galacticos” si pensa subito al Real Madrid. Vi è però un altro noto sportivo iberico, molto tifoso delle “merengues”, che può definirsi egualmente galattico, non foss'altro perché un asteroide è stato battezzato proprio con il suo nome: Rafael (Rafa) Nadal. A un anno di distanza dal suo ultimo trionfo nel circuito, dopo due infortuni e molti bocconi amari, l'arrivo della terra battuta europea ha ridato il sorriso al maiorchino. Sul “rosso” è sempre l'ex leader mondiale l'uomo da battere.

 

Il 3 giugno 1986 è una data molto importante per gli abitanti di Manacor, secondo centro dell'isola di Maiorca. La signora Ana Maria Parera, consorte di Sebastiàn Nadal dà alla luce il loro primo genito, Rafael. Comincia così la storia di uno dei tennisti più forti di tutti i tempi: Rafa Nadal. Non sono però né mamma Ana Maria, né papà Sebastiàn - che si occupa della “vetreria” di famiglia oltre a dirigere un ristorante - ad avviare il figlio al mondo della racchetta, bensì uno dei suoi zii con il pallino del tennis, Toni Nadal. 

 

A soli tre anni Rafa impugna la sua prima racchetta ma prima che il tennis diventi ufficialmente il suo destino agonistico deve confrontarsi con l'agguerrita concorrenza di un altro sport: il calcio. Il piccolo Nadal pare infatti essere portato per entrambe le attività. Se a ciò si aggiunge che un altro zio di Rafael, Miguel Angel Nadal, è un calciatore professionista capace di vestire la maglia di Maiorca,  Barcellona e nazionale spagnola, il “dilemma” del giovane Rafael pare più che comprensibile.

 

Quando Sebastiàn Nadal invita espressamente il figlio a fare una scelta per non togliere troppo tempo allo studio, Rafa ha 12 anni. Su consiglio di zio Toni che lo segue in tutto e per tutto da sempre, si è trasformato da naturale destrorso a “sinistro costruito” per approfittare al meglio delle rotazioni mancine, ha modificato il dritto bimane con un diritto a una mano più incisivo ed ha già vinto diversi campionati spagnoli ed europei nelle varie fasce d'età. Calcio o tennis dunque? Nadal opta per la seconda alternativa un po' per lo “zampino” di zio Toni, un po' perché il calcio lo avrebbe gioco forza obbligato a lasciare in breve tempo la “sua” Manacor.

 

A 14 anni è comunque la Federtennis spagnola a “chiamare a rapporto” il maiorchino: è giunto il momento che Rafa lasci l'isola delle Baleari per potersi allenare al meglio in quel di Barcellona. La risposta della famiglia Nadal: no grazie. Ai timori che un trasferimento così precoce nella realtà catalana possa incidere negativamente sul futuro del quasi adolescente Rafa, si aggiunge la netta presa di posizione di zio Toni: “Non serve andare in America o in altri posti per essere un buon atleta. Ci si può riuscire anche restando a casa propria.

 

Non importa se ciò significa meno “aiuti” da parte della Federazione, neppure che la famiglia Nadal si sobbarchi quasi in toto i costi della crescita tennistica di Rafa, ciò che realmente conta è il duro lavoro per un obiettivo: la costruzione di un campione. Sotto le ferree direttive di zio Toni, il maiorchino non sgarra: sudore, sacrifici e soprattutto “disciplina”, dentro e fori dal campo, perché non basta aver talento ed allenarsi per diventare il migliore. Serve dedicarvi anima e corpo affinché l'attività agonistica si fondi indissolubilmente con la vita di tutti i giorni.

 

Che Toni Nadal abbia tra le mani un vero campioncino lo si nota comunque in fretta. Nel 2002, poco più che 15enne è già professionista, ad aprile il torneo di Maiorca gli concede una wildcard: Rafa non delude e a 15 anni e 10 mesi vince il suo primo incontro ATP contro Delgado (81). Nell'era Open solo otto Under 16 sono riusciti in una simile impresa. Due anni dopo, nemmeno ventenne, può già festeggiare il primo titolo ATP sul rosso di “Sopot” e l'ingresso tra i migliori 50 giocatori al mondo. 

 

E' proprio la terra battuta che diviene, dal 2005, il suo “feudo” personale. 26 dei suoi 37 sigilli ATP si registrano proprio sul “rosso” tra cui sei trionfi a Montecarlo, cinque a Barcellona, quattro a Roma e al Roland Garros. Il record di 67 vittorie consecutive sulla terra firmato da Guillermo Vilas nel lontano 1977 è frantumato: Rafa ne infila 81 dalla sconfitta dei “quarti” di Valencia 2005 (contro il Andreev, 47) a quella nella finalissima del Masters Series di Amburgo 2007 (contro Federer, 1)

 

Il confronto al vertice tra il talento “naturale” di Roger e quello maggiormente “costruito” di Rafa costituisce ormai da qualche anno una rivalità tennistica tra le più interessanti di tutti i tempi. Il lungo inseguimento di Nadal alla vetta dell'ATP Nadal si conclude nel 2008 quando, nel suo anno magico, riesce finalmente a scalzare il rivale.

 

Prima della leadership mondiale il maiorchino sale agli onori della cronaca per un altro progetto, coltivato da molto tempo: la “Rafa Nadal Foundation”. Si tratta di un organizzazione benefica, presieduta dalla madre del tennista, volta ad aiutare giovani e bambini che vivono in condizioni disagiate con particolare riguardo ai minori diversamente abili e alla loro integrazione all'interno della società.

 

E' dal Roland Garros di quell'anno, vinto senza perdere nemmeno un set, che parte la rincorsa del maiorchino al trono del tennis mondiale ma è sostanzialmente l'erba di Wimbledon, proprio la superficie prediletta dal suo eterno rivale, a consegnargli la corona dell'ATP.  L'epica finale di Londra in cui esulta 9-7 al quinto set rimane una pietra miliare, “immortale” nella storia del torneo londinese. Dopo Rod Leaver e Bjorn Borg anche Rafa Nadal può fregiarsi del titolo di campione del rosso parigino e del verde londinese nella medesima annata (ai tre si è aggiunto Federer l'anno scorso).

 

Il 2008 è però anche l'anno olimpico: l'oro di Pechino giunge puntuale come ciliegina sulla torta di una stagione letteralmente straordinaria. Dopo aver conquistato lo Spazio grazie all'osservatorio astronomico di Maiorca che gli “dedica” un asteroide tra Marte e Giove ed essersi meritato - primo tennista maschile di sempre - il prestigioso premio “Principe delle Asturie”, manca solo uno Slam sul cemento al suo ricco palmares per la definitiva legittimazione del suo trono mondiale.

 

Detto-fatto giunge ad inizio 2009 il trionfo di Melbourne. Rafa fa così il suo ingresso ufficiale nel ristrettissimo “club” dei grandissimi, capaci di vincere un Maior su tutte e tre le superfici. The King of clay (il re della “terra”), come era abitualmente soprannominato, diventa a tutti gli effetti the King of ATP (il re dell'ATP). Quando il circuito maschile sembra aver trovato il suo nuovo padrone, è la sorte avverso che sconvolge nuovamente i piani dello spagnolo.

 

Prima l'inattesa sconfitta al Roland Garros negli ottavi contro Soderling (25), poi il problema al ginocchio che lo costringe a uno stop di circa due mesi impedendogli tra l'altro di difendere il successo di Wimbledon, quindi il rientro tra mille dubbi e difficoltà, un nuovo infortunio e - “dulcis in fundo”- l'uscita dopo quasi cinque anni dal podio ATP. E' il primo periodo realmente critico della sua carriera agonistica e dura poco meno di un anno.

 

Aprile 2010: inizia una nuova stagione sulla terra battuta che da cinque annate ha sempre un unico dominatore, Rafael Nadal. Anche quest'anno nessuna eccezione: a Monte Carlo il maiorchino “suona la sesta”, a Barcellona decide di rinunciare per non “sforzare” troppo, ma a Roma ci sarà e partirà in pole-position. I 14 miseri giochi concessi in 5 incontri agli avversari nel Principato monegasco sembrano un messaggio molto chiaro. A poco meno di un anno dal suo ultimo trionfo al Foro Italico, il “buon vecchio” Rafa è finalmente tornato...

 


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