27 marzo 2010

Ritratti - Ivan Ljubicic

Ha vinto il torneo più importante in carriera a 31 anni compiuti stabilendo un record. Signore e signori, la storia del croato più italiano che ci sia...

Intro

di Fabio Bagatella - foto Getty Images

 

C'è un bel pezzo d'Italia nella rimarchevole carriera di Ivan Ljubicic (Ljubo per gli amici). Il croato, che ha vissuto dal 1992 al 1995 in Piemonte ed è seguito dal 1997 da Riccardo Piatti, ha “combattuto” sin da ragazzo per ritagliarsi un piccolo posticino nell'elite tennistica internazionale. Con umiltà, sacrificio ed intelligenza ci è riuscito. Per i suoi 31 anni niente pensione, bensì un regalo indimenticabile: il primo urrah in un torneo Masters 1000. La corsa di “Ljubo” riparte dalla “freschissima” vittoria di Indian Wells. Due i propositi per il futuro: un nuovo anno da top 10 e Londra 2012.

 

Ivan Ljubicic nasce il giorno della Festa del Papà del 1979 a Banja Luka, il secondo centro della Bosnia Erzegovina. Il padre Marko, di origini croate, è elettricista. La madre Hazira, bosniaca, casalinga. A 9 anni Ljubo inizia a giocare a tennis. A 13, nel maggio 1992, deve fuggire in Croazia con la madre e il fratello maggiore Vlado per lo scoppio della guerra in Bosnia Erzegovina. Il padre invece è costretto a rimanere a Banja Luka. Trascorrono sei mesi interminabili in cui i contatti col capofamiglia sono pressoché nulli. A novembre finalmente la famiglia Ljubicic si riunisce ma è già tempo di ripartire. Nell'aprile del 1993 è proprio la passione di “Ljubo” a consentire ai Ljubicic di trasferirsi in Italia. E' il circolo Le Pleiadi di Moncalieri presieduto da Carlo Bucciero (oggi consigliere nazionale FIT) ad accoglierli. Nei tre anni che seguono il giovanissimo Ljubicic cresce molto, dimostrando di avere le potenzialità per diventare realmente forte. Nel 1995 opta per la nazionalità croata e l'anno dopo la famiglia Ljubicic decide per un nuovo trasloco, la destinazione non può che essere la giovane nazione croata e più precisamente il tennis Mladost di Zagabria.

 

Le qualità tennistiche del neo-croato Ivan Ljubicic non tardano a manifestarsi. A livello juniores nel 1996 raggiunge la finale di Wimbledon, l'anno dopo la semifinale all'Australian Open. Proprio nel giugno 1997 inizia il lungo e proficuo sodalizio con il coach Riccardo Piatti che dura tutt'ora. Il tecnico ialiano, dopo aver condotto molto vicino ai big Cristiano Caratti e Renzo Furlan, inizia una nuova avventura che gli regalerà altre soddisfazioni. La guerra ha fatto crescere in fretta il giovane “Ljubo”: Piatti si ritrova infatti ad allenare un ragazzo di nemmeno vent'anni con la testa sulle spalle, la consapevolezza di dover continuare a fare sacrifici per raggiungere l'agognato “posto al sole” e la volontà di arrivare per dare a se stesso e ai propri cari un futuro meno difficile. Per il coach azzurro significa così lavorare su di un terreno fertile ed estremamente ricettivo.

 

Nel 1998 il 19enne “Ljubo”diventa professionista: gradualmente ma inesorabilmente il duro lavoro paga. Non importa se gli altri sembrano più talentosi o fisicamente più esplosivi, il croato può contare sulla convinzione di sapere dove può arrivare, sulla sagacia di fare spesso la cosa giusta al momento giusto e sul suo servizio-bazooka che in molte occasioni gli ha letteralmente tolto le castagne dal fuoco. Arrivano i meritati successi (10 titoli Atp in 12 finali), la medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Atene 2004 (nel doppio con Ancic), la fantastica prima Coppa Davis regalata nel 2005 alla giovane nazione croata. L' anno d'oro è il 2006, con i “quarti” di Melbourne, la semifinale del Roland Garros e il terzo gradino del ranking mondiale. Manca solo il trionfo personale in un grande torneo. Giunge puntuale per i suoi 31 anni nel Masters 1000 di Indian Wells 2010. In meno di una settimana Ljubicic liquida tre top ten (Djokovic, Nadal e Roddick) e corona il sogno di alzare un trofeo tra i più prestigiosi dopo quelli dei quattro Slam. E pensare che fino a qualche mese fa si vociferava di un suo possibile ritiro: dopo gli infortuni e il calo fisico del biennio 2007-08 è stata la sonante vittoria a Lione dello scorso autunno a fungere da input per continuare e ritornare in alto.

 

Alla carriera sui campi da gioco “Ljubo” ha associato l'impegno deciso e costante per far sentire la voce dei tennisti professionisti in seno all'Atp. La sua avventura “politica” inizia nel 2002 nel Consiglio dei giocatori (Atp Player Council). Nel biennio 2004-2006 ne è il Vice-presidente, in quello successivo (2006-08) il Presidente. Nell'agosto 2008 viene eletto nell'Ufficio direttivo dell'Atp (Board of Directors) in qualità di rappresentante europeo dei giocatori. Era dai tempi di Paul Annacone (1993) che un tennista in attività non occupava una carica così importante nell'organigramma dell'Atp. Nel 2009 il croato tuttavia rassegna inaspettatamente le dimissioni. Come l'anno prima per la questione-Coppa Davis, Ljubicic capisce che se intende cercare di risalire la china sui campi da gioco deve per forza rinunciare a ogni surplus che gli ruba le energie ed il tempo che a 30 anni vanno centellinate. Anche in tale occasione “Ljubo” si dimostra avveduto ed estremamente conscio dei propri mezzi e soprattutto dei propri limiti. Dopo aver detto no alla nazionale, si ripete con l'attività politica. E' il suo amore per il gioco del tennis che lo reclama, gli dice che il suo peregrinare intorno al mondo quasi 365 l'anno non è ancora finito.

 

A 31 anni suonati, Ivan Ljubicic, marito felice (dal 2004) di Aida con cui ama praticare immersioni subacquee alle Maldive e padre del piccolo Leonardo di un anno e mezzo, ha ancora tanta voglia di divertire e divertirsi. Per appendere la racchetta al chiodo c'è sempre tempo... Ora, da numero 13 dell'ultimo ranking Atp (22 marzo 2010), i top ten sono nuovamente a un passo mentre i Giochi Olimpici di Londra (2012) non sono poi così lontani. Per il croato si tratterebbe della terza Olimpiade!

 

 


© 2010  “Il Tennis Italiano” - Tutti i diritti riservati

Anno per anno

di Fabio Bagatella - foto Getty Images

 

Nel 1996 e nel 1997, prima di diventare professionista, Ivan Ljubicic conquista i suoi primi punti ATP. Entra due volte nel main draw “casalingo” di Umago grazie a due wild cards e supera in ambedue i casi il match d‘esordio. Nel ‘96 usufruisce del ritiro di Carbonell (61) per poi racimolare tre games contro Kuerten (112). L’anno dopo batte Rybalko (346) cedendo poi a Portas (40). Nel frattempo la finale di Wimbledon (nel 1996) e la semifinale agli Australian Open (1997) lo portano sul secondo gradino del ranking juniores mondiale. Il tempo per il grande salto è arrivato.

 

Il 1998 segna il suo passaggio al professionismo. Inizia giocando nei circuiti minori: si aggiudica due satelliti in Croazia e raggiunge i “quarti” nei Challengers di Varsavia ed Edimburgo. Debutta anche in Coppa Davis. Dopo le due sconfitte contro i finlandesi guida la sua Croazia alla permanenza nel gruppo I Europa/Africa. Porta infatti a casa i tre punti (due in singolare, uno in coppia con Zovko) necessari per superare (3-2) i norvegesi. Conclude la sua prima stagione da pro al 293o gradino del ranking ATP.

 

Nel 1999 entra per la prima volta nei Top 100. Gli “ottavi” a Monte Carlo (lascia tre giochi a Kafelnikov, 3 per poi racimolarne quattro con Mantilla, 17), la semifinale di Umago (piega tre top 50: Zabaleta, Ruud e Hrbaty ma si ferma contro Norman, 30) e i “quarti” di Singapore (ko contro Tillstroem, 142 dopo aver domato Philippoussis, 22) gli consentono di chiudere una buona stagione come numero 77 del mondo. E’ l’anno anche del suo primo Slam, secondo turno all’US Open (out contro Van Lottum, 88).

 

Il 2000 non si discosta molto dalla stagione precedente consegnandogli comunque la leadership tennistica croata. I suoi best dell’anno sono le semifinali di Sidney (regola Safin, 24, Martin, 8 e Kucera, 17 arrendendosi al canguro Stoltenberg, 94) e di Baastad (out contro Norman, 2). Batte nuovamente Kafelnikov, 3 (a Marsiglia) che si vendica al primo turno del Roland Garros. Pure l’esordio agli Australian Open e a Wimbledon non sono fortunati: perde subito, rispettivamente contro Sekulov (133) ed O’Brein (192). Alle Olimpiadi di Sidney viene invece fermato al terzo turno da Kuerten (3). Giungono anche i primi buoni risultati in doppio: finale a Umago (con Zovko) e Lione (con Waite). A fine anno è 91o nel ranking mondiale.

 

Il 2001 lo porta tra i top 50. Raggiunge i quarti di finale in ben sette occasioni: Adelaide, Rotterdam, St Polten, Gstaad, Umago, e soprattutto nei due Masters Series statunitensi di Miami e Cincinnati. In Florida cede ad Agassi (3) dopo aver finalmente avuto ragione della “bestia nera” Norman (6), nell’Ohio impegna Hewitt (5) in tre durissimi set. A Lione si aggiudica il suo primo titolo ATP dove perde solo un set (al tie-break) superando tra gli altri Kuerten (1) e Safin (7) dopo aver annullato al russo anche un match point. In Coppa Davis conduce la Croazia nel Gruppo Mondiale proprio ai danni dell’Italia. Conclude una stagione decisamente positiva al 37o posto della classifica ATP. In doppio bissa (sempre con Zovko) la finale di Umago del 2000.

 

Nel 2002 si conferma stabilmente tra i primi 50 al mondo. Degni di nota le semifinali di Rotterdam e Gstaad ed i “quarti” ad Adelaide, Dubai, Umago e Tashkent. Sconfigge due top ten: Kafelnikov (4) sul veloce olandese e Ferrero (3) a Roma. Arrivano pure i primi sorrisi all’Australian Open e a Wimbledon: è sempre Ferreira (51) a stopparlo rispettivamente nel terzo e secondo turno. Manca l’acuto stagionale ma i buoni “piazzamenti” gli consentono di finire l’annata non lontano dal top (49).

 

Il 2003 ricalca molto da vicino la stagione precedente. Sono quattro questa volta le semifinali raggiunte: Milano, Dubai, Bangkok e Basilea (dove si toglie la soddisfazione di superare il beniamino di casa Federer, 3). Da registrare anche i quarti al Foro Italico (fuori contro Mantilla, 47 dopo aver dominato Coria, 16) ed il terzo turno al Roland Garros (suo best di sempre a Parigi). Chiude un’altra annata di buon livello al 42o gradino mondiale.

 

Il 2004 segna l’inizio della scalata verso i piani alti del ranking ATP. La stagione inizia subito nel migliore dei modi con la finale di Doha (ko contro Escude, 59 dopo aver regolato tra gli altri Grosjean, 10 ed Henman, 11). Giungono poi tre semifinali (due delle quali in tornei Masters Series). Ad Amburgo si arrende contro Coria, 3; a Madrid contro Nalbandian, 10 dopo aver sconfitto ancora Henman, 5 e J. Johansson, 11; a Indianapolis è invece Roddick, 2 a batterlo. Ai Giochi Olimpici di Atene si ferma al terzo turno (ko contro Dent, 28) ma in doppio (con Ancic) consegna alla Croazia una bellissima medaglia di bronzo. Sempre nel torneo di coppia raggiunge la finale a Metz (con Vico). Conclude l’annata al 22o posto del ranking ATP.

 

Nel 2005 irrompe nei top 10 e regala alla sua Croazia la Coppa Davis. E’ una stagione letteralmente straordinaria: due titoli ATP (Vienna e Metz) nello spazio di 15 giorni perdendo soli tre set (mai il servizio) e la bellezza di sei finali (Doha, Marsiglia, Rotterdam, Dubai, e i due Masters Series di Madrid e Bercy). Sottotono negli Slam (suo best il terzo turno all’US Open eliminato da Gasquet, 13), invincibile in Davis. Tra singolare e doppio si aggiudica 11 dei 12 incontri giocati nella competizione a squadre, solo John McEnroe nel 1982 seppe far meglio con 12 vittorie e 0 sconfitte. Il capolavoro è all’esordio quando a Los Angeles demolisce Agassi (9), guida Ancic nel piegare il doppio dei Bryan ed infine piega nel match decisivo Roddick (3). Arrivano poi le vittorie casalinghe contro Romania (4-1) e Russia (3-2) e l’apoteosi finale a Bratislava contro la Slovacchia. Unica pecca non esser riuscito a dare il punto decisivo per la vittoria finale croata. Sul 2-1 Croazia ha il match point ma perde 4-6 al quinto contro Hrbaty. Dopo aver fatto ad inizio novembre l’ingresso tra i primi dieci del mondo, partecipa al Masters di Shanghai. Esce però nel round-robin: domina Coria (6) ma viene sconfitto da Federer (1) e Nalbandian (12).

 

Il 2006 rappresenta il picco più alto della sua carriera. Se l’anno precedente è stato straordinario, il 2006 non è da meno. Tre nuovi titoli in bacheca, 2 finali e soprattutto i suoi best anche nei Maior che lo proiettano molto vicino alla vetta dell’ATP. Nei primi sette tornei dell’anno (fino a Monte Carlo) raggiunge sempre come minimo i quarti di finali: urrah a Chennai e Zagabria, finale a Miami (ko in tre tie-break contro Federer, 1 dopo aver schiantato in semifinale Nalbandian, 3) e “quarti” all’Australian Open (suo best di sempre a Melbourne), Marsiglia, Indian Wells e Monte Carlo. A Parigi giunge un altro grande risultato: cede in semifinale al futuro vincitore Nadal (2). E’ il suo miglior risultato in un torneo dello Slam sino ad oggi. Nella seconda parte della stagione le note positive proseguono: bis a Vienna senza perdere un solo set, finale a Bangkok (sconfitto seccamente da Blake, 9) e “quarti” a Gstaad, Cincinnati e Pechino. Il primo maggio per una settimana e a partire dal 14 agosto per due mesi tocca la sua miglior classifica di sempre: numero 3 al mondo. A fine anno si qualifica nuovamente per il Masters ma si ferma ancora una volta al round-robin: piega Nalbandian (7) però si arrende a Roddick (5) e Federer (1). Con un rimarchevole bilancio di ben 61 vittorie in 81 incontri disputati, conclude un’annata indimenticabile al quinto posto del ranking ATP.  

 

Il 2007 non è eccellente come l’anno prima ma gli consente egualmente di rimanere a ridosso dei big. Sono le due pesanti cambiali rappresentate da Australian Open e Roland Garros a incidere negativamente sulla sua annata e sulla sua classifica. A Melbourne cede all’esordio contro Fish (42), a Parigi è invece il nostro Volandri (34) a fermarlo dopo una lunga battaglia al terzo turno. Dopo lo Slam oceanico esce dai top 5, dopo i French Open anche dai top 10 e non vi rientrerà più. Si registrano comunque i trionfi di Doha e ‘s-Hertogenbosch (prima volta sull’erba), le finali di Zagabria e Rotterdam, le semifinali di Miami e Pechino ed i “quarti” di Indian Wells, Vienna e Lione. L’unico top ten sconfitto è Davydenko (3) sul duro olandese. A fine anno limita i danni: è numero 18.

 

Nel 2008 la discesa continua. Tormentato per buona parte della stagione da problemi alla schiena, i migliori risultati dell’annata sono la vittoria nel Challenger sudafricano di East London e la finale di Zagabria (ko contro la sorpresa Stakhovsky, 209). Degni di menzione pure le semifinali di Doha, Poertschach e specialmente gli ottavi al Roland Garros dove batte ancora Davydenko (4) prima di arrendersi alla distanza al beniamino di casa Monfils (14). Al termine di una delle sue stagioni più magre è molto vicino ad uscire dai top 50 (44).

 

Nel 2009 il trend negativo s’inverte. Dopo una prima parte di stagione difficile in cui raggiunge comunque tre volte i quarti di finale (Indian Wells, Monte Carlo e Madrid) precipita a fine giugno alla 72a posizione mondiale. Da qui inizia però la ripresa anche alla luce dei pochissimi punti da difendere. “Quarti” a Eastbiourne, Umago, Pechino, Shanghai e nono titolo ATP a Lione dove rispolvera il tennis dei tempi migliori lasciando agli avversari le briciole. E’ capace di sconfiggere cinque top ten (due volte Simon, Del Potro, Tsonga e Verdasco) risalendo il ranking fino al 24o posto di fine anno.

 

Il 2010 si è aperto alla grandissima. Dopo un avvio così così (fuori contro Karlovic, 39 al terzo turno dell’Australian Open; contro Lacko, 72 al secondo di Zagabria e contro Bennetau, 38 al primo di Rotterdam) c’è stato il cambio di marcia. A Dubai ha superato con autorità Tsonga (11) cedendo nei quarti al futuro vincitore e campione in carica Djokovic (2) dopo essere stato avanti di un set e un break. Ad Indian Wells si è regalato il 10 titolo ATP, il primo Masters 1000 della sua carriera a trentun’anni. In California è riuscito a sconfiggere tre top ten in una settimana: Djokovic (2) negli ottavi, Nadal (3) in semifinale e Roddick (8) nell’ultimo atto. Il recente trionfo gli ha permesso di guadagnare la 13a posizione dell’ultimo ranking ATP.

 


© 2010  “Il Tennis Italiano” - Tutti i diritti riservati

La scheda

a cura di Fabio Bagatella - foto Getty Images

 

Nome e cognome 

Ivan Ljubicic

Data di nascita 

19 marzo 1979

Età 

31 anni

Luogo di nascita

Banja Luka  (Bosnia Erzegovina)

Nazionalità

Croata

Residenza

Monte Carlo

Altezza

193 cm

Peso

92 kg

Professionista dal

1998

Gioco

Destro (rovescio a una mano)

Titoli ATP (singolo)

10 (2001: Lione; 2005: Metz, Vienna; 2006: Chennai, Zagabria, Vienna; 2007: Doha,

‘s-Hertogenbosch; 2009: Lione; 2010: Indian Wells Masters 1000)

Finali ATP (singolo)

12 (2004: Doha; 2005: Doha, Marsiglia, Rotterdam, Dubai, Madrid Masters Series, Parigi Masters Series; 2006: Miami Masters Series, Bangkok; 2007: Zagabria, Rotterdam; 2008: Zagabria)

Titoli ATP (doppio)

0

Finali ATP (doppio)

4 (2000: Umago con Zovko, Lione con Waite; 2001: Umago con Zovko; 2004: Metz con Vico)

Attuale classifica ATP (singolo)

No. 13

Miglior classifica ATP (singolo)

No. 3 (01 maggio 2006)

Attuale classifica ATP (doppio)

No. 91

Miglior classifica ATP (doppio)

No. 70 (16 maggio 2005)

Miglior risultato Australian Open (singolo)

 

Quarti di finale (2006)

Miglior risultato Roland Garros (singolo)

Semifinale (2006)

Miglior risultato Wimbledon (singolo)

Terzo turno (2006, 2007)

Miglior risultato US Open (singolo)

Terzo turno (2005, 2007)

Miglior risultato Grande Slam (doppio)

Quarti di finale (US Open:  2003 con Ancic, 2009 con Llodra; Australian Open 2010 con Gonzalez)

Miglior risultato Olimpiadi

Medaglia di bronzo nel doppio (Atene 2004 con Ancic)

Matches vinti/persi ATP+Grande Slam (singolo)

386/257

Matches vinti/persi

ATP+Grande Slam (doppio)

101/109

Matches vinti/persi Coppa Davis (singolo+doppio)

36/18

Allenatore

Riccardo Piatti

Guadagni totali in carriera

$8,786,405

Nicknames

Looby, Ljubo, Ljuban, Instrument, Legenda

Stato civile

Coniugato (con Aida, lo 08 novembre 2004; un figlio, Leonardo, nato lo 05 novembre 2008)

 


© 2010  “Il Tennis Italiano” - Tutti i diritti riservati

© RIPRODUZIONE RISERVATA