
di Fabio Bagatella - foto Ray Giubilo
Tra le grandi speranze tennistiche francesi, i nati nel 1986 sembrano quelli destinati a promettere di più e a mantenere, per il momento, di meno. Gael Monfils, detto La Monf, classe '86 come Gasquet, non è ancora riuscito a sfondare. Da poco più di un anno sempre a ridosso dei top ten, alla “pantera nera” del circuito sembra mancare ancora qualcosa per piazzare la zampata decisiva.
Cresciuto tennisticamente all'ombra dell' “enfant prodige” Gasquet, il 24enne parigino di origini caraibiche (papà Rufin è dell'isola di Guadalupe, mamma Sylviette è nata in Martinica) se non avesse impugnato la racchetta avrebbe probabilmente calpestato i parquet dell'NBA. La velocità di braccio, la rapidità nei movimenti, la grande esplosività sono le caratteristiche tipiche di un cestista, Gael le ha trasportate sul campo da tennis.
Tre quarti di Grande Slam junior concedendo in tutto due set e 700 posizioni scalate nel ranking Atp. Questo il biglietto da visita con cui nel 2004 il 18enne transalpino si presenta. Solo Stefan Edberg aveva fatto meglio completando l'en plein dei Major nel lontano 1983. Le premesse del vero campione sembrano esserci tutte e infatti il giovane Monfils prosegue spedito direzione vertice Atp. A 19 anni vince già il suo primo torneo (Sopot) e arriva molto vicino ai primi 20 giocando quasi sempre alla pari con i migliori.
Quando appare pronto per sbarcare tra i big giungono i primi problemi. Sono due gli “ostacoli” che gli impediscono di proseguire l'ascesa. Il suo tennis energico a tutto campo. Iniziano gli infortuni che investono indistintamente muscoli, tendini, e apparato scheletrico e soprattutto la lotta contro la sindrome Osgood-Shlatter (un'alterazione dell'accrescimento osseo in concomitanza con un prolungato stress meccanico. Malattia tipica degli adolescenti sottoposti ad intensi allenamenti che scompare con il completo sviluppo lasciando tuttavia strascichi dolorosi a carico di tutta la gamba interessata per ulteriori 2-3 anni). Il secondo “limite” di La Monf è rappresentato dall'aspetto “mentale”. Al francese capita spesso di “entrare ed uscire” dal gioco all'interno di una stessa partita.
Se i guai fisici gli precludono la possibilità di giocare una stagione agonistica in modo completo, i difetti di concentrazione ne abbassano notevolmente il rendimento riportando Gael relativamente lontano dal top nel biennio 2006-2007. E' un momento infelice in cui si alternano diversi allenatori e preparatori atletici con cui La Monf sembra non riuscire a trovare il feeling giusto. Nel 2008 l'apparente svolta: inizia il sodalizio con Roger Rasheed, già mentore di Hewitt tra il 2003 e il 2007, e si ritorna a correre. Nonostante ancora qualche infortunio di troppo, Monfils lavora duro agli ordini del sergente di ferro di origine libanese e a issarsi stabilmente alla soglia dei top ten. Il pubblico francese ne fa uno dei propri beniamini dopo i bei risultati al Roland Garros (semifinale 2008 e quarti l'anno scorso), il trionfo di Metz e la finale di Bercy (al termine della passata stagione).
Per la definitiva consacrazione, che sembra comunque nelle corde di Monfils, serve dell’altro. Patrice Dominguez, ex direttore tecnico della Federtennis transalpina, ha visto tanti giovani talenti ma nessuno con “il desiderio di arrivare” di La Monf. Il suo coach ci crede sostenendo apertamente che Gael è potenzialmente un top five. Nell'estate del 2008 quando iniziò la loro collaborazione Rasheed parlava così: “Nei prossimi due anni diventerà una bestia. Non è nemmeno lontanamente vicino a dove intendo condurlo io”. Il biennio sta per scadere, staremo a vedere...
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