Il problema al polso non è così banale: fermo da agosto, il giapponese è stato a un passo dall'operazione. Scongiurato l'intervento su suggerimento dell'ex medico della Clijsters, ha passato un mese di riabilitazione in Belgio e per un periodo ha colpito palle depressurizzate, con racchette più leggere. “Potrei tornare tra 2-3 mesi, non so”. Difficilmente lo vedremo in campo contro l'Italia.

Per ospitare l'Italia nel primo turno di Coppa Davis 2018, la federtennis giapponese ha scelto una città lontana dalle tradizionali rotte tennistiche: si giocherà a Morioka e va ancora bene, tenendo conto che gli azzurri arriveranno dall'Australia. Ma se la sede è una certezza, ci sono forti dubbi sulla presenza di Kei Nishikori. Il numero 1 giapponese è fermo dallo scorso agosto per un grave problema al polso, maturato mentre si allenava in vista del Masters 1000 di Cincinnati. Dopo un lungo silenzio, Nishikori ha parlato con la stampa giapponese e ha raccontato il suo calvario, peraltro senza annunciare la data del ritorno. Interpretando le pieghe delle sue parole, sembra complicato immaginarlo all'Australian Open. E tornare direttamente in Davis, dove si gioca al meglio dei cinque set, potrebbe essere complicato. Sceso al numero 22 ATP, Nishikori ha raccontato le sensazioni avute il giorno dell'infortunio. “Un dolore che non avevo mai sentito prima, è come se il polso di fosse staccato. I primi esami erano stati confortanti, mi avevano detto che mi sarei dovuto fermare per 3 settimane. Fu un sollievo, pensavo di poter restare negli Stati Uniti. Tuttavia, in seguito, diversi medici hanno ventilato l'ipotesi di un intervento chirurgico. E lì ho iniziato ad avere un po' di ansia”. L'autunno di Nishikori si è sviluppato tra uno studio medico e l'altro, compreso uno specialista in Belgio, lo stesso che anni fa si era occupato di Kim Clijsters. Quest'ultimo ha optato per un trattamento conservativo, evitando l'operazione.

ALTRI 2-3 MESI DI STOP
“Durante l'operazione ho imparato tante cose, su come muovere il corpo in un periodo di inattività”. Nishikori è rimasto in Belgio per circa un mese, effettuando la riabilitazione presso l'accademia della Clijsters. Tornato negli Stati Uniti, presso la IMG Academy, ha ripreso a colpire la palla con grande cautela. Non poteva utilizzare la solita racchetta, ma un attrezzo speciale del peso di 200 grammi, circa un terzo in meno rispetto al suo telaio abituale. Inoltre, tirava palle depressurizzate. Il recupero procede bene, ma c'è bisogno di tempo. “A volte sento ancora qualche fastidio muscolare e non è molto divertente”. Tuttavia, pur mantenendo la calma tipica dei giapponesi, ha più volte chiesto a medici e fisioterapisti quando avrebbe ripreso a giocare. “Mi hanno detto di non pensarci, il polso ha bisogno di tempo per guarire. Magari altri due mesi, o forse tre. Forse a gennaio o febbraio”. Insomma, la sua partecipazione in Davis è avvolta da un enorme punto interrogativo. Dovessimo scommettere ora, diremmo più no che sì. Per Fognini e company sarebbe una buona notizia: sul cemento giapponese, Kei sarebbe quasi inavvicinabile. In caso di sua assenza l'avversario più pericoloso sarebbe Yuichi Sugita, reduce da una stagione straordinaria, costellata dal primo titolo ATP. Dietro di lui una serie di buoni giocatori, ma ampiamente alla portata dei nostri: Taro Daniel (tornato ad allenarsi in Giappone dopo tanti anni in Spagna), l'eterno Go Soeda e il rampante Yoshihito Nishioka, pure lui fermo da marzo per un grave infortunio. In doppio dovrebbero giocare Yasutaka Uchiyama e il neo-acquisto Ben Mclachlan, scippato alla Nuova Zelanda e già schierato nello spareggio contro il Brasile. Ma senza Nishikori, è ovvio, sarebbe un altro Giappone. Ben più abbordabile.