LA RIVISTA IN EDICOLA - Febbraio 2012
05/09/2010

Blake ko: e ora Djoko pensa a Fish

Blake ko: e ora Djoko pensa a Fish

 

di Gabriele Riva - foto Getty Images

 

Quando in campo c’è un americano cambia tutto nell’Arthur Ashe Stadium. Per James Blake di fronte a Novak Djokovic, il catino è pieno e lo smangiucchiare distratto dei fan statunitensi diventa quasi sostegno. Le nuvole che spezzano il tramonto rossiccio sulla baia di Flushing minacciano l’arrivo dell’uragano Earl su New York City e annunciano la sessione serale del Day 6 degli Us Open 2010. Il mini plotone di quattro “eroi di casa” ancora in tabellone (JB più Fish, Querrey e Isner) verrà privato di un’unità da lì a tre set, lunghi meno di due ore.

Nonostante il fortissimo vento che smuove le magliette dei giocatori e trascina in campo fazzoletti e bicchieri di plastica dagli spalti, Nole va subito avanti 4-0. Il pubblico semi infreddolito resta fuori dal match, proprio come voleva il serbo, nonostante la presenza in forze del J-Block (il gruppo di simil-ultras più o meno assiduamente al seguito di James). L’esultanza di casa, quella per il primo gioco incamerato dal proprio beniamino, si fa aspettare per 20 minuti di match. Il diritto di JB funziona di colpo molto meglio: profondità, pesantezza e qualche vincente. Ma è un lampo, non una tempesta, così Djoko va avanti di un set senza quasi accorgersene. 6-1 in 22 minuti.

 

Il secondo parziale si decide al tie-break, proprio come in quell’unico precedente che ha visto i due sfidarsi: si giocava per la medaglia di bronzo all’Olimpiade di Pechino (anche allora vinse il serbo). Sotto di due mini-break, lo statunitense si riporta in parità con un recupero strepitoso su una smorzata che infiamma il quasi “sold out” dell’Arthur Ashe Stadium. Col pubblico dalla sua, JB ritrova coraggio, ma non fortuna né punti. Sul 5-4, Nole incanala il match verso casa grazie a un servizio vincente e a una solita spiattellata di rovescio di Blake lunga di qualche decina di centimetri. Nel terzo parziale il serbo va avanti di un break praticamente subito: basta e avanza per chiudere la pratica.

 

Un’oretta prima e qualche centinaio di passi in direzione est, era di scena l’avversario del serbo negli “ottavi”. Sull’Armstrong Stadium è finito in quattro abbracci e in cinque set l’impegno di Mardy Fish, altro “stellestrisce” a New York. Dopo il successo sul francese Arnaud Clement, il “Pesce” stringe idealmente a sé i quattro lati dello stadio. Lo fa dopo aver superato in cinque parziali il sempiterno transalpino, il cui tennis è molto meno fuori moda della bandana e degli occhialoni che indossa in campo. Mardy, fresco finalista - prima volta in un Masters 1000 - del torneo di Toronto dove è stato disilluso da Sua Maestà Federer, passa il turno dopo oltre tre ore e trenta di un match in cui è stato prima sotto di un parziale, poi sopra. Il 6-3 finale arriva grazie a un break ottenuto in avvio di quinto set difeso e tenuto in banca con un bel servizio solido (63% di prime palle in campo con cui ha ottenuto 68 punti su 92 nell’arco dell’incontro) e con un tennis “tough”, tosto, come raramente gli si era visto prima. Il 28enne originario del Minnesota si affaccia così agli ottavi di finale per la seconda volta in carriera. Due anni fa battè Gael Monfils per poi cedere a Nadal nei “quarti”. Intanto questa volta gli tocca un Novak Djokovic concentrato mentalmente, un po’ più efficace al servizio rispetto all’estate e già abituato a sbarazzarsi degli americani.

 

E’ invece un buon Jurgen Melzer quello che si sbarazza in tre set di Juan Carlos Ferrero. Sul Grandstand non serve molto di più per uno spagnolo messo “fuori squadra” dal vento. JCF ha fatto molta più fatica del suo avversario a trovare le distanze dalla palla e di conseguenza l’efficacia del suo gioco pulito e sensibile. L’austriaco dal canto suo ha sempre tenuto il diritto profondo e veloce, si è dimostrato lungo i tre set capace di saltare sopra la palla col rovescio bimane, bello a vedersi quanto performante nella maggior parte delle situazioni. Angoli ad aprire il campo e punti sono arrivati anche da lì, e la vittoria piuttosto netta e rapida si è costruita proprio sui fondamentali, oltre che con la solidità al servizio del semifinalista al Roland Garros. A fine match gli errori dello spagnolo saranno 35: mica pochi in un incontro da tre parziali e un’ora e 44. Ora, per l'austriaco, un ostacolo più grosso degli ingorghi che si formano all’imbocco del Midtown Tunnel sulla via tra Manhattan e Flushing Meadows nell’ora di punta. Roger Federer.

 

I RISULTATI

Novak Djokovic (SRB) b. James Blake (USA) 6-1 7-6 6-3

Mardy Fish (USA) b. Arnaud Clement (FRA) 4-6 6-3 6-4 1-6 6-3

Jurgen Melzer (AUT) b. Juan Carlos Ferrero (SPA) 7-5 6-3 6-1

 


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