LA RIVISTA IN EDICOLA - Maggio 2012
10/01/2012

Australian Open Story (1^ parte)

Australian Open Story (1^ parte)

di Daniele Rossi - foto Getty Images 

 

 

Introduzione

Il primo Slam stagionale si avvicina a grandi passi e quale occasione migliore per andare a rivisitare la gloriosa storia degli Australian Open?

Sicuramente il meno affascinante, certamente più povero di tradizione rispetto ai suoi tre "fratelli", il major australiano ha saputo però offrirci negli anni sorprese ed emozioni a non finire. Ha tenuto a battesimo grandi campioni, ne ha rivitalizzati altri in declino, ha dato il via ad imprese epiche e ha saputo regalare gloria imperitura anche ad illustri carneadi.

Per anni gli Australian Open sono stati l'anello debole della catena Slam. Una trasferta lunga e faticosa, il caldo soffocante e il ridotto prize money scoraggiava spesso e volentieri i giocatori di punta americani ed europei, facendo sì che per anni si trasformasse in una sorta di campionato nazionale.

Ciò almeno fino al 1987 quando coraggiosamente ma saggiamente, la Lawn Tennis Association of Australia decise di abbandonare l'ormai vecchio e logoro impianto con campi in erba di Kooyong, per il nuovo ed avveniristico Melbourne Park in cemento, con tanto di Rod Laver Arena dotata anche di tetto mobile in caso di pioggia o di caldo insopportabile. Grazie a questo rinnovamento gli Australian Open sono tornati a correre al livello degli altri Slam, trasformandosi anche in un terreno di conquista per leggende del tennis quali Andre Agassi e Martina Hingis.

 

Le Origini

La prima edizione ufficiale fu giocata nel 1905 al Warehouseman's Cricket Ground di Melbourne, ma fino al 1972 il torneo non avrà una sede fissa, alternandosi in varie città tra le quali Sydney, Adelaide, Brisbane e Perth. All'alba degli anni settanta si optò per la stabilità e la scelta ricadde sul Kooyong Lawn Tennis Club di Melbourne.

L'albo d'oro degli anni fino all'Era Open vede una chiarissima prevalenza degli atleti di casa, padroni indiscussi del seeding, con le interessanti eccezioni del francese Jean Borotra nel 1928, del britannico Fred Perry nel 1934 e dell'americano Don Budge nel 1938. Dal dopoguerra fino al '68 si vedono alternarsi alla vittoria i più grandi talenti della scuola australiana e non solo: il mitico Ken Rosewall vince il suo primo Australian Open nel 1953 (vincerà il suo quarto vent'anni dopo, nel 1973!), Lew Hoad nel 1956 e soprattutto Roy Emerson, che nel complesso ne vincerà ben 6 tra il '61 e il '67, approfittando però dell'assenza dei suoi rivali più accreditati che intanto muovevano i primi passi nel tour dei pro. Meno interessante l'albo d'oro del torneo femminile che avrà inizio solo nel 1922. Spiccano le sette vittorie consecutive della padrona di casa Margareth Smith Court tra il 1960 e il 1966 e l'ultima vittoria dell'era amateur nel 1968 di Billie Jean King.

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