di Stefano Semeraro
- 16 September 2020

Il cielo è azzurro sopra Roma. E se fosse l'anno degli italiani?

Dopo la clamorosa vittoria di Musetti su Wawrinka, e le rimonte di Caruso e Cecchinato nella seconda giornata agli Internazionali d'Italia, il Foro si riempie di emozioni

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Foto Ray Giubilo

Vivi giornate come quella di ieri e ti dici che quest’anno a Roma in fondo è bello esserci anche così, con le tribune vuote e l’impianto quasi deserto. Siamo pochi intimi, ma fortunati se possiamo assistere a questa giornata, illuminata dalla grinta di Caruso, dalla voglia di riscatto di Cecchinato. Dalla qualità di Musetti.

Oggi debutta Berrettini, tornano in campo sia Salva sia Sinner, sia Travaglia, e prima che la giornata parta ti gira per la testa un pensiero azzardato, che quasi hai paura a verbalizzare. E se fosse l’anno degli italiani? Chissà…

Di sicuro lo ricorderemo come l’anno in cui Musetti battè Wawrinka sul centrale. Per il punteggio, nettissimo, specie nel 6-0 2-0 iniziale, ma soprattutto per il modo. Un tennis a tutto campo, splendido, che non aveva paura di sperimentare, contro il rovescio più forte del mondo, tutto un repertorio di rovesci: bloccato, tagliato, in risposta, in cross. E poi palle corte assassine, lob calibrati, passanti decisivi. Prime di servizio efficacissime. Certo: anche qualche errore; e comunque guai a farsi morsicare dagli entusiasmi fuori scala. Ma exploit del genere, assaporati dal vivo, possono riempire quasi da soli una settimana. E suggerire che la filiera azzurra, da Musetti e Zeppieri, e Nardi, a Sinner, su fino a Berrettini, Caruso, Travaglia, Cecchinato, finalmente funziona: al di là dei risultati, più o meno entusiasmanti, nel metodo che la sostiene. Merito, anche dei coach che stanno dietro al Rinascimento italiano: Vincenzo Santopadre, Simone Tartarini, Riccardo Piatti, Paolo Cannova, Gipo Arbino, Simone Vagnozzi, Max Sartori e altri ancora.

Di Umberto Rianna, che da consigliori esterno, ma molto coinvolto, in questi anni ha saputo cementare la collaborazione fra Fit e privati e accompagnare, intervenendo dove serviva, la crescita dei ragazzi, e di Filippo Volandri, che da direttore tec nico di Tirrenia, rema finalmente dalla stessa parte. «Il bello», spiega Arbino, «è che siamo anche tutti amici, abbiamo formato un bel gruppo, tutti sono contenti dei successi degli altri». Una bolla azzurra, ma stavolta piacevole da abitare.

Non siamo più soli, anche dentro questi stadi vuoti.

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