Pegula, campionessa e imprenditrice

Jessica Pegula, sorpresa dell’Australian Open, viene da una famiglia molto nota negli States: il padre è un magnate da 5 miliardi di dollari, proprietario di una squadra di football e di una di hockey, e anche lei è già lanciata nel mondo del business. Ma con la racchetta sta diventando sempre più forte.

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Il patrimonio di papà Terry è stimato in cinque miliardi di dollari, frutto di una lunga serie di affari nel mondo dei gas naturali, dell’immobiliare e dell’intrattenimento, ma Jessica Pegula non si è mai accontentata di essere solamente “la figlia di”. Ha sempre preferito far parlare la racchetta, proposito che gli sta riuscendo particolarmente bene all’Australian Open: se nel maschile Aslan Karatsev ha stupito tutti arrivando in semifinale al debutto in un Major, nel femminile la sorpresa del torneo è lei. Negli otto Slam giocati in precedenza la 27enne di Buffalo aveva vinto tre partite in tutto, mentre a Melbourne di vittorie ne ha aggiunte altre quattro in un colpo solo. E che vittorie: prima due campionesse Slam come Victoria Azarenka e Sam Stosur, poi una ex top-10 quale Kiki Mladenovic e quindi una big come Elina Svitolina, superata in tre set agli ottavi. Successi che hanno attirato attenzione e curiosità su una giocatrice diversa dalle altre, con alle spalle una famiglia molto conosciuta negli Stati Uniti.

I Pegula sono molto attivi anche nell’universo sportivo: non nel tennis, bensì in football, hockey e lacrosse, grazie agli investimenti della Pegula Sports and Entertainment, la società fondata dal padre e da mamma Kim, originaria della Corea del Sud ma adottata a 5 anni da una famiglia americana. I due possiedono una squadra di NHL, i Buffalo Sabres, e soprattutto i Buffalo Bills, una delle più importanti formazioni di NFL, quel football che negli Stati Uniti rappresenta una sorta di religione. Basti pensare che per accaparrarsi la proprietà della squadra, nel 2014, il magnate Terry Pegula ha sborsato la bellezza di 1,4 miliardi di dollari, battendo al fotofinish la concorrenza di altri due personaggi molto noti come Donald Trump (poi Presidente degli Stati Uniti) e il cantante Jon Bon Jovi.

Foto Ray Giubilo

Jessica dagli affari di famiglia ha sempre preferito rimanere fuori per dedicarsi al tennis, anche se essendo nata con l’imprenditoria nel sangue e cresciuta in un ambiente estremamente votato al business, non ha potuto non compiere qualche passo in quella direzione. Nel 2016 ha aperto insieme alla sorella il ristorante The Healty Scratch, mentre l’anno seguente ha fondato il brand di cosmetici Ready 24, che dirige in prima persona. Tuttavia, la sua priorità è sempre rimasta il tennis, ancor di più da quando nel 2019 si è guadagnata la top-100 e ha vinto il primo titolo WTA, facendo enormi passi avanti. Con i quarti in Australia è già certa della top-50, ma fa bene a puntare più in alto. Il segreto della sua crescita, guidata da coach David Witt (in passato a fianco anche di Venus Williams) è dovuta in particolar modo a due aspetti: ha migliorato il servizio, rendendolo un colpo più incisivo, e soprattutto è cresciuta tanto dal punto di vista fisico. Rispetto al passato si muove molto meglio, e questo fa un’enorme differenza.

Dopo la sconfitta agli ottavi, Elina Svitolina ha elogiato le qualità della rivale, lamentando grandi difficoltà nel gestirne la palla piatta, che sui campi rapidi di Melbourne Park schizza un sacco. Una buona notizia in vista del quarto di finale contro Jennifer Brady, che ha lo stesso cognome della leggenda dell’NFL Tom (fresco di titolo numero 7 al Super Bowl e di conseguente sbronza virale sui social), ma nessuna parentela. La 25enne della Pennsylvania era già stata protagonista con la semifinale a New York, ed è parte integrante del buon momento del tennis a stelle e strisce, che ha portato ai quarti in Australia tre giocatrici. Oltre a loro c’è Serena Williams, già in semifinale, ma lei appartiene a un’altra categoria e anche – seppur faccia strano dirlo, visto che è ancora vincente – a un’altra epoca. Pegula e Brady, invece, giocano insieme fin da ragazzine, e negli ultimi mesi si sono stimolate a vicenda. “Non ne abbiamo mai parlato apertamente, ma lo sappiamo bene entrambe. Abbiamo attraversato difficoltà simile, ed è bello ritrovarci l’una contro l’altra”. In palio una semifinale Slam.

Foto Ray Giubilo

In passato, Jessica ha dovuto combattere con qualche infortunio di troppo, in particolare con un problema all’anca che l’ha obbligata ad andare sotto i ferri, lasciandola in un mare di dubbi. “Non ero nemmeno certa di voler tornare a giocare – ha raccontato –, invece dopo le difficoltà iniziali ho trovato grande forza d’animo. Non sono più giovanissima, ma sento di avere ancora tempo per recuperare il tempo perso”. Nei periodi più complessi, le sue attività imprenditoriali le hanno dato una bella mano: non potendo allenarsi ha dedicato più tempo sia al ristorante che alla linea di cosmetici, tenendo impegnata la mente in altri settori. “Mi è servito moltissimo – ha detto –, perché mi ha ricordata che non esiste solo il tennis, e nei momenti più duri e noiosi della riabilitazione le mie attività mi hanno permesso di pensare a qualcosa di diverso dall’infortunio”. Il football, che per forza di cose conosce come le sue tasche, le ha invece trasmesso la mentalità combattiva e la voglia di lottare su ogni palla. “Ho provato a ispirarmi ai ragazzi della squadra, copiandone l’atteggiamento positivo, la grinta e l’approccio agli incontri. Aspetti che possono diventare fondamentali anche nel tennis: a volte fanno il 90% di una partita”.

Per emergere, la tennista statunitense ha dovuto lottare anche col peso del cognome, che specialmente nei primi anni non è stato facile da gestire. “Quando ero più giovane – continua – mi infastidiva che si parlasse di me per la mia famiglia, ma poi ho imparato ad accettarlo. Cerco di trarne gli aspetti positivi”. Ma il tennis giocato no, quello deve rimanere qualcosa di suo e solo suo. “È il mio lavoro, la mia carriera. I miei genitori lo sanno e nelle questioni sportive non si intromettono mai”. Però la supportano comunque moltissimo: anche se hanno migliaia di affari a cui pensare, sono sempre i primi a mandarle un sms al termine degli incontri, tanto che dopo la vittoria sulla Svitolina, Jessica ha voluto ringraziare proprio loro, con un autografo speciale sulla telecamera. “L’avevo fatto per mia sorella – scherza –, quindi mio papà si aspettava che arrivasse anche il suo turno. L’ho accontentato: è stato molto felice”. Chissà a chi toccherà qualora dovesse battere anche la Brady: magari a quel cronista di football da 8 milioni di follower che nel postarne gli ultimi risultati su Twitter l’ha menzionata soltanto come la terzogenita del proprietario dei Buffalo Bills. Come l’ha presa lei? È corsa immediatamente a fargli presente che non è solamente “la figlia di”, ma anche una tennista professionista. E di quelle toste.


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